Cronaca/Editoriali/Interno

La strage degli spermatozoi

(di Marcello Veneziani) – Alla fine doveva succedere: scarsa natalità e più scarsa voglia di procreare, tanti profilattici, orrore della gravidanza e apologia dell’aborto, incentivi pubblici all’omosessualità, isolamento da single.

E dall’altra, tagli, riduzioni, meno consumi, meno investimenti, via gli sprechi, scarsa liquidità. Scoraggiati sul nascere, penalizzati dalla crisi, avviliti dal mobbing che li rende inutili, alla fine gli spermatozoi se ne sono andati.

I ricercatori, a Parigi come a Padova, lo attestano: sono in pauroso calo. Anzi, si sono addirittura dimezzati. Un ventenne ne ha meno di un quarantenne, il contrario di quel che è stato finora, da che mondo è mondo.

L’infertilità è in aumento e lo smog, l’obesità, il cibo con gli estrogeni, i veleni ne fanno strage. I giovani hanno meno di 39 milioni di spermatozoi per millilitro, che vi sembrano tanti ma tradotti in euro sono solo ventimila.

La crisi di liquidità colpisce le fasce più basse. In una ricerca resa nota da la Repubblica, emerge che l’altezza media cresce ma, dice l’endocrinologo Carlo Foresta, “il volume dei testicoli è diminuito”; non nel senso che i testicoli parlano a bassa voce, ma proprio la dimensione si è ridotta.

Finirà che gli unici ad avere le palle saranno gli alberi di Natale.

Un altro andrologo, Giovanni Morrone, spiega che il corpo maschile “sta subendo un processo di femminilizzazione”. Da qui la scomparsa del Pater, l’anacronismo delle quote rosa, il mimetismo maschile per sopravvivere, l’avvento dell’unisex, previo transgender.

Aspettiamo ora che nasca un Marcel Proustata per scrivere Alla ricerca dello sperma perduto.

Da tempo attendiamo invano rassicurazioni e smentite dopo la ricerca dell’università di Padova secondo cui il pene degli italiani perde un centimetro ogni 50 anni a causa dello smog e dell’obesità. Secondo i ricercatori saremmo passati dalla media di 10 cm del dopoguerra a una media di 89 millimetri. E già misurare su base millimetrica è un brutto presagio.

È esclusa la causa politica, secondo cui l’ideologia virile e megalomane del fascismo favoriva falli imperiali; poi nell’era democristiana le pudenda si accorciarono e ora, dopo i tagli dei tecnici, la larva si è ridotta a un pen driver di minima funzionalità. I ricercatori spiegano che l’inquinamento, il cibo e la ciccia modificano ghiandole e ormoni.

I cittadini delle metropoli più inquinate, dove si mangia pure nei fast food, avrebbero organi sessuali liliputziani; mentre in campagna il gusto ci guadagna.

Restano da capire due cose: se il calo riguarda solo gli italiani, decaduti a latin pover, ossia se solo loro si sono impoveriti anche nello sperma e negli ormoni; e se l’iposessualità riguarda pure le donne, tra vagine ristrette e tette ridotte a mimose. Invochiamo la par condicio per salvaguardare l’equilibrio coniugale.

Stando ai dati regressivi, nel giro di poche generazioni saremo depenalizzati. Il sesso, ridotto a un microchip, si renderà irreperibile, passerà alla clandestinità e si farà solo sesso virtuale sul web.

Il pene sarà ridotto a un cursore ed entrerà nei corpi femminili solo con la password. Alla farfalla di Belen il maschio latino risponderà col pungiglione di zanzara. Per indossare profilattici serviranno microscopi di di alta precisione. Sulle mutande sorgerà una lapide in memoria dello scomparso.

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