Cronaca/Interno/Politica

“Non si dice illegale”. Il trucco del governo per accoglierli tutti

In un documento la richiesta agli enti locali di non fare differenze con chi ha diritto d’asilo

E, in effetti, nella bozza del testo presentato dal Viminale alle Regioni si legge che «sia l’Ecri, nell’ultimo rapporto sull’Italia, sia lo Special rapporteur on the human rights of migrants, nella sua ultima visita in Italia, del 2014, hanno invitato il governo a utilizzare e a vigilare sull’uso di una terminologia che non rinforzi i pregiudizi contro i migranti ed eviti di utilizzare espressioni caricate quali migranti illegali e clandestini, ad assumere un ruolo di leadership nella promozione di un discorso politico che ponga l’accento sulla necessaria tutela die diritti umani per tutti, inclusi i migranti, indipendentemente dal loro status legale, a sviluppare e implementare un programma di integrazione e diversità nazionale. La comunicazione mediatica e il discorso politico si concentrano su pochi temi quali emergenza, invasione, irregolarità, clandestinità, sicurezza e terrorismo. Tematiche – si scrive ancora – che parlano alla pancia degli italiani e che sono in grado di incidere sui sentimenti di paura e insicurezza dovuti alla crisi economica, etica e politica della società contemporanea e di gettare una luce negativa sull’accoglienza dei migranti, ostacolando il processo di integrazione e creando terreno fertile per i conflitti sociali».

Insomma, il ministero, secondo i tre assessori di centrodestra, «vuole catechizzare gli italiani sul linguaggio da utilizzare. Noi – proseguono – non ubbidiremo ad assurde imposizioni linguistiche e continueremo a utilizzare questi termini assenza alcun problema, visto che sono contenuti nel dizionario della lingua italiana».

Un altro punto è quello in cui si parla delle misure necessarie all’integrazione. Tra queste sono citate «la formazione per gli imam, l’accesso ai non musulmani ai luoghi di preghiera (fare quindi delle moschee luoghi aperti, sicuri e trasparenti) e la conoscenza della provenienza dei finanziamenti per la costruzione e la gestione delle moschee». La cui realizzazione viene, quindi, incentivata. Un percorso per «costruire un islam italiano in un Paese in cui c’è la libertà di culto».

Sempre secondo quanto spiegato dai tre assessori regionali, «vengono addossati a Regioni ed enti locali tutti i costi economici e sociali della presa in carico sanitaria, educativa e sociale dei richiedenti asilo. Il governo Gentiloni – si prosegue – vorrebbe che fossero gli enti locali a mettere le pezze a un sistema di accoglienza fallimentare e malato, senza nemmeno prevedere risorse da destinare ai progetti».Di più: «Si tratta di un documento di partito, in cui si parla ancora di immigrati che pagano le pensioni agli italiani e si suggerisce di dare loro priorità nell’assegnazione di lavoro e di case popolari».

Per i tre assessori «siamo alla follia e al razzismo contro gli italiani». Peraltro, nel documento si specifica che «è opportuno iniziare a prevedere che alcune attività di supporto all’integrazione siano offerte sin da subito anche ai richiedenti, oltre che ai beneficiari di protezione internazionale». Insomma, prima gli immigrati, poi gli italiani.

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