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Pierluigi Battista: “La vorticosa (e interessata) corsa finale al seggio”

Le cronache parlano di riposizionamenti parlamentari dell’ultima ora, di cambi di casacca last minute. Non movimenti disordinati e insensati, ma sempre improntati a un saldo spirito pratico

(di Pierluigi Battista – corriere.it) – La legislatura è agli sgoccioli oramai. E le cronache parlano di riposizionamenti parlamentari dell’ultima ora, di cambi di casacca last minute. Ben un quarto dei deputati e senatori eletti nel 2013 ha infoltito in questi quattro anni il vasto e variegato esercito dei transfughi in transumanza permanente, una decina di profughi politici al mese. Non movimenti disordinati e insensati, ma sempre improntati a un saldo spirito pratico.

La direzione di marcia dei transfughi parlamentari è infatti come un termometro, ma invece della temperatura segnala la percezione diffusa, molto importante per i politici, di chi vince e di chi perde, di chi è il potente di turno e di chi ha invece imboccato la strada del declino.E infatti ora è il turno di Berlusconi, vissuto dai cespugli «centristi» come il porto della salvezza per la prossima stagione parlamentare: abbandonato quando sembrava inesorabilmente fuori gioco, di nuovo apprezzato e accarezzato adesso che sembra fortissimo, addirittura un possibile vincitore, sia pur alla sua veneranda età.

Il ministro degli Affari Regionali Costa sente come un potente richiamo il ritorno agli ideali di Forza Italia, da lui precedentemente abbandonati per incarichi importanti nei governi a guida Pd. Il nostro Tommaso Labate, dopo aver descritto le processioni alla volta di Villa Certosa di parlamentari ansiosi, ha descritto la resipiscenza di tanti centristi che dopo aver affiancato Angelino Alfano oggi subiscono nuovamente il fascino del centrodestra berlusconiano.

L’abilità della transumanza parlamentare, nobilitata dalla mancanza di vincolo di mandato sancita dalla nostra Costituzione, è del resto anche una questione di tempi. Denis Verdini, per dire, è stato un transfuga troppo precoce e oggi non sembra più nelle grazie né di chi lo aveva chiamato a sé, Renzi, né di chi era stato abbandonato, Berlusconi.

I transfughi last minute invece si avvicinano con maggiore baldanza alla scadenza delle candidature. Renzi non sembra in forma smagliante, Berlusconi sì: questo dice il termometro della transumanza. Che poi non è una questione di dirittura personale da ristabilire per arginare transumanze così golose. Ma di forza del sistema politico e delle strutture, in primis i partiti organizzati, che danno stabilità, ai governi ma anche ai destini dei singoli.

Oggi si parla molto di «ritorni» alla Prima Repubblica. Ma la Prima Repubblica non conosceva le transumanze dei parlamentari in perenne anabasi: ulteriore dimostrazione della distorta lettura oggi molto in voga di quei decenni di vita repubblicana, incredibilmente bollati come «instabili». E anche in parte della Seconda Repubblica i «ribaltoni» davano comunque un senso politico ai movimenti dei parlamentari irrequieti e pronti a scavalcare la barriera degli schieramenti. Oggi invece ognuno va per conto suo, in un vortice di andate e ritorni e di giri di giostra di cui non si coglie più il senso politico, e dove, se si preferisce, la convenienza personale non è più riconducibile a un disegno.

La certezza di non dover faticare con il consenso degli elettori per essere eletti, poi, ingigantisce a dismisura la sindrome del nominato che si traduce in accentuate forme di dipendenza nei confronti di chi nomina e decide il destino di futuri parlamentari che non hanno più da trafficare collegi e insediamenti elettorali: causa non unica ma decisiva del complessivo decadimento della classe politica italiana di cui tutto si può dire, ma non che manchi di senso del tempismo. Last minute.

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