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“Giornalismo innovativo”: di Marco Travaglio

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Siamo sempre così a corto di buone notizie che, quando ne arriva una, è meglio sottolinearla con la solennità che merita: “Giornalismo innovativo: ‘La Stampa’ sul podio”. Di chi questo titolo? Della Stampa, che ieri ha chiuso in bellezza le celebrazioni per i suoi 150 anni di storia comunicando di essere arrivata addirittura terza col suo “team” ai “campionati mondiali di giornalismo innovativo”, tenutisi a Vienna per premiare “le redazioni per soluzioni nuove, creative ed efficaci a specifici problemi editoriali”. Gonfi di orgoglio per l’ennesimo successo internazionale del quotidiano della Fiat, e ora anche di De Benedetti (non più Carlo: Marco), ingiustamente sbertulato dalla vox populi come “La Busiarda”, ci siamo inoltrati nella lettura di quello che da sempre è uno dei nostri quotidiani preferiti. Cercavamo notizie – lo confessiamo, siamo un po’ pervertiti – sulla chiusura-indagini a carico del sindaco pd di Milano Giuseppe Sala, svelata il giorno prima in esclusiva dal Corriere. Siccome due giorni prima era giunta una chiusura -indagini gemella, quella a carico della sindaca grillina di Roma Virginia Raggi e La Stampa le aveva dedicato l’apertura della prima pagina (“Abuso d’ufficio e falso: Raggi verso il processo”), eravamo certi che il celebre team, dal podio viennese del giornalismo innovativo, avrebbe confermato anche stavolta la sua proverbiale imparzialità – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 25 giugno 2017, dal titolo “Giornalismo innovativo”.

Grande è stato il nostro stupore nel non trovare l’atteso titolo di apertura: “Due falsi in atto pubblico e una turbativa d’asta: Sala verso il processo”. Anzi, di non trovare la parola Sala in tutta la prima pagina. È vero, la giornata era pregna di notizie ben più clamorose e imprescindibili, tipo “Oggi l’allarme ondate di calore”, “Caldo e look, due mondi inconciliabili”, “Le balene pedinate col Gps”, “Nell’oasi dove i frati fanno marmellate”, “Sorel: che noia essere bello, ora farò l’odioso”, “New York, cambia lo shopping tra vintage e outlet”. E niente, mancava proprio lo spazio per il sindaco di Milano. Che – lo ricordiamo, non essendo per nulla innovativi – rischia il processo non per i fatti gravissimi della Raggi (una nomina convalidata da Cantone e una frase detta su un’altra nomina), ma solo per aver truccato l’appalto più grande di Expo per favorire un’impresa al posto di un’altra. Una non-notizia, giustamente confinata a pag. 11 in basso a destra. Un quarto dello spazio dedicato ai veri fatti del giorno: “I veleni di Marra al telefono: ‘Virginia non ha le palle’” (accusa che costerà presto alla Raggi una nuova imputazione per millantata virilità) e “Allarme caldo in 10 città”.

Si badi bene, solo in 10 città: in tutte le altre o fa un freddo porco, oppure si dà irresponsabilmente per scontato che d’estate faccia caldo. È una vera sfiga che i mondiali di giornalismo innovativo fossero appena finiti: ancora 24 ore e, con questa prima pagina, La Stampa non arrivava terza, ma prima. Come minimo.

Non che il giornalismo innovativo sia un’esclusiva della Stampa, anzi. Da quando Elkann e De Benedetti sono saliti all’altare malgrado la differenza di età (come Macron e Brigitte), con affettuosi scambi di quote e di direttori, anche Repubblica ne risente per contagio. Infatti mercoledì apriva con uno squillante: “Falso e abuso, Raggi verso il processo”. Ieri avrebbe potuto fare altrettanto col sindaco di Milano. Ma sarebbe stato giornalismo antico e pure monotono: non innovativo, ecco. Così Repubblica ha deciso di non scrivere una riga in prima pagina su Sala. Poi però deve avere scoperto che lo faceva anche La Stampa, e allora ecco un surplus di innovazione: zero tituli su Sala e ben due sulla Raggi. Massì, abbondiamo, abbondantis abbondandum! “Marra: ‘Raggi più principessa che sindaca’” (presto la nuova accusa di millantato credito) e “Il falso mito del dilettantismo” (vibrante intemerata contro il M5S incapace di governare: mica come gli altri, capacissimi di indebitare Roma per 15 miliardi, Torino per 3, l’Italia per 2.270).

Ma, si sa, a far a gara a fare l’innovativo, troverai sempre uno più innovativo che ti innova. Tipo il Messaggero: nessun titolo in prima su Sala e due sulla Raggi, come Repubblica. Ma con un quid d’innovazione in più: uno dei due titoli è falso. “‘Marra gestì la nomina del fratello’. Così Romeo smentisce la Raggi”. In realtà Romeo non smentisce una cippa: la Raggi rivendica a sé e all’assessore Meloni la valutazione e la scelta di Raffaele Marra alla direzione Turismo; Romeo dice che Raffaele Marra, “da direttore Risorse umane, diede concreta attuazione a tutta la procedura di interpello voluta da Virginia Raggi che ha portato, tra l’altro, alla nomina di Renato Marra sotto Meloni”. L’interpello riguardava la rotazione-promozione di decine di dirigenti disposta dalla Raggi: Marra eseguiva e forniva i pareri normativi e tecnici, come tutti i capi del Personale del mondo. Fantastico poi il titolo del Messaggero a pag. 7, innovativissimo: “L’avvocato di Grillo: ‘Se Virginia patteggia, M5S le toglie il simbolo’”. Siccome la Raggi ha già smentito propositi di patteggiamento, con la stessa logica si potrebbe titolare: “L’avvocato di Renzi: ‘Se Sala svaligiasse una banca, il Pd sarebbe perplesso’”. Per fortuna, oltre al Fatto, anche il Giornale e Libero, ben poco innovativi, sbattono Sala in prima pagina. Ma solo per assolverlo. Sallusti: “Sala non è la Raggi e l’efficienza non è reato”. Giusto: truccare appalti non è reato, è efficienza. Senaldi (Libero): “Indagano Sala perché ha fatto l’Expo”. Come dire, per il medico che squarta i pazienti: “Lo indagano perché fa il chirurgo”. O, per il marito che ammazza la moglie: “Lo indagano perché s’è sposato”. L’Unità è momentaneamente in ferie: la sostituiscono il Giornale e Libero.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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One thought on ““Giornalismo innovativo”: di Marco Travaglio

  1. In Italia ci saranno 4 o 5 giornalisti veri; gli altri sono solo servi prezzolati della cricca che campa sulle spalle degli onesti lavoratori. Purtroppo gli astenuti al voto credono a tutte le cazzate che questi raccontano e rafforzano il peso di chi vota per interessi/favori personali e non collettivi.

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