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“Raggi di sòla”: di Marco Travaglio

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Qualche mese fa, quando la Procura di Roma annunciò la “Circolare Pignatone” per escludere dagli atti processuali le intercettazioni “manifestamente irrilevanti” dal punto di vista penale, subito ricopiata come prezioso incunabolo da altri solerti uffici giudiziari, ci preoccupammo non poco: vuoi vedere – ci dicemmo – che non potremo più sapere nulla di tutto quel materiale rilevante politicamente e moralmente che finora veniva depositato alle parti processuali? L’allarme crebbe quando pubblicammo la telefonata fra i Renzi padre e figlio sull’affare Consip, che ci pareva rilevante politicamente e anche penalmente (il babbo, dopo averlo sempre negato, non escludeva di aver incontrato Alfredo Romeo “al bar”, e il pargolo lo accusava di non aver detto la verità a un tal “Luca” che aveva tutta l’aria di essere l’indagato ministro Lotti). Ma ci fu spiegato da insigni magistrati ed egregi colleghi allergici alle notizie che basta, è uno scandalo, è ora di finirla di pubblicare roba penalmente irrilevante. Quello che ancora non sapevamo è che il nuovo Codice di Hammurabi valeva per tutti, fuorché per Virginia Raggi e i 5Stelle – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 24 giugno 2017, dal titolo “Raggi di sòla”.

Infatti da due giorni tg e giornali sono pieni di conversazioni, sms e messaggi in chat penalmente irrilevanti, depositati agli atti del processo per corruzione a Raffaele Marra e dell’indagine sulla sindaca di Roma per falso nella nomina di Renato Marra (fratello di Raffaele) a capo del Dipartimento Turismo e per abuso nella nomina di Salvatore Romeo a capo-segreteria. Sospirone di sollievo: almeno sulla Raggi si può continuare a sapere e a pubblicare di tutto e di più. Persino la telefonata del novembre scorso in cui Marra commenta con l’amica Concetta la sua intervista-autogol al Fatto e quella in cui insulta le deputate anti-raggiane dei 5Stelle, la cui rilevanza penale e attinenza col processo per la casa regalata 5 anni fa al dirigente dal costruttore Scarpellini non può sfuggire ad alcuno. Poi ci sono le intercettazioni che “inchiodano” la Raggi, come scrivono i giornaloni “garantisti”. “Telefonate roventi”, titola per tutto il giorno il tg di Sky, versione satellitare di Pd1, Pd2 e Pd3: insomma roba hard, “Quel gran pezzo della Virginia”. Altro che la notizia dei servizi segreti coinvolti nelle soffiate Consip (qualche trafiletto e via).

La prova regina. “Marra, una chat smentisce la Raggi. E Casaleggio le scriveva cosa fare”, titola La Stampa su 2 pagine (non una riga sugli 007 e Consip). La Raggi disse all’Anticorruzione di aver nominato Renato Marra in autonomia su indicazione dell’assessore Adriano Meloni.

Invece per i pm decise tutto il fratello Raffaele, capo del Personale. Ed ecco la “prova regina” de La Stampa: una chat vecchia come il cucco, in cui la Raggi contesta a Marra di non averle detto dell’aumento di stipendio legato alla promozione del fratello: cioè una sindaca discute col suo capo del Personale delle fasce retributive di un dirigente. E con chi dovrebbe parlarne? Con l’usciere? Con l’impresa delle pulizie? Se uno decide una nomina e s’informa sugli aspetti tecnici col responsabile Risorse umane, significa che la nomina l’ha decisa lui? Boh. Ma questo è il meno. Prima pagina de La Stampa: “Così Casaleggio istruiva la Raggi”. Dovendo pubblicare sul blog di Grillo un post della sindaca sull’emergenza abitativa, Casaleggio le dice di inserire una frase che faccia “capire se questi sono veramente nelle case… per emergenza abitativa”. Scandalo: “La sindaca della prima città d’Italia teleguidata” e “intimorita”. Dove andremo a finire, signora mia.

