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“Il capitolo mancante”: di Marco Travaglio

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Avanti, il nuovo libro firmato da Renzi (chi l’abbia scritto non è dato sapere), non è ancora uscito e già serpeggia tra quei milioni di golosoni dei suoi aspiranti lettori la sensazione di averlo già letto tutto, a parte l’indice dei nomi e la quarta di copertina. Sabato bastava acquistare i principali giornaloni e giornalini, o andare gratis sui loro siti, per trovarvi un’ottantina di “anticipazioni”, del tipo di quelle che si abbattono da trent’anni, alla vigilia di ogni Natale che Dio manda in terra, su questo martoriato Paese. Ma con una particolarità che nemmeno Vespa aveva ancora praticato e che ieri Fabrizio d’Esposito ha ben illustrato: Matteo Transformer ha lottizzato i vari capitoli, uno per ogni corrente di (si fa per dire) pensiero. Risultato: un libro per tutti i palati e gli stomaci, tipo il gelato al gusto tuttifrutti, per non scontentare nessuno – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 11 luglio 2017, dal titolo “Il capitolo mancante”.

Il Corriere ha avuto in dono il paragrafo sui trionfi renziani in Europa, uno su tutti l’sms inviato dalla Merkel a sua figlia Ester. Il Sole-24 ore tutti i particolari della sua guerra alla Ue sul deficit, purtroppo sfuggita per quattro anni alla Ue medesima. Il Giornale, un attacco ai pm (non tutti: quelli che indagano con suo padre o polemizzano con lui), che da quelle parti fa tanto aria di casa. Avvenire una spruzzatina di “radici cristiane dell’Europa”. Repubblica un accenno a Pisapia, visto che Repubblica è l’unica che ancora se lo fila. Libero la menata dei due marò, che è una specialità della casa. La Stampa, molto letta anche a Cuneo dunque appassionata di strategie internazionali, un pensierino su Gheddafi. Il Messaggero, il più venduto a Roma, una lisciatina ai burocrati. Il Mattino, il più venduto a Napoli, la candidatura di Napoli alle Olimpiadi del 2028, per darle il colpo di grazia proprio ora che si stava risollevando (ma se Peretola avesse un quotidiano, Renzi avrebbe candidato pure Peretola). Ora però l’atteso best-seller, per l’effetto déja vu, rischia di non vendere nemmeno una copia. Infatti l’editore Feltrinelli sta cercando di convincere il noto scrittore ad aggiungere in extremis un capitolo inizialmente rimosso per motivi di spazio: riguarda lo scandalo Consip, che in effetti, dinanzi a un sms della Merkel a tua figlia, scompare. Noi, grazie alle consuete fughe di notizie che ci hanno resi famosi, l’abbiamo letto in anteprima. S’intitola Amici miei.

“Il 22 dicembre 2016 vengo svegliato all’alba dal mio babbo: ‘Occhè hai visto il Fatto quotidiano?’. ‘No, il Falso quotidiano ’un lo leggo più da quando non fa più gli scoop su Bersani, ma su di me’. ‘Oggi fai un’eccezione’”.

“Butto giù dal letto Filippo Sensi, che me lo porta in bocca, come fa con gli altri giornali. C’è scritto che Woodcock indagava su appalti truccati alla Consip per Alfredo Romeo, finché l’ad, il mio amico Marroni, ha avuto una soffiata e ha fatto levare le cimici dagli uffici, rovinando l’indagine e poi facendo il nome del comandante dei Carabinieri, il mio amico generale Del Sette, che ora è indagato. Mi son fatto una risata: se il pm è Woodcock, quel fallito rancoroso che infila un flop dietro l’altro, dev’essere una bufala. Allora perché ieri mi ha svegliato? Mah, sarà un’altra puttanata di Marco Lillo: era tanto bravo quando scriveva di Bersani, ora s’è guastato. Nel pomeriggio il mio amico Lotti mi avverte che l’ha chiamato Lillo per sapere se sa di essere indagato per le soffiate a Marroni, ma lui non ne sa nulla. L’indomani il Fatto spara ‘Lotti indagato’, e pure il mio amico generale Saltalamacchia, comandante dell’Arma in Toscana. E Lotti dichiara che ‘non esiste’, però chiede alla Procura di Roma, che per fortuna s’è presa l’inchiesta, di sentirlo subito. I pm di Roma non sono rancorosi, dunque sentono subito Luca e Del Sette, anche sotto Natale. A parte il Fatto, giornali e tg non dicono una cippa dell’inchiesta (Sensi è bravino, quando vuole), però danno grande spazio ai due interrogatori: ‘Tutto chiarito’. Dunque non sto lì a disturbare il babbo o Lotti o i generali per chiedere spiegazioni. Il terzo giorno il Fatto scrive che pure il mio amico Vannoni, ex consulente del mio governo e presidente di Publiacqua a Firenze, accusa Lotti di avergli detto dell’inchiesta e di averlo detto pure a me. Capirete che la faccenda è seccante: il mio amico Marroni accusa i miei amici Lotti, Vannoni, Del Sette e Saltalamacchia delle soffiate e mio padre e l’amico Russo di aver tentato di truccare un appalto a favore del mio finanziatore Romeo. E il mio amico Vannoni conferma, anzi accusa pure me di sapere dell’inchiesta.

