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Parco del Vesuvio, Sma Campania: 250 ettari a “danno ridotto” grazie a tecnica fuoco prescritto

Il 18 luglio scorso, unitamente al personale del Reparto Carabinieri Biodiversità di Caserta, ufficio che gestisce la Riserva Alto Tirone del Parco Nazionale del Vesuvio, un gruppo di lavoro costituito da SMA Campania, società in house della Regione Campania, rappresentata dal project manager Saverio Basile con il collaboratore Pietro Lavorgna, e dall’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, rappresentata dalle ricercatrici Assunta Esposito e Giovanna Battipaglia, ha condotto un primo sopralluogo nelle aree percorse dal fuoco in quest’ultimo periodo con l’obiettivo di raccogliere dati utili alla fase che farà seguito a quella emergenziale. Infatti, il Reparto Carabinieri Biodiversità, mentre è ancora impegnato a spegnere e a bonificare, intende già delineare gli interventi che si dovranno mettere in atto nei prossimi mesi, a partire dalla messa in sicurezza della Strada Matrone, per passare alle opere di difesa del suolo dal dissesto idrogeologico; rischio che, data l’incoerenza del suolo e le pendenze che caratterizzano molte delle aree bruciate, diventerà concreto non appena arriveranno le prime piogge.

Intanto, dai primi dati elaborati in ambito GIS dal gruppo di lavoro dell’Università “Vanvitelli”, a partire da immagini da satellite, risulta che l’area del Vesuvio percorsa dal fuoco supera i 1.980 ettari. Di questa superficie, circa 960 ettari di vegetazione risultano “completamente distrutti”, 770 ettari “molto danneggiati” e 250 ettari “leggermente danneggiati”.

Tra gli ettari “leggermente danneggiati” ci sono le parcelle che sono state trattate con la tecnica del fuoco prescritto nel marzo 2016, nell’ambito di un programma promosso dalla Regione Campania attraverso la società in house SMA Campania e di cui la Professoressa Assunta Esposito era responsabile per conto dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. La tecnica utilizzata consiste nella riduzione del carico di combustibile fine presente in bosco con l’obiettivo specifico, in questo caso, di ridurre il rischio incendi.

Le foto rappresentano un riscontro di campo interessante che merita di essere analizzato in maniera approfondita con ulteriori indagini.

In ogni caso, è bene ribadire che il fuoco prescritto, sebbene di estrema utilità, non può rappresentare da solo e sempre la soluzione ad un problema così complesso come quello degli incendi. Di certo la riduzione del carico di combustibile fine che caratterizza la tecnica, contribuisce alla possibilità di un migliore controllo del fenomeno, purché si rispetti una logica di approccio integrato allo stesso.

Piero Bonito Oliva

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