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Caso Flixbus, quando il legislatore diventa un destabilizzatore

(di Stefano Magni – opinione.it) – È di nuovo calata la mannaia legislativa sul servizio di trasporti su gomma low cost Flixbus, dopo l’emendamento firmato dalla deputata pugliese del Partito Democratico Liliana Ventricelli, in linea con l’altro emendamento presentato mesi fa dai quattro senatori pugliesi del gruppo Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto (Tarquinio, Bruni, Perrone e D’Ambrosio Lettieri). La Commissione Bilancio alla Camera dei deputati ha approvato il nuovo emendamento all’interno della cosiddetta “manovrina” per mettere fuorilegge il servizio. Con il voto di fiducia in Senato, la norma anti-Flixbus è ora realtà.

Perché tanto accanimento contro un’impresa? Come già spiegato su queste colonne a inizio anno, FlixBus aveva introdotto una novità nel settore dei trasporti. Come spiegava a suo tempo l’analisi dell’Istituto Bruno Leoni, Flixbus ha reso molto più economico il trasporto su gomma, anche su tratte molto lunghe, perché è basato su una piattaforma on-line di prenotazioni. Il contatto fra cliente e trasportatore viene così facilitato e reso molto economico, mentre i costi di gestione sono molto più bassi, perché “nel modello Flixbus, autobus e dipendenti sono a carico delle aziende locali, integrate però in una rete più vasta, che pertanto beneficiano del marchio e della capacità di aggregazione di offerte di Flixbus”. Chi viene danneggiato da questo nuovo mercato? A far direttamente ricorso contro il concorrente sono le ditte di trasporti Marozzi, Liscio e Cotrab. A favore dell’emendamento anti-Flixbus ci sarebbe anche l’Anav stessa, l’associazione nazionale autotrasporto viaggiatori associata a Confindustria.

Come rilevava Il Fatto quotidiano, il presidente Giuseppe Vinella è infatti anche amministratore delegato di Sita Sud srl e consigliere delegato della Marozzi, due diretti concorrenti che operano sulle stesse rotte dei bus low-cost.

Ma c’è ancora molta confusione sotto il cielo. Infatti il Tar del Lazio, proprio in questi giorni, ha rigettato i ricorsi delle società concorrenti (Marozzi, Liscio e Cotrab) nei confronti di FlixBus: il tribunale amministrativo regionale ha confermato la piena legittimità e conformità alla normativa di settore delle autorizzazioni ministeriali che sono state rilasciate all’associazione tra imprese costituite tra FlixBus e le sue aziende partner. In questa situazione sospesa, ad Andrea Incondi, managing director di FlixBus Italia, non resta che commentare: “Ci chiediamo a questo punto come e quando si voglia intervenire per risolvere questo nuovo pasticcio legislativo. Siamo in attesa di iniziative concrete. Se c’è bisogno di ridefinire le regole, lo si faccia seriamente e su iniziativa istituzionale, in condizioni normali e di piena trasparenza. Ma è inaccettabile lasciare aziende, passeggeri ed investimenti stranieri in balia di un blitz legislativo di cui nessuno si riconosce la paternità, andando contro i pareri di Art e Antitrust”. È la destabilizzazione che crea sconcerto.

Per funzionare, il mercato ha bisogno di regole certe e durature. Fra cui le più durature di tutte: il rispetto dei contratti e il diritto di proprietà. Il caso FlixBus è l’ennesima dimostrazione che, in Italia, il legislatore svolge un ruolo di destabilizzatore, deliberato in questo caso. La condizione in cui un imprenditore straniero deve operare in Italia è ben sintetizzata proprio nel tweet postato da FlixBus nel giorno dell’approvazione al Senato della manovrina: “Siamo arrivati in Italia studiando la normativa. Non è bastato perché cambia continuamente. È un problema di credibilità” (comunicato FlixBus). Questo non vale solo per FlixBus, vale per chiunque voglia investire e lavorare nel nostro Paese.

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