Cronaca/Interno/Politica

Con lo “Ius soli” Renzi vuol far fuori Gentiloni

(Ugo Magri per la Stampa) – La fretta renziana sullo «ius soli» sta suscitando sospetti. Tra i senatori Pd sono in molti a chiedersi che bisogno c’ è di ricorrere addirittura a 4 voti di fiducia, uno per ciascuno degli articoli di cui si compone la legge. Tra l’ altro, si fa notare, ogni votazione è un rischio perché al Senato i numeri sono incerti. I bersaniani sosterranno la riforma, è vero; però mancheranno i voti di Ap. E in assenza degli alfaniani diventeranno decisivi gli 80 senatori che stanno nel mondo di mezzo, in quella terra di nessuno guidata solo dalle rispettive convenienze.

Finora, per conservare più a lungo l’ indennità parlamentare e i benefici annessi, questa zona grigia ha sempre sostenuto il governo nei passaggi decisivi. Probabilmente andrà così pure la prossima settimana, quando lo «ius soli» arriverà in aula; o magari no, nessuno se la sente di mettere una mano sul fuoco. Di qui il punto interrogativo sulle reali intenzioni di Renzi: per quale motivo il Pd, anziché scegliere la scorciatoia pericolosa, non imbocca la strada lenta ma più sicura della fiducia su un unico maxi-emendamento? Servirebbe poi un ulteriore passaggio alla Camera, però il governo non rischierebbe di cadere nel burrone.

Forse, ecco il dubbio, qui sta il vero obiettivo di Matteo: esorcizzare la noia della politica provando il brivido dell’ azzardo. Se lo «ius soli» passa, bene; se non passa e il governo cade, perfino meglio. In quel caso andremmo a votare sul finire dell’ estate o all’ inizio di autunno.

Per quanto il segretario si sforzi di negarlo pubblicamente, chi gli sta intorno lo descrive tuttora pronto a cogliere l’ attimo per tornare alle urne, qualora si presentasse l’ occasione. Una certa preoccupazione lambisce gli ambienti istituzionali e gli stessi leader di opposizione. Uno in modo particolare: il Cav.

COLPO DI FRENO

Berlusconi era stato (e rimane) disposto a votare prima della naturale scadenza, perfino il 24 settembre prossimo, ma chiede in cambio una legge elettorale come piace a lui. L’ ha individuata nel sistema tedesco, interamente proporzionale. Gli eviterebbe patti con Salvini, del quale Silvio non sopporta né le idee né le maniere.

Il mese scorso era sembrato che l’ intesa sul tedesco fosse matura, ma poi si sa come andò. Da allora, sotto sotto, Berlusconi ha continuato a sperare che Renzi cambiasse idea. E per ingannare il tempo si è messo a fare campagna acquisti, in modo da avere un maggior numero di senatori il giorno in cui l’ altro dicesse «ok, ripartiamo dal modello germanico». Un paio di verdiniani sono già stati arruolati e ce ne sarebbero altri 8 che non vedono l’ ora, metà di Ala e l’ altra metà di Alfano.

Sennonché adesso Berlusconi si è accorto che lo “shopping” potrebbe ritorcersi contro di lui. Ridurre i margini della maggioranza avrebbe l’ effetto di mettere a rischio Gentiloni sullo «jus soli». E se il governo cadesse sugli immigrati, andremmo alle urne con le due leggi elettorali passate al vaglio della Consulta: proprio ciò che il Cav vorrebbe evitare.

Di qui lo stop agli acquisti. Gli appuntamenti in agenda sono stati messi tutti in stand by. A ciascuno dei personaggi è stato recapitato il messaggio: «Sei dei nostri, ma per il momento è meglio se rimani lì dove sei». Come sostiene Maurizio Gasparri, «per Forza Italia non sarà in fondo una gran perdita, è gente impresentabile. Anzi, per dirla tutta, siamo alla raccolta differenziata, ecologica certo, ma sempre di quella roba si tratta».

A complicare le relazioni con Renzi, ha contribuito la ricostruzione nel nuovo libro del segretario Pd, dove si narra che il famoso Patto del Nazareno fallì quando Berlusconi confessò candidamente di aver concordato pure con Massimo D’ Alema la candidatura al Colle di Giuliano Amato: per non subire la scelta di quei due, Renzi preferì eleggere Sergio Mattarella. Rivangare la vicenda è come spargere sale su ferite mai del tutto rimarginate.

Altro indizio di freddezza: nello scorso weekend, a pranzo con familiari e amici nella sua villa sarda, Berlusconi ha scartato tanto il «piano A» quanto quello «B». Il primo consiste nell’ alleanza con Salvini, il secondo punta a un governo con Renzi. L’ uomo ha deciso che vincerà da solo, proponendo tagli alle tasse, doppia moneta e separazione carriere dei magistrati (pm e giudici addirittura in palazzi separati). Ha congedato gli ospiti regalando a ciascuno un barattolo di «Marmellata del Presidente», ecologica e autoprodotta.

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