Cronaca/Editoriali/Interno

Una donna per nemico

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Nemmeno il Sole 24 Ore, recentemente ricredutosi sulla benevolenza di padronato e governo per via di burrascose  vicende interne,  ha avuto il coraggio di esultare per i dati resi noti dall’istat sul  tasso di occupazione delle donne (15-64 anni) che a giugno ha raggiunto il 48,8%, il valore  più alto dall’avvio delle serie storiche (dal 1977).

Tuttavia, sottolinea il quotidiano che di rosa vede oramai solo la sua carta, per integrare a pieno le donne italiane nel mercato del lavoro c’è ancora molta strada da fare: in base ai dati Eurostat, l’Italia è agli ultimi posti nel confronto europeo (solo la Grecia fa peggio). E addirittura ammette che l’incremento è largamente attribuibile alle “opportunità” offerte dai contratti a termine, da quelli stagionali ( i dari sono di giugno) insomma ai benefici introdotti dal precariato selvaggio e perfino dal caporalato, mentre invece gongolano Gentiloni e Poletti per la conferma della bontà del Jobs Act che ha riavviato la crescita.

C’è poco da stupirsi che a cogliere le occasioni d’oro della mobilità, dei contratti anomali, del sottobanco, del part time senza orari e senza stanza di Virginia Woolf siano le donne.  E non solo perché a pesare sul dato dell’occupazione femminile italiana – lo dice sempre l’Istat –  c’è anche la difficoltà nel conciliare il lavoro con la famiglia: nel 2016 – in base agli ultimi dati degli ispettorati del lavoro – 30mila donne hanno dato le dimissioni dal posto di lavoro in occasione della maternità, ricordando che in Italia ci sono 22,5 posti in asilo nido ogni 100 bambini tra 0 e 3 anni, ben al di sotto dei 33 posti indicati come obiettivo strategico dalla Unione europea.

Ma anche perché la crisi e l’ideologia che l’ha creata e ne cura la manutenzione ha favorito anche in questo caso la cancellazione di conquiste reali e morali, il rispristino di capisaldi – patriarcali e misoneisti,  in modo che l’espulsione delle lavoratrici dal mercato assuma il desiderabile significato di un prezioso ritorno a rimosse leggi di natura, di un auspicato recupero della tradizione e della cultura della superiore civiltà occidentale minacciata dal meticciato anche nelle sue radici cristiane, tutti tanto caldeggiati dal partito unico della nazione da fargli istituire dipartimenti in difesa della mamma e della razza che la procreatrice oggi riottosa  è tenuta a salvaguardare e perpetuare, da ridurre i diritti legati alla maternità cosciente e consapevole se la legge 194 è largamente inapplicata a causa dell’obiezione di coscienza, se la rete dei consultori è sempre più sottodimensionata.

E d’altra parte chi più delle donne è “destinato” a assoggettarsi a forme di lavoro che sconfinano nel volontariato, che implicano l’abiura di talenti e aspirazioni, che contemplano sacrifici e rinunce a ambizioni e desideri dettati dalla consapevolezza delle proprie qualità e dei propri meriti, come per secoli e secoli hanno fatto dentro le mura di casa, persuase che la loro fosse a un tempo un destino biologico e una missione nella quale si fondevano sentimento e dovere: ha avuto successo lo stravolgimento di ogni valore del lavoro tanto che cancellate le conquiste e i diritti frutto di lotte, l’unico diritto rimasto è quello alla fatica e l’unica conquista l’accesso a un’occupazione sia pure precaria, instabile e incerta, grazie a stage, tirocini, esperienze di praticantato, straordinari non pagati, volontariati e le innumerevoli forme di gratuità e in virtù della cessione di prerogative, sicurezze, visione del futuro.

E se il lavoro non retribuito o sottopagato è stato funzionale all’accumulazione capitalistica e allo sfruttamento coloniale non è azzardato dire che la guerra di classe alla rovescia di chi ha contro chi ha sempre di meno, sta vincendo tutte le sue battaglie instaurando antiche e nuove forme di schiavitù, fatta di massima provvisorietà, salari più bassi, alto grado di disciplinamento a causa  di ricatti e intimidazione. E se gli uomini si vedono imporre sempre più spesso condizioni e contratti un tempo appannaggio quasi esclusivo di donne, giovani e immigrati, questi, donne, immigrati, donne, scivolano sempre più giù nelle voragini profonde e soggette a discrezionalità, arbitrarietà, esposti a paura, solitudine, sopraffazione, alla mercé di quelle menzogne che hanno la potenza di condizionare comportamenti e atteggiamenti, compromettendo dignità e volontà, se il salario ha assunto la forma di una ricompensa che premia soggezione a ubbidienza, se il prestarsi gratuitamente è imposto come necessaria gavetta, se la richiesta di riconoscimenti e meriti è intesa come incauta velleità e sfrontata pretesa e se una pretesa necessità obbliga a dismettere il rispetto di sé, le proprie aspettative.

Se non è troppo tardi, è ora di sostituire la docilità con la collera, e ridare all’amore il giusto valore a cominciare da quello che dobbiamo a noi stessi e alla nostra libertà.

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