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Salvini non ripetere l’errore di Roma

Sembra, purtroppo, di assistere alla ripetizione della vicenda elettorale che ha portato al Campidoglio la grillina Virginia Raggi con tutte le conseguenze del caso. Per essere chiaro sembra che Salvini, non contento del disastro consumato a danno dei cittadini romani, sia intenzionato a ripetere l’errore a danno, stavolta, dei cittadini italiani. Ma come ben si sa ‘errare humanum est, perseverare autem diabolicum’, Salvini sembra voler continuare nei suoi errori.

E’ quanto emerge dalla sua partecipazione a Porta a Porta dove non ha perso l’occasione, ripetuta continuamente prima e dopo la trasmissione, per attaccare il fondatore di Forza Italia che, malgrado gli anni, le mascalzonate patite, e i tradimenti subiti, è sempre in trincea per evitare che l’Italia cada in mano a pericolosi incompetenti. Per ben sette volte, diconsi sette volte, il leader leghista da Vespa ha pensato fosse necessario attaccare Berlusconi, dimenticando, però, che veniva ascoltato non solo dai suoi fedelissimi sostenitori che lui, probabilmente, voleva galvanizzare, ma che ad ascoltarlo c’erano anche i fedelissimi sostenitori del Cavaliere.

Ora è certo che il Cavaliere, pur non avendo gradito le punture di spillo che il Matteo di destra gli ha riservato, farà finta di non aver sentito. C’è però un piccolo particolare che Salvini dovrebbe capire. Se Berlusconi può far finta d’essere sordo, i suoi elettori hanno orecchie giganti e non scorderanno facilmente le scorrettezze riservate al loro leader. Se realmente egli vuol essere il candidato del centrodestra non pensa che le sue parole renderanno difficile un coinvolgimento entusiastico di chi si è sentito offeso per gli attacchi al proprio leader?

O Salvini, sapendo che la sua candidatura non avrebbe possibilità di vittoria perché la grande maggioranza degli italiani non sopporta i toni alti e le ricette che parlano alla pancia del Paese e considera la violenta campagna antieuro ed anti Europa due colossali errori, e, quindi, punta a allargare il proprio carniere; oppure pensa di essere un altro Macron (in Italia, però, costoro cominciano ad abbondare) e, credendo nei miracoli, va avanti spedito. Ma sbaglia platealmente perché anche sulle proposte rischia di restare con un pugno di mosche oltre che a precludere al cdx  di poter governare il Paese.

Gli errori fondamentali sono la guerra all’euro che la politica della BCE, col Quantitative Easing (QE), ha consentito all’Italia di ridurre ai minimi termini gli interessi sul debito sottraendoli, anche, alla speculazione delle varie banche (ne sa qualcosa il Berlusca che per la vendita simultanea di miliardi di titoli italiani, le banche tedesche hanno determinato il balzo in alto dello spread utilizzato per farlo dimettere). Con la liretta non avremmo questa protezione a difesa. Con la doppia circolazione, lira per l’interno ed euro per le transazioni di import ed export, proposta dal Cavaliere, si ottiene quel che si chiama uovo di Colombo.

Il secondo errore è quello di attaccare a testa bassa l’Unione Europea che ha garantito, da oltre 70 anni, la Pace sul proprio territorio. Chi conosce la storia sa benissimo che i secoli passati sono stati funestati da guerre interminabili culminati nella Prima e Seconda Guerra Mondiale e nelle atrocità di regimi dittatoriali che hanno seminato per tutto il Vecchio Continente macerie e lutti indicibili. Pensare che si possa vivere senza l’ombrello europeo è solo una pia illusione e una truffa nei confronti dei nostri concittadini.

Sono errori che non lasciano spazio alle speranze leghiste di andare al governo né da soli (Macron è il frutto del ballottaggio che in Italia non c’è), né con la coalizione di centrodestra perché si presenta agli elettori come una coalizione aggregata per vincere ma pronta a litigare il giorno dopo la vittoria per le aspirazioni dei vari leader e leaderini. Salvini è ancora in tempo ad evitare questo disastro e la strada è chiara se si applica la proposta che a esprimere il premier sia il partito che avrà più voti.  Non c’è in questa proposta alcuna forzatura che invece si ritrova nel “mi candido a guidare il centrodestra” nettamente espressa dal Matteo Salvini.

Giovanni ALVARO

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