Cronaca/Europa/Inchieste

E io pago: tutti in vacanza a spese dell’Unione Europea per dire quanto fa male il fumo

(Valentina Princic per Libero quotidiano) – Estate. Tempo di vacanze, ma anche di febbrili riunioni per chi lavora nelle organizzazioni internazionali che hanno l’ abitudine di riunirsi nelle più ambite località di vacanza in giro per il mondo. Una vera sventura: girare i quattro angoli del pianeta in cerca di una spiaggia dove, tra un tuffo e l’ altro, raccontarsi di quanto faccia male accendersi una sigaretta…

E così, ai funzionari dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), dopo estenuanti meeting nelle acque cristalline delle Fiji e delle Maldive, con i primi caldi di questi giorni, è toccato spostarsi a Dar El Salaam, in Tanzania, per una fondamentale riunione «sull’ implementazione della Convenzione Quadro sul Controllo del Tabacco, volta alla tutela degli agricoltori impegnati nella tabacchicoltura».

Un meeting imperdibile, riservato sfortunatamente soltanto a Brasile, Cambogia, Colombia, Laos, Pakistan Zambia, Perù, Filippine, India, Giamaica, Libano, Messico, Myammar, Turchia e Zimbabwe, oltre naturalmente ai padroni di casa della Tanzania. Padroni fino ad un certo punto, visto che il meeting, circa duecento persone, è stato interamente finanziato dalla Commissione Europea.

Già, perché al danno di aver escluso dai lavori i coltivatori italiani, greci o spagnoli, che pure avranno qualcosa da dire sul futuro del loro lavoro nei campi, si è anche stavolta aggiunta la beffa di aver fatto ricadere sulle tasche dei cittadini europei un meeting che di globale ha avuto ben poco. Un gesto insomma molto generoso da parte dei burocrati di Bruxelles, se consideriamo che all’ evento nessun Paese membro dell’ Unione è stato nemmeno invitato.

Puro neo-colonialismo, insomma con la vecchia Europa a dettare l’ agenda sull’ uscio della porta, ma senza sporcarsi le mani. Il tutto per assicurarsi che le misure da adottare alla prossima conferenza mondiale, abbiano il supporto di tutti quei paesi, liberi sì, ma “sponsorizzati” dai Big 27 durante tutta la fase preparatoria.

Va così: negli anni della spending review, e delle minacce di commissariamento, le tasse dei cittadini italiani finanziano riunioni carbonare nei migliori resort del pianeta. Interrogati poi sulla loro (non) partecipazione al meeting africano, i membri della DIGI Agri (il “ministero europeo dell’ agricoltura”) hanno fatto sapere che la loro assenza in Tanzania è dovuta esclusivamente a “motivi di budget”. La forma insomma, è salva. La faccia un po’ meno.

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