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“Vieni avanti, aretina”: di Marco Travaglio

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Siccome torna di moda il fascismo con la legge Fiano e con la pretesa della Boldrini di cancellare ogni traccia del Ventennio dall’architettura (speriamo non anche nel resto della cultura e nella legislazione, sennò questi bruciano pure i quadri e i libri dei futuristi, le opere di Gentile e il Codice Rocco, aboliscono le pensioni e magari rimandano pure le zanzare nelle paludi pontine per farle ribonificare da Nichi Vendola), quindi vale tutto, noi ci stiamo appassionando agli etruschi. Non a quelli antichi sepolti nelle necropoli, molto apprezzati da Alberto Sordi e dalla moglie buzzicona durante le “vacanze intelligenti”, perché “magnavano da vivi e pure da morti”. Ma a quelli contemporanei, riuniti attorno al desco di Banca Etruria tanto caro alla famiglia Boschi, che quanto ad appetito non hanno nulla da invidiare agli antenati – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 13 luglio 2017, dal titolo “Vieni avanti, aretina”.

La passione nasce dalla lettura di un passaggio del libro di Renzi, che prima insulta Ferruccio De Bortoli per il suo famoso scoop su Etruria, poi sembra smentire Maria Elena Boschi. Noi, che apprezziamo e stimiamo la statista aretina, eravamo rimasti al suo solenne giuramento del 18.12.2015 alla Camera dei Deputati, che su quella base respinse la mozione di sfiducia: “Non c’è alcun conflitto d’interessi né favoritismo né corsia preferenziale: non ho tutelato la mia famiglia, ma solo le istituzioni… Si dimostri che ho favorito mio padre o che son venuta meno ai miei doveri istituzionali e sarò la prima a lasciare l’incarico”. Giuramento poi sbugiardato da alcune notizie.

1) Nel marzo 2014 -rivela il nostro Giorgio Meletti, mai smentito dalla Boschi né da alcun altro – cioè un mese dopo la nascita del governo Renzi, Maria Elena e Pier Luigi Boschi (membro del Cda di Etruria) ricevono nella loro villa di Laterina il presidente e l’ad di Veneto Banca, Flavio Trinca e Vincenzo Consoli, giunti da Treviso per incontrare la neoministra, presente anche il presidente di Etruria Giuseppe Fornasari. Tema della riunione segreta: come resistere, con l’appoggio del nuovo governo, alle richieste di Bankitalia affinché Etruria e Veneto Banca si trovino un salvatore. A maggio papà Boschi diventa vicepresidente col neopresidente Lorenzo Rosi. I due bussano a tutte le porte, compresa quella del massone e bancarottiere Flavio Carboni, ma invano.

2) Nel gennaio 2015 – rivela De Bortoli- un mese prima del commissariamento di Etruria chiesto da Bankitalia al governo, la Boschi chiama disperata l’allora Ad di Unicredit, Gianfranco Ghizzoni, e gli chiede di acquistare una a caso delle tante banche che stanno per fallire: quella vicepresieduta da suo padre. Tant’è vero che Ghizzoni – come rivelano i nostri Stefano Feltri e Carlo Tecce – non ignora la richiesta della ministra, ma la inoltra al vicedirettore Marina Natale perché ne valuti la fattibilità. Poi il parere della Natale è negativo e Unicredit si tira fuori. La Boschi smentirà la notizia e annuncerà querela a De Bortoli (mai fatta). Ma l’ex Ad Ghizzoni non smentirà un bel nulla, anzi si dirà pronto a parlare se un pm o una commissione parlamentare lo scioglieranno dal patto di riservatezza con la sua ex banca.

3) Il 3 febbraio 2015 – rivela ancora Meletti sul Fatto – manca una settimana al commissariamento di Etruria. Il governo Renzi ha appena varato il decreto che riforma le banche popolari (Etruria inclusa), imponendo loro di trasformarsi in Spa più grandi. Il Dg di Veneto Banca, Consoli, chiama papà Boschi, ancora alla spasmodica ricerca di un salvatore della banca (e anche di se stesso). Consoli, ansioso di ben figurare con Palazzo Chigi, è disponibile e fa una telefonata (intercettata dai pm che indagano sull’istituto veneto). A chi? All’amico Pier Luigi Boschi, che promette: “Domani in serata se ne parla, io ne parlo con mia figlia, col presidente (Renzi, ndr) domani e ci si sente in serata”. Anche su questa notizia, dalla Boschi neppure una risposta alle domande inviate via mail dal Fatto il 20 giugno. Ora però, al posto della ministra muta, parla il segretario chiacchierone, proprio mentre il governo con dentro la Boschi cancella dal decreto banche un proprio emendamento che poteva portare all’interdizione del solito babbo. Renzi scrive nel suo libro del “presunto scoop” di De Bortoli (che insulta con pezzi di articoli del suo nuovo spirito guida, Giuliano Ferrara) e lo riassume così: “Il ministro Boschi avrebbe richiesto un non meglio precisato impegno a… Ghizzoni per studiare il salvataggio di Banca Etruria e delle altre banche a rischio liquidazione”(ma è una balla: secondo De Bortoli,la Boschi chiese solo di Etruria). Poi commenta: “Come se non fosse evidente… che tutti gli ad delle banche… conoscevano perfettamente la difficile situazione di alcune popolari… Chiedere a Ghizzoni di studiare il dossier Etruria sarebbe stato come minimo ridondante visto che era un dossier che stavano studiando tutti… Non c’era bisogno che lo dicessero Ghizzoni o Boschi”.

Quindi Renzi ci sta dicendo, alla sua maniera obliqua, che la Boschi chiamò Ghizzoni con un atto “ridondante” ma “normale”? E a quale titolo, se non quello di figlia di suo padre (opportunamente rimosso da Renzi), visto che era titolare delle Riforme e dei Rapporti col Parlamento, non con le banche, tant’è che i ministri economici non sapevano nulla della sua iniziativa? Dunque il putribondo De Bortoli ha scritto la verità? E gli annunci di querela? E il giuramento al Parlamento di non essersi mai occupata di Etruria? E il conflitto d’interessi? Dire che è normale che un ministro chiami un banchiere per salvare la banca vicepresieduta dal babbo è come dire che è normale che B. faccia leggi sulle sue tv e i suoi processi. O, già che c’era, voleva dirci pure questo in vista del Renzusconi prossimo venturo?

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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One thought on ““Vieni avanti, aretina”: di Marco Travaglio

  1. Interpellato per un giudizio sui politici Cesare Rimini (avvocato) dice:” Credo ci siano stati periodi in cui i politici erano più odiati di adesso. Dico i politici della crudeltà, del settarismo, dell’offesa alla dignità dell’uomo. oggi forse non sono odiati, sono disprezzati”.
    Condivido in pieno, quel trio rappresentativo è solo da disprezzare.

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