Cronaca/Inchieste/Interno/Politica

Consip, la retromarcia di Vannoni. In Procura ritratta le accuse a Lotti

(di Giovanni Bianconi – corriere.it) – Nella già complicata inchiesta Consip, con le «fughe di notizie» che si sovrappongono e si susseguono, si affaccia una sorpresa che rischia di rendere ancora più confuso il contesto nel quale si muovono gli inquirenti romani. È la marcia indietro che avrebbe compiuto ieri, davanti al procuratore Giuseppe Pignatone, all’aggiunto Paolo Ielo e al sostituto Mario Palazzi, l’ex consigliere economico di Matteo Renzi a palazzo Chigi Filippo Vannoni. Per i pubblici ministeri di Napoli, che lo ascoltarono come persona informata dei fatti prima di trasmettere gli atti nella Capitale, era uno dei testimoni d’accusa contro il ministro Luca Lotti; dal quale aveva saputo — disse il 21 dicembre scorso — che c’era un’inchiesta sugli appalti concessi dalla Centrale unica d’acquisto. Ieri invece, sentito come inquisito per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento, accompagnato dal difensore Alessandro Becantini, Vannoni avrebbe corretto versione.

«Non ti dò una testata solo in rispetto del luogo in cui siamo»

«Il mio assistito ha risposto a tutte le domande e chiarito la propria posizione», si limita a dire l’avvocato Becantini. Ma se effettivamente l’ex consigliere di Renzi (oggi presidente di Publiacqua Firenze e amico dell’ex premier dai tempi dei boy scout) ha ritrattato le accuse a Lotti, questo non chiarisce granché. Resta infatti da capire perché sei mesi fa, dopo due ammonimenti da parte del pm napoletano Henry John Woodcock a dire la verità in quanto testimone, ammise che «effettivamente fu Luca Lotti a dirmi che c’era una indagine su Consip, dicendomi di stare attento; ricordo che il presidente Renzi mi diceva solo di “stare attento” a Consip». Ha percepito i richiami del pm come pressioni che lo spinsero a dire il falso? Oppure dice il falso oggi dopo aver letto sui giornali le ferme e sdegnate smentite di Lotti, il quale sostiene di essere arrivato a dirgli a Palazzo Chigi: «Non ti dò una testata solo in rispetto del luogo in cui siamo»?

Fra le persone da cui era stato messo in guardia

Come indagato — iscritto solo dai pm di Roma che intesero così regolarizzare la sua posizione, dal momento che l’ex amministratore delegato di Consip Luigi Marroni l’aveva inserito fra le persone da cui era stato messo in guardia, insieme a Lotti e ai generali dei carabinieri Del Sette e Saltalamacchia — Vannoni non ha più l’obbligo di dire la verità; tuttavia potrebbe rischiare l’accusa per altri reati eventualmente commessi nell’interrogatorio di dicembre, come la calunnia. La nuova versione è ora all’esame della Procura romana, che sta portando avanti parallelamente l’indagine sulla pubblicazione sul quotidiano Il Fatto delle notizie riferite da Marroni e Vannoni a dicembre, quando ancora erano segrete.

Il filone Woodcock

In quel filone sono indagati il pm Woodcock e la giornalista Federica Sciarelli alla quale è stato restituito il telefonino sul quale la ricerca di ipotetiche tracce di comunicazioni cancellate avrebbe dato esito negativo. Domani è in programma il faccia a faccia tra gli inquirenti romani e Woodcock, ma altri elementi potrebbero venire dal cellulare del giornalista de Il Fatto, Marco Lillo, sequestrato ieri, su ordine della Procura di Napoli, nell’ambito di un’altra inchiesta, sempre per violazione del segreto. Oggi invece la prima commissione del Consiglio superiore della magistratura comincerà l’esame degli atti che ha già a disposizione sul conto di Woodcock, per verificare un’eventuale «incompatibilità ambientale». A due episodi già segnalati dal procuratore generale di Napoli s’è aggiunto ciò che ha comunicato la Procura di Roma sull’inchiesta che sta conducendo, e l’esposto di un ex indagato del pm anglo-napoletano che denuncia altre violazioni a suo danno. Ma al momento non è chiaro nemmeno quali siano i confini dell’indagine del Csm.

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