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Franco Bechis: “Quando dà i numeri non ne azzecca uno”

(Franco Bechis per Libero) – Nel suo libro Matteo Renzi lo elenca fra i suoi successi, ma siccome verba volant e scripta manent, per dire che con lui la situazione del debito pubblico italiano non è stata affatto drammatica, cita un rapporto della Banca dei regolamenti internazionali che dice come a fine 2016 “il debito aggregato dell’ Italia (pubblico e privato) era pari al 269% del Pil contro il 278% della Spagna, il 280% del Regno Unito e il 297% della Francia”.

Un dato che dice nulla su quanto fatto dal governo, visto che il debito privato dipende dalle abitudini e dalla prudenza degli italiani, mentre quello pubblico sa dire assai sulla finanza allegra di chi li governa. Renzi però quelle cifre non le ricordava a memoria, e così è dovuto aggrapparsi ad altre che gli venivano in mente quando si è imbattuto sul fianco fragile della sua politica economica dei 1000 giorni durante l’ intervista a Bersaglio Mobile su La7 di mercoledì 12 luglio.

Mentre l’ ex premier sciorinava i suoi successi e spiegava la proposta che vorrebbe fare alla Ue nella prossima legislatura (dare mano libera all’ Italia a fare salire il deficit al 2,9% del Pil liberando risorse per tagliare le tasse), Enrico Mentana lo ha interrotto: «In questi anni non abbiamo abbattuto il debito, neanche un po’». Renzi rapidissimo gli ha risposto: «Il debito è lo stesso di quando siamo partiti. Caspita, dopo 10 anni che saliva…».

Mentana lo ha nuovamente fermato: «Però abbiamo avuto condizioni straordinarie…», e Renzi lì ad insistere: «Negli ultimi nove mesi la curva del debito/Pil sta scendendo…». Ma su tutti in quell’ esatto istante si è stagliata l’ ombra di Urbano Cairo, e la necessità di mandare in onda gli spot ha fermato la discussione. Con una promessa di Mentana: «Durante la pubblicità faremo il fact cheking».

Non sappiamo se la redazione di Bersaglio Mobile ha controllato o meno quel che stava dicendo Renzi, perché alla ripresa della registrazione si è subito passati ad altri argomenti. Ma il fact checking l’ abbiamo compiuto noi di Libero, perché quelle stesse affermazioni (il debito pubblico oggi identico a quello di inizio 2014 quando Renzi divenne premier e il rapporto debito/Pil che negli ultimi nove mesi sta scendendo), le abbiamo sentite ripetere dal segretario del Pd più volte nelle ultime settimane.

Sul fatto che Renzi sia stato colpito come dice “dalle curve viste”, non ci permettiamo di obiettare, e anzi ci felicitiamo con lui per la affascinante visione. Ma siamo certi che non si trattasse della curva discendente del rapporto fra debito e pil. Perché non esiste proprio alcuna curva discendente né negli ultimi nove mesi, né in quelli che li hanno preceduti. Anzi, il rapporto debito/Pil è continuato costantemente ad aumentare fino ad aprile 2017, ultimo mese per cui si dispongono dati ufficiali, superando il 133%.

Questo significa che è cresciuto di oltre 4 punti percentuali dal momento stesso in cui Renzi prese a inizio 2014 nelle sue mani le redini del governo: il 31 dicembre 2013 il debito pubblico italiano era il 129% del Pil.

Quindi la crescita del debito avvenuta mentre Pier Carlo Padoan era ministro dell’ Economia, è stata sensibile, anche se meno pronunciata di quella avvenuta nell’ analogo periodo precedente, in cui erano premier prima Mario Monti e poi Enrico Letta (il debito/Pil è passato infatti dal 120,10% di fine 2011 al 129% di fine 2013, con un aumento di quasi 9 punti percentuali).

In termini assoluti non è vera quindi l’ affermazione secondo cui il debito pubblico italiano sia oggi delle stesse dimensioni dell’ inizio dell’ era Renzi. Allora ammontava a 2.070,180 miliardi di euro, e a fine aprile 2017 a 2.270,355 miliardi di euro, che al momento è la cifra record della storia della Repubblica italiana. Quindi sotto la Renzinomics il debito pubblico italiano è cresciuto di 200 miliardi di euro.

Nei soli quattro mesi del 2017 il debito pubblico italiano è cresciuto del 2,36% rispetto alla fine dell’ anno precedente, e siccome il Pil nel primo trimestre è cresciuto dello 0,4%, è evidente come oggi il debito stia correndo a una velocità 5-6 volte superiore a quella del prodotto interno lordo e come la curva del loro rapporto sia evidentemente in preoccupante crescita.

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