Cronaca/Interno/Politica

Così grillini fuori, così democristiani dentro

( – lettera43.it) – Tutto il mondo è paese, anche quello dei 5 Stelle che mai lo ammetterebbero, e che non sono certo avari di parole quando si tratta di ribadire la loro superiorità morale e la diversità dal resto del globo, politico e non. Basta vedere l’andirivieni a Roma inanellato in questi giorni dai due leader, la premiata ditta Grillo-Casaleggio, per capire quanto sia facile anche per i pentastellati solleticare il democristiano che è in loro.

IL TIRO ALLA SINDACA. Riassunto (breve) delle puntate precedenti: prima e dopo l’ascesa di Virginia Raggi in Campidoglio, una buona fetta dell’ala romana del Movimento non ha nascosto la sua idiosincrasia verso la sindaca, culminata nella raffica di attacchi diretti o per interposta sorella della senatrice Paola Taverna. Dal celeberrimo «A Roma potrebbe essere in corso un complotto per far vincere il Movimento e farci fare brutta figura» al più colorito e romanescamente schietto «Hai rotto er c… Smettila de fa la bambina deficiente… Non rompere i c… altrimenti te appendemo pe le orecchie… anni di lotta sudore e sangue pe na testa de c…» della sorella Annalisa.

CONGIURATI ECCELLENTI. Insomma, da mesi a Roma il Movimento cova una serpe in seno pronta in ogni occasione a mordere l’inquilina del Campidoglio strenuamente ma non troppo difesa dai due capataz del Nord. E i nomi dei congiurati: oltre alla Taverna, Roberta Lombardi, Carla Ruocco, Roberto Fico e il re dei complottisti Carlo Sibilia, colui che usa Twitter e Facebook con la leggerezza di una vanga, non erano di quelli che si possono facilmente tacitare o espellere. Fino a che, ed è notizia di questi giorni, è scoppiata fragorosamente la pace.

Ma come hanno fatto Grillo e Casaleggio a dissolvere cotanta fronda? Semplice, con il metodo che in politica ma anche altrove è il più efficace del mondo: distribuendo poltrone. E sulla prima hanno insediato la Lombardi, non una qualunque visto che fu la prima capogruppo alla Camera dei pentastellati al loro esordio in parlamento. Correrà per la Regione Lazio, che rischia di diventare l’unico avamposto grillino nella capitale se Raggi, e tutto concorre a farlo credere, dovesse fare cilecca. Nel frattempo stanno pensando a un incarico per la verace Ruocco cui il 5 luglio Grillo, informano le cronache, ha indirizzato da lontano un affettuoso bacio foriero di buone prospettive. E persino Sibilia, indimenticato propugnatore del «matrimonio omosessuale tra specie diverse», ritroverà un posto al sole dopo essere stato relegato a lungo nell’ombra.

UNA POLTRONA CURA TUTTO. Ma Grillo e Casaleggio non badano solo al guazzabuglio romano, e pensano in grande. Ovvero a chi sarà in autunno o primavera il loro candidato premier alle Politiche. Anche qui il dualismo Di Maio-Di Battista è facilmente risolvibile in una assegnazione di ruoli equa e solidale. Se il primo infatti correrà per Palazzo Chigi, in caso di vittoria il secondo, uno che dà sempre l’impressione di parlare prima di pensare, si accomoderà alla Farnesina. Sarà la prima volta, dopo 72 anni di pace ininterrotta, che l’Italia dichiarerà guerra a qualcuno.

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