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Franco Bechis: “Renzi versione statista (giusto nel suo libro)”

(Franco Bechis per Libero Quotidiano) – Racconta l’ ex premier Matteo Renzi nel suo libro Avanti appena uscito da Feltrinelli di essersi pentito in una sola occasione di avere insistito su Expo. Fu durante la visita alla struttura del presidente kazako Nazarbaev, a cui avrebbe voluto vendere infrastrutture made in Italy. E quando stava per riuscirci, fece una figuraccia senza via di uscita che mandò tutto all’ aria.

Ecco come la racconta lo stesso Renzi nel suo libro: «In aereo verso Milano studio a lungo i dossier e ho già visitato il Kazakistan: conosco le priorità commerciali, dal gas all’ agroalimentare. Ho in cartellina la richiesta di mettere l’ accento sulle infrastrutture, e nell’ incontro di delegazione che precede il pranzo insisto molto sulla qualità italiana. Come facciamo noi le opere pubbliche, caro Nazarbaev, non le fa nessuno al mondo, sa?

Non pensi che siamo bravi solo a fare da mangiare… Concordiamo una serie di misure molto utili e finalmente possiamo prendere l’ ascensore e salire nella sala dove ci attende il pranzo. Sono circa 16 secondi. Al nono secondo l’ ascensore si blocca. E si blocca per 47 lunghissimi minuti. Sono un po’ in imbarazzo, perché sulla qualità delle opere pubbliche italiane ho già detto tutto. Lui mi guarda, io lo guardo. Fa caldo. Siamo circondati dalle sue guardie del corpo.

E da due validi agenti di polizia che ci aiuteranno uscire dalla poco piacevole situazione. Sfodero il sorriso migliore. Ma un sorriso per 47 minuti si chiama paresi. Cerco di parlare… Il caldo cresce, il nervosismo pure. Al 20º minuto gioco la carta dell’ Iran.

Come vedi, caro presidente, il futuro dell’ Iran dopo gli accordi di Vienna? E lui mi risponde «molto interessante. Apprezzo il tentativo di cambiare argomento. Ma ti spiegherò la mia posizione a tavola, appena usciamo da questo dannato ascensore». Respinto con perdite, insomma dopo altri 27 minuti siamo finalmente liberi. Il sudore ci costringe un cambio di camicia in corsa.

Poi davanti a un bicchiere di vino e un piatto di pasta, torna il buonumore. Nazarbaev mi sussurra: «Forse non siamo bravi come voi con le infrastrutture, ma da noi gli ascensori funzionano… Touchè! Quel che si dice un tiro imparabile…».

Parte del libro omaggia il presidente Usa Barack Obama, ma c’ è anche una piccola rivelazione su Trump. Perché Renzi spiega che il primo lo chiamava spesso usando la linea diplomatica, mentre Trump «mi chiama da cellulare a cellulare grazie ai buoni uffici di Flavio Briatore e Tom Barrack».

Divertente la narrazione della visita a Cuba, e della cena «con Raul Castro, che mi racconta di come Che Guevara operasse gatti (non benissimo, a dirla tutta) (…) di come si debba fumare un sigaro. E quando gli comunico che devo ripartire per l’ Italia per incontrare la mia opposizione interna, mi domanda: «Che cos’ è l’ opposizione?».

Prima di andarsene Castro firma con dedica a Renzi & c copie del suo libro. Arriva il turno di Carlo Calenda, allora viceministro. Castro scrive: «Al companero dottor Calenda». Renzi annota: «Il companero viceministro è abbastanza imbarazzato. “Non lo diciamo a nessuno, Carlo, tranquillo. Quando ti candiderai con la destra, farò finta di non aver visto questa dedica”, gli sussurrò all’ orecchio..

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