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Luca Telese: “Le hostess geishe del ministro, dei governatori e del rettore. Alla faccia delle quote rosa”

Conosco il ministro alla Coesione Territoriale Claudio De Vincenti, conosco il governatore dell’Emilia Stefano Bonaccini e la domanda che mi sono fatto è: come si poteva continuare a parlare come se nulla fosse? Se avesse fatto caldo avrebbero forse chiamato delle sventolatrici di ventaglio, alla moda dei faraoni?

La gaffe che la dice lunga sulle pari opportunità

C’è qualcosa di così profondamente servile, in questa brutta immagine che ci consegnano le cronache della Fonderia d’Abruzzo (laboratorio Pd), da far impallidire dieci anni di panzane politicamente corrette. All’interno della due giorni all’Abbazia di Sulmona organizzata dal governatore Luciano D’Alfonso per dare una programmazione alle idee per lo sviluppo dell’Abruzzo, e che ha visto la partecipazione del ministro alla Coesione territoriale Claudio De Vincenti si è consumata una gaffe non da poco. Presenti anche il governatore dell’Emilia Stefano Bonaccini e il rettore dell’università di Teramo Luciano D’Amico.
Gli organizzatori infatti hanno utilizzato delle hostess per impedire che pioggia e sole infastidissero i leader che partecipavano al dibattito.

Le ragazze pon-pon dei convegni

Conosco il ministro alla Coesione Territoriale Claudio De Vincenti, conosco il governatore Stefano Bonaccini e la domanda che mi sono fatto è: come si poteva continuare a parlare come se nulla fosse? Se avesse fatto caldo avrebbero forse chiamato delle sventolatrici di ventaglio, alla moda dei faraoni? L’inconsapevolezza è una croce che ti inchioda. Ho sempre nutrito un disagio per questa fantomatica categorie delle “Hostess” che sopravvive nei convegni, che sono per le tavole rotonde l’equivalente delle ragazze pon-pon per le squadre americane. Ma in quel caso almeno ci sono la scusa del tifo, lo spettacolo della coreografia, il balletto che è pur sempre una forma di espressione.

Umiliazione per la donna

La “hostess” che fa la statuina esplodendo la sua bellezza, invece, è l’umiliazione della donna, la sublimazione di un ideale contemplativo che ha bisogno di un oggetto, e non di un corpo vivo, di una cubista mummificata e non di una vita. Lo spettacolo di quattro donne (e di quattro ombrelline) che in contemporanea servono quattro uomini proteggendoli e prendendo l’acqua è la fotografia di una arretratezza, una pena infinita.

Il servilismo delle “persone accessorio”

L’inconsapevolezza di chi parla, assistito dalle ombrelline, ovviamente, è ancora peggio dell’icona servile del corpo destinato a proteggere il potente con la sua funzione di accessorio. Vi dico cosa avrei fatto io: fossi stato al posto di quei relatori, avrei preteso che al posto di almeno una delle ombrelline ci fosse un maschietto. E se davvero non si fosse trovato un ragazzo-ombrello, invece, avrei preteso di tenerlo in mano da me. Non è la fine del mondo, e forse persino un efficace incentivo a parlare in modo succinto e a dire meno cazzate. Vi pare poco?

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