Campania/Cronaca/Interno

Amedeo Ceniccola: a proposito di Gustasannio

Nota redatta dall’arch. Gaetano Cantone, Presidente dell’Istituto Italiano per lo Studio e lo Sviluppo del Territorio.

(La zappa al silicio e l’Europa di Gaetano Cantone) – “Molti anni fa: all’epoca in cui nel linguaggio politico si temeva d’introdurre relazioni tra segni e significati diversi – preoccupati, forse giustamente, della cripticità che poteva essere contenuta nelle locuzioni -: per l’appunto declinare, collegare, connettere un “antico” lemma come ad esempio è la zappa – con la sua ricchezza semantica che rinvia ad altre ere geologiche e all’immaginario d’una sofferente ruralità che ha segnato soprattutto il Mezzogiorno d’Italia – con tutto quel patrimonio lessicale legato alla tecnologia ed alla scienza. Il termine silicio suggerisce, ad esempio, come esso non sia immediatamente coinvolgibile in una riflessione sulla civiltà e tradizioni dell’universo contadino. Dunque, molti anni fa, dopo la pubblicazione dei vari ‘libri bianchi’ d’Europa, iniziavamo collettivamente a comprendere come la forza (ed il ruolo consapevole) della singola nazione fosse permeata dalla relazione con le diverse culture delle altre nazioni. Punto dolente, la coesione. Già da tempo – da più di una generazione ormai – le diversità tra nazioni appaiono chiose puntigliose sebbene non fumose sull’assetto identitario delle patrie che compongono la realtà politica  europea. L’Europa in quanto “orizzonte occidentale” è pensabile come risorsa d’insieme?

Il piccolo territorio sannita sembra dimostrare il contrario. Si scomodano interessi individualistici annettendo a se stessi idee ed innovazioni di processo che sono il frutto del lavoro e del pensiero altrui. Sbandierando però il vessillo lessicale abusatissimo, ormai mitico, ormai stereotipato del termine “territorio”. Non so far da me ed allora sottraggo idee per proporre business nei confronti non della concorrenza extraterritoriale – la qual cosa sarebbe comprensibile – ma ai danni del mio stesso contesto territoriale; è accaduto infatti che v’è stato un tentativo di sottrarre alla comunità guardiense  quella locuzione-programma d’impresa – peraltro donata a sua volta alla comunità da generose persone – che va sotto la definizione di “Gustasannio”.  Si vanifica con questi comportamenti quella condizione d’unità – non di uniformità – tante volte ribadite dai padri fondatori dell’Unione europea. Se le nazioni abbisognano di passi nella medesima direzione, della medesima e coesa programmazione, perché non può accedere a questa concezione imprenditoriale il territorio sannita che, sebbene ricco di sfumature e diversificato nelle produzioni, può offrirsi sullo scenario internazionale con il medesimo brand? Brand comune, collettivo, declinato al plurale e non nell’egoica accezione di un interesse “particulare” come dimostra l’episodio cui si accennava.

E’ vero che le occasioni di business sono annesse e dipendenti dalle capaci azioni della classe dirigente ma un ente o un organismo di categoria imprenditoriale non può trasformarsi in una stalla non sicura da cui i buoi prima o poi fuggiranno. Non ha infatti alcun senso perseguire l’obiettivo del singolo dopo che la legislazione europea ha sollecitato verso la cultura del partenariato, verso quel “gioco di squadra” che ostinatamente l’Italia respinge a difesa delle colonne d’Ercole poste al confine d’ogni demanio comunale!

L’articolazione delle differenze è una ricchezza ma la sottrazione di idee – e dei processi produttivi che esse sottendono – per giunta confluite tra le mani di una comunità, credo che rimandi ai saccheggi d’un tempo, quelli che abbisognavano della forza pubblica tra le forre, tra i sentieri dei boschi, sui monti. E’ l’effrazione a colpirmi; è la distanza egoistica instaurata con il proprio contesto culturale a stendere una coltre di indifferenza nei confronti delle complesse dinamiche meridionali. E’ la distanza da quel pensiero europeo che ha tentato fin qui anche l’esperimento di un sinergico confronto tra un Nord e un Sud, tra le economie d’impronta calvinista e la creatività mediterranea: resta prioritario inoltrarsi per questo cammino che era ed è fondante la nuova identità europea nata nell’isola di Ventotene ad opera di qualche onesto sognatore.”

luglio 2017

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