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Chi tocca Renzi muore

(Giacomo Amadori per La Verità) – Gli scoop di dicembre del Fatto quotidiano sull’ inchiesta Consip hanno un supposto mandante: il pm napoletano Henry John Woodcock. Per i magistrati di Roma che indagano sulla vicenda potrebbe essere stato lui, attraverso la comune amica Federica Sciarelli, conduttrice di Chi l’ ha visto?, a informare il giornalista Marco Lillo sui dettagli dell’ indagine, quella che già ottobre tanto preoccupava Tiziano Renzi (come anticipato dalla Verità).

Woodcock è sospettato di aver svelato il contenuto dell’ inchiesta nel momento in cui questa sbarcava a Roma, rivelando anche i nomi di alcuni indagati eccellenti per rivelazione di segreti d’ ufficio (il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette, il generale Emanuele Saltalamacchia e il ministro dello Sport Luca Lotti) e il coinvolgimento di Tiziano Renzi (all’ epoca non iscritto).

Appena la notizia è diventata di pubblico dominio, Woodcock, che avrebbe dovuto essere sentito il 7 luglio dai pm di Roma, ma che probabilmente verrà interrogato prima, ha dichiarato all’ Ansa: «Ho assoluta fiducia nei colleghi della procura di Roma e sono quindi certo che potrò chiarire la mia posizione, fugando ogni dubbio ed ombra sulla mia correttezza professionale e personale. Non nego, tuttavia di essere molto amareggiato, e che questo è per me un momento molto difficile».

Anche perché in passato per evitare le fughe di notizie si era sempre affidato a investigatori di sua stretta fiducia come il Noe dei carabinieri o la polizia municipale e quella stradale di Potenza. E in effetti le sue inchieste sono spesso finite con le manette, prima che trapelassero indiscrezioni. Woodcock è stato prontamente difeso dalla coindagata Sciarelli: «Non posso aver rivelato nulla a nessuno semplicemente perché Woodcock non mi svela nulla delle sue inchieste, tanto meno ciò che è coperto da segreto». Ma per tutti, i due sono ormai diventati i Bonnie e Clyde della fuga di notizie, anche per la loro presunta relazione sentimentale. Per una sorta di contrappasso, alla conduttrice del programma che indaga sui crimini altrui è stato persino sequestrato il cellulare.

Lì dentro i magistrati pensano evidentemente di poter scovare la pistola fumante di una rivelazione del segreto che i magistrati hanno ricostruito a tavolino studiando i tabulati telefonici di Lillo. Il quale sul sito del Fatto ha pubblicato la sua versione, spiegando che il 20 dicembre scorso, mentre stava preparando un articolo sulle perquisizioni negli uffici di Consip e sul coinvolgimento nell’ indagine di Tiziano Renzi, aveva telefonato a Sciarelli per chiederle dove si trovasse Woodcock e avere conferma dei sequestri.

La conduttrice avrebbe ricevuto come risposta da Henry John che non si trovava nella Capitale. Insomma il pm avrebbe cercato di sviare pure lei. Una difesa, quella di Lillo, quasi spavalda: «La Procura di Roma ha preso un grosso brutto granchio. () Woodcock e Sciarelli sono innocenti e la Procura si è sbagliata». Il giornalista, a sua volta indagato per le fughe di notizie di dicembre in un fascicolo collegato, ha chiesto di essere immediatamente sentito dai magistrati.

Gli inquirenti troveranno dentro allo smartphone della giornalista la prova che cercano, così da smentire anche Lillo? Secondo il legale di Woodcock, Bruno La Rosa no: «Il mio assistito non ha commesso il reato di cui lo accusano. E comunque per compierlo, viste le sue conoscenze tecnologiche, avrebbe scelto un sistema più sicuro di uno spallone che lascia tracce telefoniche».

I difensori non possono dirlo ufficialmente, ma sono convinti che questa indagine sia l’ ultimo atto di uno scontro con l’ ex premier Matteo Renzi, partito nel 2015, quand, sempre il Fatto quotidiano, pubblicò una telefonata dell’ allora sindaco di Firenze con il generale Michele Adinolfi (in cui il fu Rottamatore annunciava la defenestrazione di Enrico Letta da Palazzo Chigi), registrata durante un’ altra indagine di Woodcock e pubblicata senza omissis dopo il trasferimento del fascicolo d’ inchiesta a Modena.

Il primo a pagare per quella fuga di notizie è stato il colonnello Sergio De Caprio, all’ epoca vicecomandante del Noe, oggi parcheggiato all’ Aise, i nostri servizi segreti esteri. Adesso sarebbe arrivato il turno di Woodcock, che ci sarebbe ricascato, mettendo sotto intercettazione babbo Tiziano Renzi e registrando nuovamente la voce del vendicativo Matteo. Nella sua carriera il pm anglo-napoletano aveva subito molti attacchi trasversali per i risultati delle sue inchieste considerate dai detrattori inconcludenti e sensazionalistiche. Ma lui era rimasto sempre in sella.

Sino a quando sulla sua strada ha trovato i Renzi, l’unico tempio intoccabile della Penisola. Su di loro e i loro affari opachi (ampiamente descritti su questo giornale e nel libro I segreti di Renzi del direttore Maurizio Belpietro) sembra vietato indagare. O per lo meno farlo sul serio.

L’ avvocato La Rosa è perplesso per la clamorosa fuga di notizie sulla fuga di notizie: «Io e Woodcock abbiamo saputo dell’ indagine a suo carico lunedì. Ma questo non significa che la notizia fosse diventata pubblica e certo ai giornalisti non l’ abbiamo data noi. Io ho difeso altri magistrati accusati dello stesso reato e in quei casi le notizie sono rimaste riservate.

Evidentemente Woodcock va sottoposto alla gogna mediatica». Matteo Renzi su Twitter ha quasi sbeffeggiato il pm: «Il garantismo è un valore sempre, oggi lo è di più. L’ avviso di garanzia è atto a tutela del cittadino Woodcock. No alle polemiche grazie». La vicenda si sviluppa nel recinto di un paradosso: nell’ inchiesta Consip le fughe di notizie sono come le matrioske russe, una contiene l’ altra.

E così i procedimenti sulle fughe di notizie diventano pubblici attraverso altre fughe di notizie. In un continuo gioco di specchi. Ma ci sono fughe di notizie buone e fughe di notizie cattive. Quelle cattive sono quelle dei giornali non filogovernativi (La Verità, Il Fatto quotidiano), quelle buone sono propalate dai principali quotidiani italiani che reggono la coda all’ ex premier in attesa di rottamazione definitiva.

Ieri abbiamo avuto la prova provata di che cosa sia una fuga di notizie buona. Un collega del Corriere della sera di lungo corso, con le giuste entrature alla Procura di Roma, ha annunciato in esclusiva sul sito del suo giornale l’ iscrizione di Woodcock, un magistrato con pochi amici tra le toghe romane e con tanti nemici tra i giornalisti. In pratica il bersaglio perfetto per una fuga di notizie buona, di quelle benedette dall’ establishment politico-giudiziario e su cui non indagherà nessuno. In questo modo, da oggi, i giornali potranno non occuparsi più della corruzione in Consip o del traffico di influenze illecite di cui è accusato Renzi senior, ma dedicarsi compatti al nuovo fogliettone nazional popolare che ha come protagonisti i Bonnie e Clyde della fuga di notizie.

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