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Luca Telese: “Renzi sconfitto dalla mucca in corridoio per la quarta volta. Ed ora è con le spalle al muro”

(di Luca Telese – tiscali.it) – Alla fine “la mucca nel corridoio” che aveva spaventato Perluigi Bersani c’era davvero. Alla fine Matteo Renzi è rimasto solo, isolato, battuto, il suo partito esce dai ballottaggi con le ossa rotte. Si potrà dire qualsiasi cosa su questo voto amministrativo, ma mai un dato elettorale è stato tanto univoco: il Pd perde quasi ovunque, e il suo leader adesso si ritrova spalle al muro. Ha perso nelle regioni rosse, in Liguria e in Toscana. Ha perso nella città-simbolo della sinistra, come Genova. Ha perso al sud, a Catanzaro. Ha perso in tutta la Lombardia. Ha perso a Sesto San Giovanni, il comune soprannominato “la Stalingrado d’Italia” perché il Pci vinceva sempre con percentuali bulgare.

Fino a ieri il segretario del Pd poteva provare a minimizzare, a dire che si trattava di “test locali”, provare a spiegare che si trattava di “candidati di altre correnti”. Ma di fronte ad un dato così unanime, così uniforme, così incontrovertibile è difficile dimenticare che Valter Veltroni si dimise da segretario del Partito Democratico per la sconfitta di Renato Soru in Sardegna.

In fondo Renzi perde ancora, per la quarta volta consecutiva. E perde perché ha voluto fare tutto da solo: invece che costruirsi dei nuovi alleati, ha trasformato i suoi alleati in nemici. Ha incoraggiato in ogni modo una scissione, ha annunciato di non volere alleanze con nessuno, ha fatto terra bruciata anche dentro il Pd dove lancia velati messaggi di odio alla minoranza (simpaticamente ricambiato), si è fatto incoronare dalle primarie, dimenticandosi che il Paese stava andando da un’altra parte. Ha lasciato che il giornale del suo partito chiedesse.

Ha fatto finta di non aver mai detto “Se perdo il referendum lascio la politica”, e alla fine è la politica che sta lasciando lui. Nella settimana in cui si decidevano i ballottaggi il governo scelto da lui annaspava sulle banche venete, la Rai amministrata da lui ricopriva d’oro una star come Fabio Fazio, e il conto del fallimento del sistema bancario, 17 miliardi, arrivava proprio il giorno del voto. L’Ilva ha un futuro incerto, l’Alitalia è appesa al filo sottile di un prestito ponte (e dopo c’è il rischio del fallimento) mentre lui ruba il microfono ad uno steward e se la prende con i “gufi”. L’ottimismo su cui Renzi aveva costruito il suo marketing adesso sembra come minimo stonato.

Il voto anticipato su cui Renzi ancora un mese fa ha puntato tutte le sue carte non era un obiettivo ma un programma politico, l’unico che il renzismo sia riuscito ad elaborare in un momento di crisi drammatica: lasciamo l’Italia sospesa e votatemi, poli deciderò cosa fare. È andata diversamente: lui non ha deciso, e gli elettori hanno votato lo stesso. Contro di lui, però. La mucca c’era davvero, e ha votato a destra.

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