Cronaca/Interno/Politica

Ma quali ballottaggi, Renzi è in vacanza

(Angela Mauro – huffingtonpost.it) – Non saranno le amministrative più importanti degli ultimi anni, i ballottaggi di domenica non sono certo così avvincenti come quelli dell’anno scorso a Milano, Torino e Roma, solo per fare due esempi. Però se il segretario del Pd non solo non si fa vedere in giro nelle città dove si vota ma addirittura se ne sta in vacanza con la famiglia, forse c’è qualcosa che non va. Le aspettative del Pd sono al minimo storico e dalla vacanza – “brevissima”, assicurano i suoi, per carità – Matteo Renzi prepara il discorso del giorno dopo: “E’ solo un voto locale”.

Il segretario prende le distanze da una tornata elettorale che in fondo non lo ha mai riguardato. La stragrande maggioranza dei candidati a sindaco non sono renziani. Molti di loro sono ricandidati e figli dunque un’epoca precedente a Renzi, vero. Ma molti altri non sono sindaci uscenti al secondo mandato, eppure non appartengono all’area del segretario, che li disconosce abbastanza. Vedi Genova o La Spezia, per fare solo due esempi. E succede anche che quando invece il candidato sindaco è renziano, come a Padova per esempio, può vincere solo con l’appoggio di un altro candidato di sinistra che per un pelo non è finito al ballottaggio al posto suo.

Sono le amministrative della risacca, dopo la sconfitta referendaria di dicembre, Renzi non pianta bandierine nelle città. Tutt’al più piazza una bandiera bianca.

Ma tra disinteresse d’obbligo e rassegnazione, mentre il segretario si intrattiene su Facebook con gli utenti parlando di tutto tranne che del voto nelle città, al Nazareno si aggrappano allo studio dell’Istituto Cattaneo, secondo cui le sfide di domenica prossima sono tutte apertissime. “All’incirca i due terzi dei ballottaggi di domenica si collocano in una situazione intermedia di incertezza riguardo all’esito del voto”, si legge nell’analisi dell’Istituto Cattaneo.

(Continua a leggere dopo la foto)

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Uno studio che però conclude così: “Il ‘combinato disposto’ rappresentato dalla riduzione dei consensi al principale partito del centrosinistra e dal meccanismo del ballottaggio (che tende ad aggregare le preferenze degli sconfitti in opposizione al partito tradizionalmente egemone) potrebbe intaccare, o ridurre significativamente, il dominio dello schieramento di centrosinistra nelle regioni in cui il suo radicamento continua ad essere più forte e duraturo”.

Renzi e i suoi sperano di farcela a Verona, dove però la candidata non è del Pd ma Patrizia Bisinella, fidanzata dell’ex sindaco Flavio Tosi, ex leghista. E anche Padova – dicono dal Nazareno – potrebbe riservare “buone” sorprese. Perché il candidato del Pd Sergio Giordani, imposto da Renzi e finito con il 29 per cento al primo turno contro il 40,35 dell’uscente leghista Massimo Bitonci, ha ottenuto l’appoggio dell’altro candidato di sinistra, Arturo Lorenzoni, uscito dal primo turno con quasi il 23 per cento dei voti. In sostanza Lorenzoni ha ‘rischiato’ di finire al ballottaggio al posto del candidato renziano. Ed è chiaro che se Giordani vincesse, questa sarebbe la vittoria di un campo largo di centrosinistra e non del Pd di Renzi. A Padova a fare campagna elettorale per Lorenzoni ci sono stati sia Giuliano Pisapia che il sindaco di Barcellona Ada Colau, due personalità distanti da Renzi: il primo di lontananza maturata, la seconda per radici politiche completamente diverse.

Sempre l’istituto Cattaneo assegna un margine di massima incertezza ai ballottaggi nelle regioni rosse: Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche. Ma anche Taranto, Oristano, la stessa Verona, La Spezia, Trapani, Lodi, Alessandria, Parma e Piacenza. E che dire di Genova? Il candidato del Pd è Gianni Crivello e i renziani non perdono occasione per sottolineare che “non è uno dei nostri”. Con Crivello si è fatto vivo Romano Prodi, per l’in-bocca-al-lupo, ma non Renzi. Emerso dal primo turno con il 33,39 per cento, domenica Crivello si scontra col candidato di centrodestra Marco Bucci, 38,80 per cento. Sfida aperta, ma se vincesse il Pd Renzi non potrebbe intestarsela.

Stessa storia a La Spezia, dove il candidato del centrosinistra è un socialista Paolo Manfredini, 25 per cento al primo turno. Contro di lui, Pierluigi Peracchini, sostenuto da una coalizione di centrodestra, 32,61 per cento al primo turno. “Se il centrodestra vincesse a Genova e La Spezia, sarebbe la coda lunga della vittoria di Giovanni Toti alle regionali di due anni fa”, dice una fonte renziana.

C’è una città che dà speranza a Renzi: L’Aquila. Qui c’è un candidato renziano, Americo Di Benedetto, 47,7 per cento al primo turno contro Pierluigi Biondi del centrodestra al 35,84 per cento. Ma anche qui, città terremotata, Renzi non si è fatto vedere.

Al Nazareno poi coltivano ambizioni anche a Belluno, ma qui al ballottaggio contro Paolo Gamba del centrodestra, non c’è un candidato del Pd, bensì Jacopo Massaro, sostenuto da liste civiche e piazzato al primo turno con il 46,19 per cento. Gamba ha chiuso con il 25,10 per cento, mentre il candidato del Pd Paolo Bello è finito in quarta posizione dopo la Lega nord, sfiorando il 9 per cento.

Meglio stare in vacanza che sul palco di un comizio elettorale a fare il tifo per una squadra che non è esattamente la propria.

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