Cronaca/Interno/Politica

Francia e Spagna all’Italia: i nostri porti chiusi ai migranti

(Marco Bresolin per La Stampa) – «Qualcosa si sta muovendo, ci saranno iniziative per andare incontro all’ Italia. Ma non fatevi illusioni: nessuna nave verrà dirottata sulle coste degli altri Paesi Ue per sbarcare i migranti salvati in mare». Chi ha avuto accesso ai contenuti dell’ accordo siglato domenica sera a Parigi assicura che poco o nulla cambierà nelle operazioni di sbarco nel Mediterraneo.

Al mini-vertice dei ministri dell’ Interno con i colleghi di Italia e Germania, il francese Gérard Collomb ha fatto capire chiaramente che c’ è la volontà di aiutare Roma, ma non aprendo i propri porti. «Non confondiamo i rifugiati con i migranti economici» ha ripetuto anche ieri il presidente Emmanuel Macron.

Un messaggio per rassicurare le fibrillazioni che già si notano Oltralpe. «Non siamo in grado di accogliere queste persone, sarebbe una situazione ingestibile» ha avvertito Dominique Tian, vice-sindaco di Marsiglia, una delle città potenzialmente coinvolte. Fonti spagnole rivelano che la linea di Madrid è la stessa da alcuni giorni: «Noi ci stiamo, ma solo se ci stanno anche gli altri». E quindi non ci sta nessuno.

Per il governo italiano, però, non tutto è da buttare, anzi. Roma è riuscita a ottenere la possibilità di scrivere il codice di condotta per le Ong. Un documento che finirà sul tavolo dei ministri dell’ Interno Ue giovedì a Tallinn. Però a Bruxelles c’ è parecchio scetticismo sui possibili effetti di questo codice. Girano molte domande, ma nessuna risposta. E se una Ong non rispetta i criteri, cosa le succede? L’ Italia è davvero pronta a respingere le navi con i migranti a bordo? Dove andrebbero ad attraccare le imbarcazioni che battono bandiera, per esempio, di Panama, Belize o Nuova Zelanda?

Oggi a Strasburgo si riunirà il collegio dei commissari Ue. Da Bruxelles mettono le mani avanti: «Non ci saranno nuove proposte legislative», ma soltanto «un’ accelerazione» nelle misure che già sono sul tavolo. Per esempio si punta a mettere più soldi nel fondo per l’ Africa: degli 1,8 miliardi promessi, la Commissione è già salita a 2,6 miliardi e potrebbe fare un ulteriore sforzo. I governi si sono fermati molto più in basso: degli 1,8 miliardi previsti, sono arrivati solo 89 milioni.

La Commissione continua a lavorare al piano per rafforzare la politica comune dei rimpatri. Servono accordi di riammissione con i Paesi di partenza – come già scritto nelle conclusioni dell’ ultimo Consiglio europeo – e si pensa di usare la «leva» dei visti per convincere quegli Stati a riprendersi i migranti.

Al tempo stesso, l’ esecutivo Ue vuole insistere sul piano di redistribuzione dei richiedenti asilo (e prepara un richiamo all’ Italia per la lentezza e l’ inefficacia nelle procedure). Oltre al rifiuto di alcuni Stati, il problema riguarda infatti i criteri troppo rigidi: possono accedere al piano solo i richiedenti asilo di determinate nazionalità. Per l’ Italia praticamente solo siriani ed eritrei. Legalmente, la soglia non verrà modificata. Ma si studia una modifica «su base volontaria» per allargare la platea: chi vuole, potrà accogliere anche richiedenti asilo di quelle nazionalità che oggi non hanno diritto, come i somali o i sudanesi. Su questo, c’ è un’ apertura di Francia e Germania.

C’ è poi l’ intenzione di coinvolgere la Tunisia, in modo da organizzare meglio la propria zona Sar (Search&Rescue area). L’ obiettivo è far sbarcare i migranti anche a Tunisi, ma serve un accordo (e ulteriori fondi) con il Paese nordafricano. In passato l’ idea non ha funzionato.

I tre ministri hanno inoltre deciso di rafforzare l’ addestramento della Guardia Costiera libica con un «ulteriore supporto finanziario», di sostenere maggiormente l’ Organizzazione internazionale dei migranti e l’ Agenzia Onu per i rifugiati al fine migliorare le condizioni di vita nei centri in Libia. Dove però è difficile avere accesso.

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