Cronaca/Interno/Politica

Il duello Renzi-Franceschini blocca le Camere e il Paese

Resa dei conti a settembre sulla legge elettorale

L’assaggio del clima che accompagnerà, nel mese di settembre, la ripresa dei lavori è stato offerto ieri, nell’istante in cui il Senato ha detto no alla richiesta del M5S di adottare una procedura d’urgenza per l’esame del ddl Richetti che ridisegna il sistema di vitalizi per i parlamentari. Se ne riparlerà a settembre. E se il dato politico, quasi scontato, emerso dopo il rinvio, porta a un classico scambio di accuse tra Pd e M5s, la novità arriva dalla spaccatura sul tema dei vitalizi tra Matteo Renzi e Dario Franceschini.

È il segnale che la guerra tra renziani e area dem si è spostata in Parlamento. Se nel passaggio alla Camera dei deputati il Pd ha accelerato sul provvedimento, chiedendo una approvazione in tempi rapidissimi, con l’obiettivo di rubare la scena ai grillini sul terreno dell’antipolitica, a Palazzo Madama il quadro si è ribaltato: il capogruppo dei senatori dem, Luigi Zanda, uomo forte del ministro della Cultura, nel suo intervento, si è smarcato dalla linea ufficiale del partito, imposta da Renzi: «Con la richiesta di urgenza i senatori del Movimento 5 stelle vogliono apparire all’opinione pubblica italiana come i campioni dell’antipolitica, dell’antipartitismo, come i rappresentanti dell’antisistema», ha detto Zanda. Un messaggio chiaro per le orecchie di Renzi. Anche perché la bocciatura della procedura d’urgenza allunga i tempi (da 30 a 60 giorni) per l’esame del ddl Richetti. La partita tra Renzi e la minoranza si giocherà, ora, dentro e fuori il Pd: la coppia Franceschini-Orlando ha preparato una trappola in Parlamento per i provvedimenti spot del segretario. Anche perché Anna Finocchiaro, ministro dei Rapporti con il Parlamento, e fedelissima del ministro della Giustizia, avrà un ruolo decisivo nell’agenda dei lavori. Dai vitalizi al testamento biologico: il testo che introduce le volontà in materia di cure mediche (anche nutrimento e idratazione) che un paziente, da cosciente, dichiara immaginando di trovarsi in una condizione in cui gli è preclusa la possibilità di scelta è in discussione alla Camera. Per Renzi il via libera rappresenta un’arma elettorale. Ma c’è sempre l’ostacolo Franceschini: l’area, numerosa, di parlamentari vicini al ministro dei Beni culturali non intende cedere. Anche perché non c’è alcuna intenzione di incrinare i rapporti con il mondo cattolico. Lo scontro tra i dem rischia di far naufragare anche il codice antimafia, già approvato in Senato. Ius soli e legge elettorale sono due provvedimenti inseriti nell’agenda dei lavori autunnali.

Se sul primo le frenate arrivano dall’area centrista che sostiene il governo Gentiloni, nel Pd c’è una sostanziale compattezza sul provvedimento, sulla legge elettorale tira aria di battaglia finale. L’esame del testo Fiano, dopo l’affossamento alla Camera dei deputati, riprende in commissione. Franceschini e Orlando vogliono l’introduzione del premio di maggioranza alla coalizione, Renzi difende la vocazione maggioritaria. Sulla legge elettorale si gioca una doppia partita: nel Pd e in Parlamento. Franceschini e Orlando provano a portare sulle proprie posizioni anche il numero due del partito, Maurizio Martina, per dare la spallata finale a Renzi.

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