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Chi tocca il Giglio Magico muore

(Alessandro Da Rold– lettera43.it) – Per capire l’impatto che potrebbe avere lo spostamento del Capitano Ultimo, al secolo Sergio De Caprio, dall’Aise, il nostro controspionaggio, all’Arma dei Carabinieri in seguito ai veleni dell’inchiesta Consip bisogna riportare indietro le lancette di più di 20 anni. E tornare a quando proprio Ultimo creò quel gruppo di uomini selezionati per catturare il boss mafioso Totò Riina. Lo raccontò bene Roberto Longu, maresciallo in congedo, che con un articolo sul Giornale il 22 luglio del 2010 parlò dell’Unità Militare Combattente Crimor, quando De Caprio dava la caccia ai mafiosi. Negli Anni 90 i punti di riferimento nell’Arma erano il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e soprattutto il giudice Giovanni Falcone, due esempi per chi ogni giorno combatte Cosa Nostra. «Il giorno della morte di Falcone ci ritroviamo nel nostro ufficio e siamo sgomenti: ci guardiamo in faccia, siamo una decina, e prendiamo una decisione spontanea. Andiamo a Palermo ad arrestare Totò Riina e smantellare la sua organizzazione», scrive Longu. «È quel giorno che nasce la fine di Riina».

MALUMORE TRA LE FORZE DELL’ORDINE. Ultimo, molto amato, popolarissimo, celebrato in televisione con una serie televisiva ma sempre restio ai riflettori, non è mai stato un personaggio semplice da digerire per la “burokrazia egemone” come la definì sul suo sito internet quando il Crimor fu smantellato alla fine degli Anni 90. Di dissidi ne ha avuti sempre con i vertici. Ma che schizzi di fango, che già gli arrivarono dopo l’arresto di Riina, ritornino ora su un’inchiesta di mazzette e appalti dove sono coinvolti il padre del segretario del Partito democratico Matteo Renzi e il ministro dello Sport, nonché punta di diamante del Giglio Magico, Luca Lotti fa una certa impressione. E sono schizzi che stanno creando malumore tra le forze dell’ordine, in subbuglio da più di due anni. O meglio da quando sempre Ultimo fu spostato all’Aise dopo che gli furono revocati i compiti operativi nell’ambito di una riorganizzazione complessiva dei vari reparti speciali dell’Arma. Il motivo fu l’uscita della famosa intercettazione del Noe tra Renzi e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi nell’inchiesta Cpl Concordia.

Si tratta dell’ennesimo durissimo colpo all’Arma dei Cabinieri, dopo le indagini sul comandante generale Tullio Del Sette e quello della legione Toscana Emanuele Saltalamacchia, accusati di favoreggiamento nei confronti degli indagati di Consip. Ma soprattuto si tratta dell’ennesima tegola su chi ha indagato sugli affari dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, che a ottobre andrà a giudizio immediato. Nel corso di questi mesi è caduto il Noe, a cui sono state tolte le indagini e che ora vede vacillare i suoi vertici. Si parla di una delle eccellenze investigative in Italia, un nucleo che ha portato avanti indagini delicate soprattutto sugli intrecci tra politica, gli appalti e le aziende di Stato. Poi è stato indagato il capitano Giampaolo Scafarto, che ha lavorato per anni con Ultimo, accusato di aver falsificato degli atti per arrestare Tiziano Renzi. Infine è stato messo sotto indagine dalla procura di Roma Henry John Woodcock, il pm che ha fatto partire l’indagine a Napoli.

«UNA SCELTA INEVITABILE». Ultimo è persona molto stimata nell’Arma, tanto che sulle tante pagine Facebook (“Io sto con il Capitano Ultimo”, “Il Capitano Ultimo”, eccetera) che lo celebrano ogni giorno si sprecano parole di elogio. In particolare sotto un post del 16 luglio scorso compare una fase che ben rappresenta il momento attuale: «Io non dico che noi non cadremo perché siamo caduti tante volte e non dico che non cadremo altre volte ancora, però certamente noi ci rialzeremo ogni volta! Ultimo». Non è da poco che un carabiniere del suo spessore e della sua fama possa essere rimasto scottato anche lui sull’inchiesta Consip che ha toccato la famiglia di Renzi. E invece così pare sia successo. «È stata una scelta inevitabile», sostengono fonti dei servizi segreti con Lettera43.it. Il Capitano Ultimo e i suoi uomini, transitati dal Noe all’Aise, dovevano essere rispediti nell’Arma dei Carabinieri. Durante questo ultimo anno avrebbero continuato a collaborare alle indagini sulla Consip, senza averne alcun titolo e senza che i loro superiori ne fossero minimamente informati.

LA DIFESA DEL CAPITANO. Vero? Falso? Possibile che un gruppo di militare scelti, autori di inchieste così importanti negli ultimi anni, siano caduti sulle indagini del maxi appalto da 2,7 miliardi di euro? Non è un caso che il Capitano Ultimo respinga però tutte le accuse. Anzi, rivendica la correttezza del suo operato e di quello dei suoi uomini. Mai fatto indagini che non gli competevano, ha spiegato all’Ansa. Non solo. La decisione di rientrare nell’Arma è stata presa in modo «autonomo e consapevole» in seguito a quelle che definisce «reiterate e diffuse insinuazioni e manipolazioni della realtà» apparse sulla stampa. Tutto ciò «al fine di evitare strumentalizzazioni da parte di chiunque sul nostro operato, sempre corretto» e «per tutelare l’integrità dell’Aise (il servizio segreto esterno) nella sua interezza e per l’amore che ci lega all’Arma dei Carabinieri». E poi il 20 luglio ha aggiunto: «Da a questo momento diamo mandato ai nostri legali di affrontare le strumentalizzazioni e le insinuazioni che vengono diffuse, nelle sedi più opportune». Luigi Marroni, ex amministratore delegato di Consip, rimasto l’unico tra i testimoni del processo a sostenere che ci fu una fuga di notizie, ha detto qualche mese fa una frase indicativa: «Chi tocca Lotti muore». Forse più che Lotti bisognerebbe dire Renzi. Il capitano Ultimo, Scafarto e Woodcock lo sanno bene.

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