Cronaca/Inchieste/Interno

Vade retro smartphone

(Sara Mauri per il Giornale) – Una mail ci raggiunge praticamente ovunque, le ricerche sono semplici, i documenti accessibili. Possiamo analizzare masse enormi di dati, possiamo comunicare in tempo reale su lunghe distanze. I nostri dispositivi ci aiutano, e molto. Con il telefono in mano possiamo spegnere le luci di casa, avviare la lavatrice, controllare l’ allarme. Da quando la tecnologia è entrata nelle nostre vite, le cose sono più semplici. Però, quasi si trattasse di qualche strano effetto collaterale, sono nate nuove fobie. E sono nuove, perché prima non esistevano. Si chiamano fobie, ma spesso vengono descritte come paure o ansie. Tuttavia, ansie, paure e fobie sono cose differenti.

La parola «ansia» deriva dal latino anxus e significa «stretto». Si tratta di una affannosa agitazione provocata da bramosia e incertezza, è essenzialmente di una reazione emotiva dove il pericolo è solo percepito. La paura, invece, è qualcosa di più razionale, è riconducibile a un pericolo reale: è tangibile. Solo una decina di anni fa, quando i dispositivi non erano propriamente gli stessi che abbiamo ora, spesso i computer si bloccavano e non ripartivano. La linea 56k ci metteva tantissimo a collegarsi e emetteva un suono infinito, provando e riprovando a ottenere il collegamento. E i computer sono stati odiati e maledetti.

 Magari, davanti a uno schermo bloccato. Quella rabbia forte, quella rabbia che ci faceva dire «adesso stacco tutti i cavi», quel chiedersi perché quel dannato attrezzo infernale non comunicava e non si spegneva, quella rabbia che ci provocava un rifiuto verso il nostro schermo bombato, quella che ci faceva battere forte il cuore per il timore che tutti i documenti sarebbero andati persi, quell’ istinto atavico che ci faceva giurare che mai più avremmo acceso il pulsante «on», quella era «tecnofobia».

La «tecnofobia» genera nell’ individuo paura e rifiuto verso la tecnologia. In quei momenti, anche il più paziente dei pionieri del web avrebbe rifiutato la tecnologia. Ma esistono altre paure che prima della tecnologia non esistevano. E sicuramente, queste paure le avranno sperimentate tutti, almeno una volta nella vita. Avete la necessità di controllare sempre il telefono, non riuscite a farne a meno neanche per un’ ora, temete di andare in un luogo perché il telefono non prende? Avete paura di staccarvi dal vostro amato computer anche solo per poche ore? Potreste avere i sintomi della «nomofobia».

In alternativa, se la vostra paura è quella di sentirvi dimenticati dal mondo dei social network e di non ricevere «like», potrebbe trattarsi di «athazagorafobia»: la paura di essere dimenticati. Pensate che i computer ci rubino dati personali e che siano troppo invasivi? Controllate che i computer non abbiano accesa la localizzazione e che non traccino i vostri acquisti? Tutti sintomi della «cyberfobia», la paura fobica dei dispositivi, visti come componenti ostili. Se siete timidi, potreste invece aver timore irrefrenabile di fare telefonate o di ordinare una pizza. Questa fobia si chiama «telefobia»: si ha paura di telefonare perché si teme di non apparire brillanti. La «neofobia», invece, è la paura ingiustificata che si prova verso i cambiamenti e verso le nuove idee.

Che dire? Esiste anche la paura di essere giudicati male per aver postato una foto: è «catagelofobia», collegata alla paura di sentirsi brutti agli occhi altrui. Ma si può anche avere paura di prendere la metropolitana, legata alla paura di trovarsi negli spazi chiusi (claustrofobia) e alla paura di trovarsi in spazi con persone (agorafobia). Paradossalmente, esiste anche la paura di incontrare le persone vis à vis. Però, qui, la tecnologia aiuta: anziché incontrare qualcuno e provare un forte stress, ci si può parlare da dietro a uno schermo. Triste, ma utile.

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