Cronaca/Editoriali/Interno/Politica

Il Calcio storico fiorentino, metafora dello stile renziano

Senza mezze misure né spazio per la compassione, lo “sport” cittadino è sopraffazione e rottamazione. E tra fair play apparente e qualche colpo proibito rispecchia (simbolicamente) il modus operandi dell’ex premier.

(Massimo Pittarello – lettera43.it) – Ci sono tradizioni che spiegano molto più di ogni altra parola culture, città, quartieri, persone e talvolta persino le anime. Poco conosciuto fuori dalle mura cittadine, il Calcio fiorentino è definito lo “sport più brutale al mondo”, ammesso che sia uno sport, un torneo annuale senza esclusione di colpi tra i quattro quartieri storici che ha più di 2 mila anni di storia e che, meglio di ogni sociologia, racconta cosa si cela dentro il carattere fiorentino, dietro le mura di Palazzo Vecchio, all’ombra del Giglio, “magico” o “nero” che sia. Sabato i bianchi di Santo Spirito all’ultimo minuto in una partita mozzafiato hanno vinto l’edizione di quest’anno, ma la storia da raccontare è un’altra.

TRA VENDETTA E SOPRAFFAZIONE. Dalle guerre medioevali con le altre città toscane, passando per Dante, Machiavelli, Savonarola, fino a Renzi e alla sua strategia, infatti, è automatica la similitudine tra la tanta violenza esibita sul campo di Piazza Santa Croce e i tratti distintivi della politica fiorentina: desiderio di vendetta, volontà di sopraffazione, derisione dell’avversario, nessuna compassione e tanta volontà di potenza. La formula “moderna” della sfida del “calcio in livrea” tra i quartieri storici inizia nel 1530 quando, sotto l’assedio dei Lanzichenecchi, i fiorentini affamati decisero di mettersi “in gioco”, di picchiarsi sportivamente nella pubblica piazza dove fossero meglio visibili dagli invasori. Qualcuno potrà tentare un paragone con le beghe interne alla sinistra, qualcun altro più alla strafottenza, con una similitudine tra “imperatore Carlo V chi?” di allora e il “Fassina chi?” (o #enricostaisereno) di oggi.

AVVERSARI DA ROTTAMARE. Questo perché le poche semplici regole e un apparente fair play sono solo la cornice all’interno della quale va in scena questa sfida tra calcianti, 27 contro 27. Nessuna sostituzione concessa – se ti fai male, affari tuoi – pochi colpi proibiti, pugni a mani nude, attacchi alle spalle, calci volanti, in un rito annuale in cui l’obiettivo è solo affrontare l’avversario per demolirlo, imporre la supremazia e ottenere vendetta, portando la palla nella rete avversaria, segnando così la caccia, il gol. E insomma, come avviene sul campo del Calcio fiorentino, anche la politica è “sangue e merda”. A vedere le ferite, chi zoppica, chi esce in barella o il tifo impazzito, si potrebbe quasi avere paura o pietà. Ma questi sentimenti non appartengono ai fiorentini. Quasi che l’avversario vada rottamato il prima possibile, fatto fuori in uno scontro frontale, uno a uno, io contro di te. Come chi ha giocato la partita delle riforme istituzionali e il relativo referendum quasi fosse l’ultima mano di poker al buio.

IMG 5645

Ora, se le Amministrative di questo 2017 ci dicono che, pur faticando ad accedervi, ai ballottaggi i 5 Stelle vincono quasi ovunque spesso ribaltando il pronostico, anche il torneo appena concluso dice che non sempre chi è favorito prevale. Nella prima semifinale, infatti, i più accreditati ‘verdi’ di San Giovanni entrano in campo troppo spavaldi, fin dai primi minuti giocando all’arrembaggio, sicuri di vincere. E perdono come il Pd a Sesto San Giovanni, Genova o L’Aquila. I calcianti (rossi) di Santa Maria Novella, invece, restano lì attaccati alla partita, come un centrodestra qualsiasi, aspettando di colpire in contropiede.

DA PARTITA A RISSA. Anche la seconda semifinale tra i bianchi di Santo Spirito e gli azzurri di Santa Croce è una metafora perfetta. Una rivalità antica che dopo pochi minuti trasforma la partita in una rissa. Qualcuno penserà a ex Ds contro ex Margherita. In realtà, dopo che tre calcianti blu vengono espulsi, ma si rifiutano di uscire, è più naturale pensare al Giglio Magico che resiste alle dimissioni di Renzi da Palazzo Chigi. Oppure, a chi cerca di piegare le regole al proprio interesse. Ma sarà fantasia. In ogni caso, due arbitri vengono colpiti da pugni sul mento e a uno viene fatto saltare un ginocchio. Roba che nemmeno il cortocircuito mediatico giudiziario del nostro Paese. Semifinale sospesa e ingresso della celere. Quel giorno, per ragioni di salute, sulla sabbia di Santa Croce mancava il patron storico della manifestazione, Michele Pierguidi, 120 chili di pura fiorentinità costruiti a forza di lampredotto in piazza e Chianti nel bicchiere. Al suo posto Jacopo Vannucci, uno che invece è molto bravo a ping pong e forse meno a placare 54 energumeni, campioni di boxe, muay thai, rubgy e ogni altro sport da combattimento.

AMORE EGOTICO PER IL RIONE. Minuti di tensione, tanti cori e qualche minaccia. Fino a quando la decisione viene rimandata, con il sindaco Nardella che decide per tutti (ricorda qualcuno dal carattere accentratore, tipo il predecessore?). La finale si gioca uguale, azzurri eliminati e i bianchi in campo contro i rossi. Sabato 24 il gran giorno di Firenze, quello della notte dei fuochi di San Giovanni. I bianchi di Santo Spirito prevalgono all’ultimo minuto, 6 a 5 e mezzo, conquistando la vacca che va in premio a chi ottiene il successo. E poi partono i festeggiamenti e le tipiche bischerate degli abitanti. Che amano questa violenza in piazza, questa sfida in cui dietro lo scherno e la rivalità si alimenta l’amore egotico per il proprio rione, la cerchia degli amici più stretti e, in fondo, per se stessi. E, di certo, tra i fiorentini più importanti – tra governo della città, del partito, del Paese – ultimamente non difetta l’autostima.

«Una bella violenza», racconta un ex calciante dei bianchi, «‘he tanti si fanno grossi grossi, ma poi quando vai a contatto vengon’ sgiù ‘ome pere». Di certo, il calcio in livrea è uno sport che ti mette alla prova dei fatti. E si vede chi dura e chi no, come per chi arriva al potere, che può logorare, anche “chi non ce l’ha”. Torna alla mente la citazione chiave di Fight Club: «Quanto ne sai di te stesso se non ti sei mai battuto?». Prova di coraggio, esibizione di autostima, sfida a viso aperto. In fondo, il Calcio storico è una manifestazione affascinante e coinvolgente. Ma che rimarrà per sempre legata a Firenze, calco ideale dei suoi pregi e i suoi difetti. Forse non adatta al grande pubblico, quello a livello (del governo) nazionale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...