Il ruolo chiave. Pure il Corriere sfodera uno scoop mica da ridere: “Fino all’arresto, Marra ha sempre avuto un ruolo chiave in Campidoglio”. In effetti la cosa era piuttosto risaputa anche senza intercettazioni, trattandosi del vicecapo di gabinetto della sindaca e poi del suo capo del Personale. Ora però l’hanno scoperto anche in via Solferino. Ma c’è di più: “Anzi, era proprio la sindaca ad interpellarlo per tutte le scelte strategiche”: tipo le nomine delle risorse umane, di cui era il capo. Chi l’avrebbe mai detto. “E in una chat ammette candidamente di aver preso proprio con lui la decisione sulla nomina di Renato Marra”. Ah sì, e dove? Tenetevi forte: “L’11 ottobre l’allora vicesindaco Frongia chiama Marra per chiedere chiarimenti sulle modalità ‘per conferire un incarico dirigenziale’” (non a Renato, a un altro). E, quel che è più grave, “Marra gli fornisce i suggerimenti necessari”. Ora voi capite bene la gravità della situazione: il vicesindaco deve nominare un dirigente e a chi si rivolge? Mica al salumiere sotto casa, come farebbe un vicesindaco normale. No: al capo del Personale. E quello che fa? Anziché spedirlo dal pizzicagnolo, gli fornisce i suggerimenti necessari: roba da ergastolo. E non è finita. L’indomani Frongia richiama Marra: “Virginia mi ha detto di chiedere a te per capire meglio. Io non ho capito per quale motivo non si possono cambiare le deleghe (le sue, di Frongia, ndr) adesso, perché io ho ancora quelle vecchie e sto impazzendo. Perché dice che bisogna fare gli interpelli”. E Marra, luciferino: “Esatto, facciamo gli interpelli…”. Una vergogna. Infatti il Corriere titola scandalizzato: “‘Virginia mi ha detto di chiedere a te’: nelle chat il ruolo chiave di Marra”. Peccato che non si parlasse di Renato Marra, ma di Frongia. Però tutto fa brodo. E resta comunque lo sconcio di un capo del Personale che fa il capo del Personale (“19 promozioni decise da Marra”, roba da matti). Infatti com’è ora il sostegno di Casaleggio alla Raggi? “Freddo”. E come fa il Corriere a saperlo? I cronisti gli domandano “se la sindaca sia ancora appoggiata dal M5S” e lui risponde “Sì”. Ma non un “Sì” normale: “un sì flebile e molto laconico”. Di quei sì molto laconici usati comunemente “per indicare un appoggio gelido”. Ecco, non freddo: gelido.

L’ha saputo dai giornali. Secondo il Messaggero, “la promozione del fratello vigile non era stata comunicata al sindaco”: “Nomine, Raggi a Marra: ‘L’ho saputo dai giornali’”. Quale miglior prova che decise tutto il fratello Raffaele? Peccato che nelle intercettazioni si legga l’esatto contrario. La Raggi dice a Raffaele di aver appreso dai giornali non la nomina di Renato, fatta da lei (“Abbiamo detto che restava con Meloni”), ma il connesso aumento di stipendio. E, a conferma del fatto che la nomina l’ha decisa lei, Marra risponde: “Se può servire, puoi sempre revocarlo, così anche l’altro Marra paga per nulla: qualunque sarà la tua scelta, come sempre, la rispetterò”. Ma basta un bel titolo farlocco per trasformare una prova a discarico della Raggi in una a carico: è il garantismo caltagironico.

Caos Raggi. Su Repubblica torna la fortunata rubrica quotidiana “Caos Raggi”. Il “caos Raggi” di giornata è l’annuncio del l’assessore Colomban che, per motivi di salute e altri impegni, lascerà la giunta in autunno, com’è noto da dicembre (lo scrisse il Fatto). In cronaca di Roma, ecco le chat: “Tutti pazzi per Marra, l’eminenza grigia: pareri a Frongia, suggerimenti a Meloni, riserve su Raggi”. Si ripropone anche qui l’incredibile vicenda di un capo del Personale che si occupa del Personale. E non solo: Corrado Augias è passato da piazza del Popolo ed è rimasto “allibito” per la presenza di una misteriosa e inquietante “incastellatura mostruosa con decine di altoparlanti, apparati luminosi, torri di controllo”. Oddio, che sarà mai: un Ufo? No, il palco del Wind Summer Festival, concerto di musica pop trasmesso anche in tv e non organizzato dal Comune. “Dunque – tuona Augias – la sindaca, ignara di quali responsabilità i cittadini le abbiano incautamente affidato, pecca non solo per ciò che non fa, ma anche per ciò che fa”. Addirittura un concerto in piazza: via, son cose che non si fanno. D’estate, poi. “Ho telefonato ininterrottamente al 113, ai Vigili urbani e al Comune” per impedire lo scempio, ma niente: il concerto s’è fatto lo stesso. Prossima volta, chiedere prima ad Augias.

Ps. L’8 settembre 2016, per i 20 anni di Radio Capital, il gruppo Repubblica-Espresso organizzò il concertone “One night in Capital”. Indovinate dove? In piazza del Popolo. Fortuna che Augias quel giorno non passava di lì, se no erano cazzi.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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2 thoughts on ““Raggi di sòla”: di Marco Travaglio

  1. Spocchioso, quell’Augias, esponente della sinistra radical chic che non s’immischia col popolo brutto e puzzolente che non capisce nulla e continua a votare diversamente da come lui vorrebbe. Mi ricorda Re Giorgio.

  2. Stanno facendo un processo mediatico vergognoso alla Raggi solo perchè chiedeva dati al capo del personale prima di fare delle nomine. Solo in Italia può accadere.

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