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Napoli, largo Maurizio Estate: 24 anni di ritardi e di omissis!

Come purtroppo succede sovente a Napoli, ora che finalmente l’amministrazione comunale partenopea, con un ritardo di quasi un quarto di secolo, si è ricordata, mettendolo finalmente in atto, di quell’ordine del giorno, approvato all’unanimità, dunque espressione della volontà di tutti i gruppi politici presenti nel lontano 1994 in Consiglio comunale, all’indomani di una tragedia che sconvolge un’intera famiglia ma che destò anche grande commozione e sgomento nel capoluogo partenopeo e non solo, tutti salgono, come sul dirsi, sul carro del vincitore attribuendosi presunti meriti, persino per la tardiva decisione d’intitolare il largo, teatro della tragedia, a Maurizio Estate. Ma, in verità, io vedo solo sconfitti e nessun vincitore. Una prima sconfitta sta nel fatto che sono da tempo liberi coloro che tolsero la vita al giovane Maurizio, che aveva 23 anni e che di lì a poco si sarebbe sposato, “reo di non essersi fatto i fatti suoi” intervenendo in quel tragico 17 maggio 1993, al largo Vetriera, sventando uno scippo, gesto coraggioso che, di lì a poco, gli costò la vita, spirando tra le braccia del padre, colpito a morte da un proiettile sparatogli intenzionalmente, dunque non da un proiettile vagante come è capitato ad altre vittime della criminalità: un eroe vero, esempio anche per le future generazioni, non una vittima casuale che si trovava al momento sbagliato nel posto sbagliato. Sconfitto, a mio avviso, anche il Comune di Napoli perché, benché l’assessore al ramo, in una articolo pubblicato su un quotidiano, affermi che: “È da molto tempo che con la famiglia Estate portiamo avanti la battaglia per  dare a Maurizio la giusta memoria e la giusta riconoscibilità nel luogo dove gli è stata brutalmente tolta la vita”, senza spiegare il perché del notevole ritardo né contro chi sarebbe stata sostenuta questa presunta battaglia, visto che, per quanto è dato sapere, alcuna contrarietà è stata mai espressa verso tale intitolazione, resta l’amara constatazione che, se la proposta fosse stata portata all’attenzione e approvata prima, molto prima, dalla competente commissione, avrebbe sicuramente seguito lo stesso iter di tante altre intitolazioni giunte a buon fine, pure di recente, anche per persone per le quali non era neppure maturato il periodo dei dieci anni dalla morte previsto dalla norma, con possibilità di deroga solo in casi eccezionali. Per Maurizio Estate, invece, non sono passati solo i dieci anni, se non si fosse voluta applicare l’eccezionalità prevista dalla norma, bensì molti di più, quasi un quarto di secolo. Come si spiega questo notevole ritardo? Su tale aspetto della vicenda il predetto assessore glissa non offrendo neppure un minimo contributo chiarificatore. Solo la dichiarazione di una battaglia sostenuta, contro chi o che cosa non è dato sapere. Invece coloro che si sono davvero battuti in tutti questi anni, per raggiungere questo risultato, a partire dai familiari di Maurizio, in testa il fratello Giovanni e il nipote Davide, chiedono, una volta e per sempre, che la verità su quest’incredibile quanto inaccettabile ritardo venga fuori e sia portata a conoscenza di tutti. Una verità documentata da fatti conclamati, senza mistificazioni e false verità, costruite ad usum delphini. E per questo restiamo in attesa di una risposta da parte di chi di dovere, pur consapevoli che difficilmente ci sarà.

 

Gennaro Capodanno

Presidente del Comitato Valori collinari

gennarocapodanno@gmail.com

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