La gente potrebbe domandarsi: ma come fa a essere un complotto, se gli accusati e gli accusatori sono tutti amici miei? E perché i miei amici dovrebbero accusarsi fra di loro, col rischio di perdere il posto? Io però non mi preoccupo: se lo scrive il Falso quotidiano e gli altri no, dev’essere una bufala pure quella. Poi saltano fuori vari colloqui fra Russo e Romeo e un paio di incontri fra Marroni e mio padre. E due testimoni parlano di incontri fra il babbo e Romeo. E in due pizzini scritti da Romeo e recuperati dai carabinieri del Noe nella spazzatura c’è scritto ‘30mila euro al mese per T.’ e ‘5 mila ogni 2 mesi per C.R.’. Ma babbo lo conosco: è un espansivo naturale, incontra tutti. E Russo ha preso da lui. E poi chissà che vogliono dire quelle sigle: T. può essere Travaglio, o Tina Turner, o Tiberio Timperi e C.R. Carlo Rossella, Cesare Romiti, Carlo Rubbia, haivoglia. Vorrei chiamare il babbo per capirne di più, ma lascio perdere: meglio farlo interrogare da Luca (Luca chi? Col cavolo che ve lo dico), che ha tutta l’aria di saperne di più. E poi la Procura di Roma ci dorme sopra un paio di mesi: se non si agitano loro, perché dovrei farlo io? Il 1° marzo perquisiscono Russo e indagano il babbo. Paiono convinti che i due c’entrino qualcosa con C.R. e T.. Vuoi vedere che il rancoroso Woodcock ha contagiato anche il non rancoroso Pignatone? Ma mi tranquillizzo subito: il babbo non viene perquisito, manco gli sequestrano il cellulare. Deve aver fatto tutto Carletto, millantando il nome del babbo ignaro. Alla vigilia del suo interrogatorio, sicuro che a Roma nessuno oserebbe intercettarlo, chiamo il babbo per dirgli di non parlare di mamma, se no interrogano pure lei; lo accuso di non aver detto la verità a Luca (Luca chi? Col cavolo che ve lo dico) e aggiungo che non ci credo che non ha incontrato Romeo. Ma si capisce che sto scherzando: lo so bene che è tutta una patacca. Lui invece che fa? Mi confessa che forse Romeo l’ha visto in qualche bar.

Due mesi dopo il Fatto pubblica la telefonata: quindi il babbo era intercettato (non a Roma, si capisce: a Napoli). Allora sì che mi preoccupo: e se scatta il favoreggiamento, o l’inquinamento delle prove? Qualche secondo di panico, poi la Procura (non Napoli, si capisce: Roma) dice che la telefonata è penalmente irrilevante, già cestinata: e io che mi credevo il contrario. Vabbè, meglio così: se lo dicono loro… Poi partono le indagini sulle fughe di notizie: non le soffiate agli indagati, no, quelle a Lillo. E non si parla più di tangenti promesse, appalti truccati da 2,7 miliardi, cimici rimosse e altre cazzate: no, si parla dei veri delitti di questa sporca montatura, cioè gli scoop del Fatto. Woodcock, la Sciarelli, Lillo e quello Scafarto che sbagliava i nomi, roba grossa. Infatti noi chi abbiamo cacciato? Mica gli indagati: quelli sono innocenti; no, Marroni che, essendo solo testimone, è sicuramente colpevole. Ma benedett’uomo: gli abbiamo lasciato cinque mesi per ritrattare e lui che fa? Conferma le accuse. Ma allora ci ha le pigne, in testa. Guardate Vannoni: ha ritrattato e infatti è ancora al suo posto. Guardate Del Sette e Saltalamacchia: negano tutto, anche i loro cognomi, e infatti sono ancora ai vertici dei Carabinieri. Ma ci vuol tanto a capire? Ora, se tutto va bene, chiudiamo il Noe e il Csm ci caccia Woodcock prima che si scopra che non ha fatto niente. E la facciamo finita con questi pm falliti e rancorosi (il procuratore di Napoli, Colangelo, che lasciò aprire l’inchiesta l’abbiamo prepensionato per decreto). Il Berlusca è invidioso marcio. L’altro giorno l’ho sentito per la lista dei ministri e mi ha detto: ‘Matteo, ma come fai? Io, appena ci provavo, avevo subito tutti contro’. Che rosicone. Però un po’ lo capisco…”.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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