Cronaca/Interno/Politica

Berlusconi teme i colpi di testa di Renzi

(Ugo Magri per La Stampa) – Nemmeno nei suoi sogni più voluttuosi la destra poteva augurarsi un tale rientro in partita. Silvio Berlusconi e Matteo Salvini avrebbero messo dieci anzi cento firme sotto la conquista di Genova la «rossa». Figurarsi con quale soddisfazione sono stati accolti i primi exit-poll di stanotte, con la cattura di 15 città, da Catanzaro a Verona passando per L’ Aquila e la sola debacle di Lecce. Gode il mondo berlusconiano, con il Cav che oggi canterà vittoria.

Ne anticipale note Renato Brunetta in versione Bob Dylan: «The Times they are a Changin’», annuncia euforico, «i tempi stanno cambiando grazie al nostro protagonismo sul referendum e alla congiuntura economica più favorevole, che frena l’ antipolitica». In giornata si farà sentire pure Salvini, con un discorso al Consiglio federale leghista. Pure lui tenterà di accaparrarsi i meriti, che andrebbero perlomeno divisi con il vero grande protagonista di questa fase, Giovanni Toti.

Gli occhi sono puntati tutti su di lui, che nei giorni scorsi si mordeva la lingua dinanzi a certe provocazioni berlusconiane (per esempio quando Silvio manifestava l’ intenzione di coinvolgere nel futuro governo vecchie glorie come Montezemolo e Frattini), ma ormai non sente più l’ obbligo di trattenersi.

SE SI SCATENANO GLI ISTINTI

Il rischio che Toti o Salvini rispondano al Cav è elevato, sebbene Niccolò Ghedini stia prodigandosi per il disarmo. Per cui il vero punto di domanda è se riuscirà il centrodestra a capitalizzare il frutto della buona sorte, oppure sprecherà tutto rendendo amaro il trionfo. In molti temono adesso lo scatenarsi degli istinti animali, dei personalismi, delle rabbie mal represse. L’ esperto Maurizio Gasparri sente aria di resa dei conti e predica buonsenso: «E’ il momento di mostrarsi saggi. Dal voto emerge una spinta positiva per la coalizione di centrodestra, da assecondare con equilibrio».

In fondo è vincitore a Genova «non un leghista con l’ elmo e le corna, ma un manager moderato come Bucci, idem altrove». Segno che la «lezione» di Genova si può leggere in mille modi. Per esempio, Anna Maria Bernini vede il centrodestra di nuovo vincente in futuro, a patto che resti unito e «sappia esprimere una cultura di governo» (traduzione: sbagliato limitarsi a cavalcare nelle steppe della protesta).

SCONTRO GENERAZIONALE

Il paradosso è che proprio la smania di mettere le mani sul bottino potrà scatenare nei prossimi giorni un conflitto, in parte politico e in parte generazionale, tra i più giovani fautori del partito unico «sovranista» (oltre a Salvini e Toti pure Giorgia Meloni) e l’ anziano quattro volte premier. Se condividere lo scettro fosse il prezzo dell’ unità, Berlusconi ne farebbe tranquillamente a meno.

Non per nulla l’ uomo tornerà già oggi alla carica per una riforma elettorale di stampo tedesco: ora che ne ha capito i risvolti, il modello germanico è diventato il suo “pallino”. In alternativa tenterà di ottenere un premio non al partito ma alla coalizione. In generale, qualunque formula possa evitargli di convivere nella stessa lista con l’ odiato Salvini sarà bene accetta.

Per questo, la grande preoccupazione ad Arcore è che Renzi non sappia perdere, l’ insuccesso delle Comunali gli dia alla testa e il segretario Pd possa reagire alla sconfitta scaricandone la colpa sul governo. Insomma, Berlusconi teme una grande fibrillazione, e un ritorno veloce alle urne, senza che nemmeno si sia messo mano alla legge elettorale, lasciandolo così prigioniero di Salvini (e Salvini di Berlusconi: una disgrazia per entrambi).

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