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Andrea Scanzi: sinistra al Brancaccio, dieci considerazioni sulla “Leopolda dei gufi”

(di – ilfattoquotidiano.it) – Domenica c’è stata l’adunanza della sinistra “vera” al Brancaccio di Roma, che qui chiamerò la “Leopolda dei gufi”. Ero stato invitato dagli organizzatori e avrei partecipato volentieri, se non fossi stato la sera prima al Premio Cimitile e la sera stessa al Trentino Book Festival. Avrei partecipato per curiosità e perché ho profonda stima di Tomaso Montanari, una delle persone più argute e garbate che conosca. Non conosco poi personalmente Anna Falcone, ma quello che propone è sempre lucido e apprezzabile. Avendo comunque seguito la giornata al Brancaccio, provo a buttare giù qualche riflessione.

1. Condivido interamente l’intervento di Tomaso, compresa la parte in cui ha demolito il comportamento pavido e spesso colpevole del centrosinistra italiano con Berlusconi. Tenendo conto che D’Alema era in prima fila, per dire queste cose servono le palle. E lui le ha. Altri, no.

2. D’Alema non ha parlato e per qualcuno non doveva neanche esserci. Ci sta. Ma in quel teatro c’erano figuri “de sinistra” non meno discutibili, anche se cari a certi ambienti antagonisti. Per dirne due: Vendola e Casarini. Non li trovo meno colpevoli di D’Alema. Ah: vale anche per Bertinotti e il bertinottismo, che ha fatto più danni della grandine. Nasci gramsciano e finisci ciellino: una prece.

3. Falcone e Montanari hanno detto che non vogliono rifare un Ulivo 2 (e ci credo), ma una sinistra nuova. Intento nobile: auguri. E’ stata proprio la “sinistra” a deludere di più negli ultimi anni, comprese (salvo rari casi) le esperienze tipo Lista Ingroia o Tsipras. Chi ci riproverà dovrà sconfiggere la naturale diffidenza che, a prescindere dalla bontà dei promotori, suscitano ormai tali iniziative.

4. Lo spirito (?) di Pisapia aleggiava sul Brancaccio. Giustamente Montanari ha detto che, il prossimo Primo Luglio, Pisapia dovrà dire una volta per tutte quello che desidera fare da grande (ovviamente non lo dirà). Su Pisapia ci sono due cose da dire. La prima è che il suo peso elettorale è oltremodo amplificato, per esempio da Repubblica: voi conoscete qualcuno su scala nazionale che voterebbe Pisapia, a parte Lerner o Vecchioni? Io no. La seconda è che Pisapia piace a Repubblica – e quindi al Pd renziano – in funzione di “accalappiatore”. Va cioè usato per abbindolare gli elettori di sinistra che non amano Renzi, ma che tramite Pisapia verrebbero portati a Renzi. In questo senso, Pisapia può essere un’immane iattura politica. Spetta solo a lui non esserlo. Nel frattempo, può smettere di porre veti su chi può stare e chi no nel progetto. Pisapia che fa veti è come Sturaro che va da Ventura e gli dice “Se convochi Bernardeschi io sto a casa”. Ecco, appunto: stai a casa.

5. Due parole mi sembrano (purtroppo) indicate per descrivere la Leopolda dei Gufi: litigiosità e ambiguità. Ovviamente non penso ai promotori, ma a molti soggetti coinvolti sì. Non solo Pisapia, che sull’ambiguità ci sguazza (e lo dico pur stimando la persona e pur avendo apprezzato molte cose del suo agire da sindaco). Sono ambigui anche Prodi, un altro che oggi vale elettoralmente come Paolo Mengoli nella storia del rock, ed Enrico Letta, garbato e preparato ma politicamente carismatico come il Puffo Maniscalco. E sono ambigui quelli di Mdp: sono anti-renziani o pur di vincere ci rifarebbero la pace?

6. Il punto di partenza di qualsiasi forza autentica di sinistra deve essere uno: mai con Renzi, perché Renzi è centrodestra. Montanari lo ha detto chiaramente. Renzi è il male della sinistra, perché travestendosi da “centrosinistra” in realtà lo spolpa con virulenza stolta e sanguinosa. Berlusconi (la bella copia di Renzi), Salvini e Meloni sono avversari dichiarati: Renzi è un trojan horse della sinistra, e quindi – sebbene di per sé valga meno di un Pokemon tontolone – doppiamente colpevole e insidioso.

7. L’altro punto di partenza della “nuova sinistra” deve (dovrebbe) essere un bombardamento napalm (metaforico, eh) di quasi tutta la vecchia nomenklatura. Basta con gli Scotto, i Vendola, i Mussi, i Casarini e gli Stocazzo. Ci avete provato (spesso neanche quello): ora basta.

8. Civati, uno che di questa nuova sinistra potrebbe essere protagonista, ha provato domenica a fare quello che non gli riesce quasi mai: spettinarsi. Civati è sempre uno che, anche quando dice cose forti, ha sempre l’aria di uno che ha appena smesso di prendere un tè in ciabatte con Corbyn. E questo non lo aiuta. Ieri ha attaccato i 5 Stelle: “Di Battista a 20 anni avrebbe votato questo M5S xenofobo?. Giusta provocazione, ma la risposta è facile: . Lo avrebbe votato. Per il semplice motivo che i 5 Stelle erano contro lo Ius soli prim’ancora di nascere. Mi spiego: nel 2008 scrissi un libro su Grillo, Ve lo do io Beppe Grillo, dopo i primi due V-Day. I 5 Stelle sarebbero nati un anno e mezzo dopo. In quel libro, ovviamente straordinario e profetico, dedicavo un capitolo intero a tutto ciò che non mi convinceva del Grillo politico. E al primo posto c’era (ma guarda un po’) proprio la sua ferma contrarietà allo Ius soli.

8 bis. Lo so, siete stupiti della mia continua lungimiranza. Anch’io. Ora però andiamo avanti.

8 ter. La contrarietà allo Ius soli e Ius cultuae è peraltro diffusa anche nel centrosinistra: lo era Sartori, lo è De Bortoli. Con ciò voglio dire che non esiste alcuna “svolta a destra” o “leghista” dei 5 Stelle: molto semplicemente, su questi temi Grillo (cioè i 5 Stelle) sono sempre stati a destra. Il “cambiamento elettorale per reagire alle amministrative” è una delle tante cazzate buttate là da molti editorialisti che non sanno di cosa parlano.

9. Alla Leopolda dei Gufi ha visto la solita litigiosità atavica. Temo ineliminabile. La contestazione a Gotor è una di quelle cose che, da sole, dimostrano perché la sinistra non vincerà mai in Italia. Mentre lei litiga, la destra ingoia tutti i rospi che può; si unisce, controvoglia ma si unisce; e vince. In scioltezza.

10. Appartengo, come milioni di italiani, a quella parte di cittadini che oggi sanno benissimo chi non votare: Renzi, Salvini, Berlusconi, Alfano (va be’). Se però si tratta di decidere chi votare, allora lì è il dramma. La scelta, e parlo a livello nazionale (a livello locale è un altro sport), è a oggi tra astensione, il buono che c’è nei 5 Stelle e il buono che potrebbe esserci in una forza (coesa e al contempo credibile) di sinistra. Non mi pare esistano altre strade anche solo minimamente accettabili. Sta a Falcone e Montanari convincere me, ma più che altro milioni di italiani, che l’opzione migliore sia la terza.

P.S. Onestamente non so se il Puffo Maniscalco esista.

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