Cronaca/Inchieste/Interno

Allora controllare le coste serve: per la prima volta nel 2017 calano gli sbarchi

MIGRANTI: SBARCHI IN CALO PER LA PRIMA VOLTA NEL 2017

(ANSA) – Per la prima volta quest’anno si regista il segno meno negli sbarchi di migranti in Italia: 95.215 ad oggi contro i 97.892 del 2016 (-2,7%). Lo indicano i dati del Viminale dal 1 gennaio al 2 agosto.

PORTI VIETATI E INDAGINI SULLE NAVI VIA ALLE MISURE SULLE ONG RIBELLI

(Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera) – Divieto di attracco in alcuni porti delle regioni meridionali, controlli sulle certificazioni e sulla messa in sicurezza delle navi, indagini sui componenti degli equipaggi e sul tipo di rapporto di lavoro con le organizzazioni: sono queste le «severe conseguenze» per le Ong che hanno deciso di non firmare il codice di comportamento adottato dall’ Italia e condiviso dall’ Ue.

È una riunione convocata al Viminale dal prefetto Mario Morcone con i vertici di polizia, carabinieri e Guardia di Finanza, oltre ai comandanti di Guardia Costiera e capitaneria di porto, a fissare le linee di intervento decise dal ministro Marco Minniti. Il primo passo di una nuova strategia che mira a tenere le organizzazioni «ribelli» «fuori dal sistema di soccorso e salvataggio in mare dei migranti», come era stato annunciato dopo il rifiuto di Medici senza Frontiere e altre associazioni minori di non accettare le regole. Anche tenendo conto che per la prima volta dall’ inizio dell’ anno il trend è cambiato: la percentuale di arrivi è negativa rispetto al 2016.

Obiettivo del Viminale è rendere più difficoltosa la presenza in Italia delle navi straniere, senza comunque «mettere a rischio la vita delle persone». Esclusa al momento la possibilità di impedire l’ attracco, si valuta invece di ampliare la «rosa» dei porti disponibili.

Del resto spetta all’ autorità marittima indicare lo scalo dove far entrare la nave e dunque si opterà per quelli meno «affollati» dalle imbarcazioni che trasportano stranieri.

Nella lista ci sono Napoli, Gaeta, Civitavecchia, e tutti gli altri approdi disponibili fino a Livorno. Altra modalità esplorata in queste ore è quella di trasferire i migranti sulle navi autorizzate. In pratica se una delle Ong straniere effettua un salvataggio e lancia l’ Sos potrebbe essere costretta ad effettuare il trasbordo sulle navi delle altre Ong o sulle motovedette italiane.

Sarà la Guardia di Finanza a dover controllare la regolarità dei documenti, ma anche la «trasparenza» dei bilanci delle organizzazioni straniere che entrano nelle acque italiane.

Carabinieri e polizia effettueranno invece le indagini sui membri di equipaggio per verificare che possano svolgere le mansioni affidate, ma anche per accertare il tipo di contratto che hanno firmato con le Ong.

La procedura potrebbe durare anche due o tre settimane. L’ obiettivo è evidente: ostacolare chi ha deciso di non condividere il codice e così dimostrare che soltanto «un sistema integrato dove ognuno fa la propria parte può contribuire a far funzionare una macchina già di per sé complessa», come ha ripetuto più volte in questi giorni lo stesso Minniti. Si parte infatti dalla consapevolezza che le navi utilizzate dalle Ong sono quasi sempre prese in affitto e quindi tenerle ferme in porto in attesa dei controlli può provocare costi altissimi.

L’ analisi dei numeri delle ultime settimane e in particolare il raffronto con gli arrivi registrati nello stesso periodo del 2016, convince il governo di essere sulla strada giusta, soprattutto per quanto riguarda l’ attività rivolta verso la Libia con la consegna di motovedette, apparecchiature e altri mezzi utilizzati per il controllo del territorio e la lotta al traffico di migranti. Ma anche con i pattugliamenti congiunti richiesti dal governo di Tripoli il 23 luglio scorso.

A luglio sono sbarcati 11.193 migranti, l’ anno scorso, nello stesso mese furono 23.552.

Nessuno si illude che il problema stia andando verso la soluzione, ma qualcosa effettivamente sembra cambiato con il potenziamento della flotta della guardia costiera locale e la presenza nell’ area di un pattugliatore della Guardia di Finanza che sta partecipando ai controlli. Un’ attività che – con il via libera del Parlamento – potrebbe essere intensificata entro la fine del mese.

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