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Brutte notizie per Renzi: Woodcock convince i Pm romani

WOODCOCK CONVINCE I PM ROMANI. IL SUO ALIBI DI FERRO? UNA CRONISTA

(Giacomo Amadori e Fabio Amendolara per La Verità) – La tensione iniziale alla fine si è sciolta in una stretta di mano tra Henry John Woodcock e i suoi colleghi romani che lo hanno interrogato per oltre tre ore dopo averlo iscritto sul registro degli indagati con l’ accusa di rivelazione di segreto d’ ufficio.

Al termine dell’ interrogatorio il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, l’ aggiunto Paolo Ielo e Mario Palazzi sono usciti dalla caserma dei carabinieri di via in Selci piuttosto convinti dalle parole di Henry John Woodcock, il quale è riuscito a dimostrare che nella data delle presunte fughe di notizie sul caso Consip, ossia il 21 dicembre 2016, lui era in tutt’ altre faccende affaccendato e che per questo non poteva aver riferito informazioni riservate al vicedirettore del Fatto quotidiano Marco Lillo, con la mediazione della conduttrice di Chi l’ ha visto?, Federica Sciarelli, amica di entrambi e interrogata come indagata lo scorso 30 giugno.

Il pm napoletano, dunque, nel giorno sotto osservazione, era a Roma per motivi diversi dall’ inchiesta Consip e ha incontrato una giornalista romana, con cui ha trascorso diverse ore e con la quale, a quanto risulta alla Verità, ha pure cenato. La prova di questa versione, come già anticipato dal nostro giornale nei giorni scorsi, è un prelievo bancomat effettuato dallo stesso Woodcock in una zona di Roma diversa da quella degli studi Chi l’ ha visto?, dove era impegnata Sciarelli, e dall’ abitazione della stessa conduttrice.

Uno sportello poco distante dal ristorante della cena. Tabulati e celle telefoniche potrebbero aver già confermato gran parte della ricostruzione del pm partenopeo, compresa la parte secondo cui il magistrato il 21 dicembre non avrebbe incrociato neppure Lillo.

Woodcock ha di fatto mostrato agli inquirenti l’ altra faccia della medaglia delle dichiarazioni messe a verbale dalla sua amica Sciarelli, sotto inchiesta come possibile collegamento con Lillo a causa di una telefonata di 7 minuti intercorsa tra i due giornalisti nel giorno in cui sarebbero avvenute le fughe di notizie.

INTRECCI

Nel suo interrogatorio la conduttrice aveva raccontato che la mattina del 21 dicembre Woodcock le aveva assicurato di essere a Napoli febbricitante e che quando Lillo le aveva messo la pulce nell’ orecchio, dicendole che Henry John poteva essere a Roma, lo aveva richiamato apostrofandolo in malo modo, ma che lui aveva fatto catenaccio, simulando colpi di tosse.

Il motivo di quella messa in scena era la sua presenza a Roma in incognito o per lo meno all’ insaputa di Sciarelli, in onda quella sera con la sua trasmissione. La difesa di Woodcock è stata così convincente che a fine giornata i colleghi romani predicavano con i giornalisti la massima cautela nei confronti del magistrato, che aveva dato la stura all’ inchiesta sulle presunte mazzette nella centrale acquisti della pubblica amministrazione.

Da Palazzo Clodio hanno fatto trapelare solo che l’ atto istruttorio si è tenuto in un clima disteso, mentre l’ avvocato di Woodcock, Bruno Larosa, ha fatto sapere al termine dell’ interrogatorio che «non ci sono dichiarazioni da fare». Insomma, bocche cucite da una parte e dall’ altra, un gentlement agreement che sembra confermare che Woodcock potrebbe aver convinto con le sue parole i colleghi o per lo meno non averli irritati.

Ora gli inquirenti romani dovranno fare le opportune verifiche su quanto dichiarato da Woodcock, anche se la linea sembra quella della fiducia nei confronti dell’ indagato.

INTERROGATIVI

Ma se non è stato il magistrato dalle nobili ascendenza britanniche a passare al Fatto quotidiano le veline con gli interrogatori di alcuni testimoni chiave dell’ indagine (in particolare quello dell’ ex amministratore delegato Luigi Marroni) e con la notizia delle iscrizioni eccellenti del 21 dicembre per rivelazione del segreto investigativo (in particolare quelle di Tullio del Sette, comandante generale dei carabinieri, e di Luca Lotti, ministro dello Sport) da parte della Procura di Napoli, chi è stato a farlo? Gli inquirenti ovviamente ora sposteranno i riflettori sui carabinieri del Nucleo operativo ecologico, all’ epoca l’ organo di polizia giudiziaria che seguiva l’ inchiesta.

Anche perché il 20 dicembre, dopo l’ interrogatorio negli uffici del Noe di Roma di Marroni, Woodcock aveva condiviso l’ esigenza di iscrivere i vip citati dall’ allora ad di Consip, con gli investigatori presenti, compreso un capitano della Guardia di finanza, oltre che con la sua collega Celeste Carrano e con lo stesso procuratore aggiunto di Roma, Ielo (competente territorialmente).

BRILLANTEZZA

Certo la brillante difesa del pm napoletano spunta le armi a tutti quelli che avevano già provato a recitare il de profundis per un’ inchiesta nata col botto e che aveva portato all’ iscrizione sul registro degli indagati di Tiziano Renzi con l’ accusa di traffico di influenze illecite. Il plotone d’ esecuzione composto da stampa renziana, Consiglio superiore della magistratura (che ha aperto una pratica contro Woodcock proprio per le presunte fughe di notizie) e Procura generale della Cassazione (dove pende un altro procedimento disciplinare contro il pm anticasta) rischia di trovarsi ora con le polveri bagnate prima ancora di aver sparato un colpo.

