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Il ritorno della voglia di votare

(di Arturo Diaconale – opinione.it) – Elezioni alla scadenza naturale della primavera del 2018? La previsione, data per certa dopo il procurato aborto del modello simil-tedesco della riforma elettorale, potrebbe rivelarsi totalmente sbagliata. Perché se è vero che il Consultellum, cioè la legge elettorale di tipo proporzionale frutto dei tagli e dei ritagli effettuati dalla Consulta all’Italicum, non subirà modifiche di sorta tranne l’adeguamento tecnico per il voto alla Camera e al Senato, non si capisce quale possa essere la ragione per rinviare le elezioni al prossimo anno. Il problema della legge di stabilità, che con le elezioni in autunno potrebbe essere a rischio a causa della instabilità governativa successiva al voto, è una motivazione che viene smantellata proprio dalla natura proporzionalistica del sistema elettorale in vigore. Con il modello simil-tedesco nessuno dei tre poli del sistema politico, centrodestra, Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle, avrebbe avuto la maggioranza e sarebbe stato in grado di formare un esecutivo stabile. Anche l’ipotesi di un governo fondato sulle larghe intese tra Pd e Forza Italia non avrebbe avuto i numeri necessari per andare oltre il cinquanta per cento.

Con il Consultellum, invece, l’assenza di uno sbarramento del cinque per cento apre la strada alla possibilità che le forze minori possano avere un minimo di rappresentanza parlamentare. E l’esistenza di tanti “cespugli” potrebbe favorire, come in passato, la nascita di governi di coalizione. Magari fondati su quella formula delle larghe intese che se limitata a Forza Italia e Pd non potrebbe avere i consensi necessari per formare il governo, ma se allargata ai gruppi minori o se caratterizzata dalla presenza dell’intero centrodestra motivato dalla necessità di fronteggiare l’emergenza nazionale, non avrebbero difficoltà a vedere la luce e assicurare stabilità alla legislatura.

Una considerazione del genere, accarezzata e perseguita dagli esponenti dei partiti minori, potrebbe portare a capovolgere la previsione sulle elezioni nella prossima primavera. Perché ad avere fretta di votare non sarebbero più solo i partiti maggiori, ma anche quelli che temono di avere vita solo fino a quando rimarrà in piedi il Governo Gentiloni. La voglia di votare potrebbe riscattare presto e riguardare tutti!

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