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Peppino Caldarola: “Renzi non è odiato: semplicemente ha fallito in tutto”

(Peppino Caldarola – lettera43.it) – Non so voi, ma io non leggerò due iniziative salva-Renzi pubblicate rispettivamente da Repubblica e dal Foglio. Repubblica ha aperto un dibattito con Massimo Recalcati sul perché l’ex premier sia odiato, dimenticando il dato di fondo: che non è vero. Non è odiato, Renzi appare alla pubblica opinione, a gran parte della sinistra e del suo stesso partito semplicemente come un leader che ha fallito. L’odio è un’altra cosa. Berlusconi era odiato, e Repubblica ne sa qualcosa. Renzi invece, non rappresentando un movimento di popolo, un “sentiment”, un progetto sociale, ma solo la manifestazione di una leadership di impeto, è stato trattato come sempre accade in questi casi. Noi meridionali diremmo: è scaduto dal cuore. Recalcati, invece, ci fa sopra un ragionamento e altri stimati professori gli vanno dietro per consentire o dissentire. Forse è perché siamo in una estate troppo calda.

L’odio in politica è un brutto sentimento che nasce da un contrasto feroce sulla visione della società e sulla minaccia che una parte percepisce nella vittoria dell’altra. Sarebbe comprensibile se in America una parte di cittadini sentissero di odiare Trump che sta demolendo non solo l’intelaiatura del limitato stato sociale statunitense, ma colpisce al cuore antiche credenze democratiche. Renzi è stato un furbo navigatore della politica, un vero politicante, che con una pattuglia di fedelissimi, sulla base di un iniziale consenso largo di partito, ha occupato il suo palazzo d’Inverno rinunciando però a farlo diventare d’estate. Una leadership arrogante, triste, confusionaria. Troppo per accettarlo come leader, troppo poco per odiarlo. Forse per difenderlo l’indagatore di anime Recalcati dovrebbe usare altri strumenti della sua scienza che spiegano i danni dell’arroganza e dell’ego smisurato.

Il giovane Cerasa, del Foglio, si batte invece con Maria Teresa Meli per il primato nella difesa accanita dell’ex premier, inventandone una al giorno. L’ultima è l’appello perché Massimo D’Alema diventi premier. È evidente che crede così di suscitare un ripulsa generale che si trasformerebbe in un elogio per Renzi, odiatore ufficiale dell’ex segretario Ds. Il guaio non è che D’Alema sia la bestia nera di Cerasa. Credo che l’ex premier abbia temuto ben altri assalitori. Il guaio sta nello schema che il direttore del Foglio ha messo in piedi.

CERASA E GLI ORFANI DI BLAIR. Cerasa , che non sa spiegarsi l’ostilità verso Renzi e il neo-liberismo, definisce il pensiero contrario come «sinistra Peter Pan» e per demonizzarla invoca l’assunzione della leadership del personaggio che più ha rappresentato vizi e virtù della sinistra. È una chiamata alle armi di berlusconiani, di ex comunisti ultra-pentiti (indaghi su questi Massimo Recalcati), di orfani di Tony Blair. Insomma, un mondo di sfigati.

GLI ERRORI DEL FOGLIO. Intendiamoci un referendum su D’Alema oggi, per chi lo avversa, sarebbe rischioso. È tale il discredito che sta assediando la cittadella renziana che può accadere anche che alcuni personaggi che vengono da lontano mostrino di avere più consenso di quanto gli viene accreditato. Quello che colpisce è che un giornale intelligente che le ha sbagliate quasi tutte nell’analisi politica, come il Foglio di ieri e di oggi, si metta a giocare con le bambole mentre la casa brucia.

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