CONSIP, WOODCOCK IN PROCURA: SULLA FUGA DI NOTIZIE CERCATE ALTROVE

(Giovanni Bianconi per il Corriere della Sera) – (…) Quanto all’ iscrizione sul registro degli indagati dei generali dell’ Arma Tullio Del Sette e del ministro Luca Lotti, svelata dal Fatto in prima pagina il giorno dopo a quello in cui è materialmente avvenuta, ne erano a conoscenza anche alcuni investigatori, i cancellieri del suo ufficio, l’ altra pm napoletana titolare del fascicolo Celeste Carrano e l’ ex procuratore Giovanni Colangelo.

Tutto s’ è consumato a cavallo di quei due giorni, meno di 24 ore, tra la scoperta delle microspie negli uffici della Consip, l’ interrogatorio serale dell’ ex amministratore delegato Luigi Marroni che ha raccontato di aver saputo delle indagini dai vertici dell’ Arma e da Lotti, l’ ipotesi di perquisire Tiziano Renzi caldeggiata dai carabinieri del Noe e stoppata dai pm romani avvisati, la testimonianza di Filippo Vannoni raccolta la mattina seguente, l’ iscrizione formale sull’ apposito registro dei nomi chiamati in causa e la trasmissione degli atti nella capitale. (…)

Ora i colleghi che l’ hanno messo sotto inchiesta dovranno procedere a svolgere accertamenti per verificare l’ attendibilità di quanto riferito da Woodcock. Ben consapevoli che l’ atto dirompente e invasivo compiuto (con tanto di sequestro del cellulare della Sciarelli) va a sommarsi con l’ indagine disciplinare sul pm partenopeo avviata dal procuratore generale della Cassazione e a quella per incompatibilità ambientale aperta dal Consiglio superiore della magistratura.

Tutti vogliono evitare strumentalizzazioni, e l’ interrogatorio di ieri doveva servire anche a questo scopo. Woodcock ha risposto a tutte le domande, comprese quelle sui messaggi scambiati via WhatsApp fra i carabinieri del Noe Giampaolo Scafarto e Alessandro Sessa (rispettivamente indagati per falso e depistaggio). I due ufficiali, a settembre scorso, parlando del pm, si dicevano che aveva riferito loro «cose brutte», ma non hanno voluto spiegare a che cosa si riferissero. Woodcock invece sì.

CONSIP, LA VERSIONE WOODCOCK «ANCHE SCAFARTO SAPEVA TUTTO»

(Sara Menafra per Il Messaggero) – C’ erano altre persone insieme al pm napoletano Henry Woodcock che potevano raccontare al giornalista del Fatto quotidiano Marco Lillo i dettagli dell’ indagine Consip. E che seppero in tempo reale dell’ iscrizione al registro degli indagati del comandante dei Carabinieri Tullio Del Sette e dell’ allora sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti. A cominciare, manco a dirlo, dal capitano Gianpaolo Scafarto già accusato di falso per i molteplici errori contenuti nell’ informativa consegnata alle due procure. (…)

Chi sapeva Inizialmente, dice a verbale, a fare domande a Marroni, nella sede romana della centrale unica d’ acquisto, è lo stesso Scafarto assieme ad un capitano della Guardia di finanza che pure segue tutti i dettagli dell’ indagine.

Solo in un secondo momento i due vengono raggiunti da Woodcock e dalla collega Celeste Carrano. Il pm napoletano, oggi sotto indagine, avverte immediatamente degli sviluppi i colleghi Ielo e Pignatone che la sera stessa si presentano in una caserma per fare il punto. Già allora, ricorda il magistrato a verbale, la strategia e le mosse successive sono note a più persone.

Woodcock, in questo strano verbale in cui racconta in parte cose note a tutti i pm presenti, dice che la sera del 20 gli investigatori del Noe premevano per perquisire immediatamente Tiziano Renzi e il no di Roma aveva suscitato parecchi malumori. Il giorno dopo, tornato a Napoli, il magistrato sente Filippo Vannoni che conferma le accuse a Luca Lotti e iscrive il sottosegretario e Tullio Del Sette.

A quel punto il giro di persone che conoscono gli atti si allarga ulteriormente: viene informato il procuratore Colangelo e sono presenti i cancellieri (oltre a Scafarto e al capitano della Guardia di finanza). Non, però, la sua compagna Federica Sciarelli, dice ancora il magistrato. Per scagionarla dall’ accusa di aver agito insieme a lui, oltre alla ricostruzione il pm, assistito dall’ avvocato Bruno Larosa, porta due elementi: la ricevuta di un prelievo bancomat che dimostrerebbe, a suo dire, come i due fossero lontani mentre lei veniva più volte chiamata da Marco Lillo. E alcuni testimoni che potrebbero confermare che la sera del 21, mentre il giornale andava in stampa, lui era a cena con un gruppo di amici ma non con lei.

GLI INVESTIGATORI

Sono tanti gli elementi che il pm ha messo sul tavolo e che ora piazzale Clodio passerà al microscopio. Ma è possibile che l’ interrogatorio finisca per indirizzare le indagini anche verso gli uomini dell’ Arma e un clima di tensione e fughe di notizie parallele che avrebbero segnato tutta l’ inchiesta Consip.

Rispondendo a proposito degli sms che Scafarto si era scambiato con il colonnello del Noe Alessandro Sessa a settembre – dunque prima delle notizie ai giornali ma quando gli indagati sapevano già tutto – Woodcock ha detto che fin dall’ estate era molto preoccupato dal rischio di possibili fughe di notizie. E aveva più volte richiamato gli ufficiali di polizia giudiziaria che lavoravano al suo fianco.

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