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Consip, le paure di Lotti: “O mi arrestano o…”

(dagospia.com) – In due paginate, il Fatto Quotidiano rivela le inquietudini che l’inchiesta Consip innesca nel Giglio Magico renziano. Ed il più preoccupato è proprio Luca Lotti. E’ il 2 gennaio scorso ed in quella che doveva essere solo una telefonata di scambio di auguri tra “Lampadina” ed Alberto Bianchi escono allo scoperto tutte le preoccupazioni del braccio destro di Matteo.

Da pochi giorni è esploso lo scandalo che coinvolge Babbo Tiziano e ad aggravare la situazione ci si mette – ricostruisce Il Fatto – anche un appartamento di lusso che Renzi vuole adibire a suo ufficio privato a Firenze.

“A me questa storia inquieta un po’”, confida Lotti a Bianchi. E dopo gli auguri di rito butta lì una frase: “Anche perché a peggiorare non so cosa può succedere… o mi arrestano di mattina alle sette senza che me ne accorga o succede qualcosa alla mia famiglia”. E pronto l’avvocato: “Neanche per scherzo”.

L’intercettazione va contestualizzata. A fine 2016 esce sui giornali l’inchiesta di Woodcock, che vede indagati proprio Luca Lotti e Tiziano Renzi. Tutto vorrebbe il ministro (all’epoca sottosegretario) tranne che uscisse la storia dell’appartamento di Renzi. Lo paga la Fondazione Open, di cui Bianchi è il presidente e Lotti siede nel board, 84 mila euro all’anno.

Ma non è finita. Sempre il Fatto riporta le intercettazioni fra Bianchi e la segreteria del gen. Saltalamacchia, accusato di essere una delle fonti che avrebbe confidato alla famiglia Renzi di essere sotto indagine. Al centro dei colloqui la consegna del tradizionale Calendario dei Carabinieri che Saltalamacchia vuole recapitare di persona all’avvocato fiorentino, quando – solitamente – viene inviato per posta.

Sempre il quotidiano di Travaglio riferisce di uno scontro violento fra il cap. Scafarto (Carabinieri) con il pari grado Sebastiano Di Giovanni (Guardia di Finanza). Scafarto, davanti a Woodcock, accusa il collega della Finanza di aver favorito la fuga di notizie.

Il carabinieri dice che Di Giovanni ha informato dell’inchiesta Consip la sua catena di comando dell’indagine, e che i vertici delle Fiamme gialle hanno riferito l’indagine Consip agli omologhi dell’Arma. Il finanziere smentisce e ricorda davanti al magistrato che sta seguendo l’incheista da una sola settimana.

L’ultimo cetriolo quotidiano del Fatto è per Laura Bovoli, mamma del Ducetto. Il suo profilo emerge da un’intercettazione fra Alfredo Romeo e Carlo Russo, il faccendiere amico di Tiziano Renzi.

Russo cerca di ottenere un contratto stabile dalla Romeo. L’imprenditore, però nicchia. E suggerisce una consulenza, magari per l’individuazione di un albergo a Londra. Ma gli chiede se ha una società a cui fatturare, “facciamo una Srl”. Russo resiste si giustifica: “ora c’è una Srl che c’ha un po’… Ma non sono fatto per queste cose… pensi che la on banking (home banking) di questa Srl, tutta la chiavetta, i codici no ce l’ha Tiziano perché non è cosa mia. Non riesco… anzi, nemmeno lui ce ‘ha… la Lalla, la moglie (moglie di Tiziano, ndr)”.

Tradotto. Secondo queste intercettazioni, la mamma di Renzi controlla i conti bancari della società di Russo…

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