Cronaca/Interno/Politica

Renzi se ne va in vacanza senza certezze su alleanze e legge elettorale

(Amedeo La Mattina per la Stampa) – Matteo Renzi se ne va in vacanza e lascia sul campo agostano poche certezze su alleanze e legge elettorale, due fattori fortemente intrecciati. Un dato però sembra chiaro al segretario del Pd: i fuoriusciti di Mdp si pongono come avversari, è inutile pensare a premi di coalizione, a sistemi elettorali che avrebbero come unico scopo quello di mettere in discussione la sua leadership. Del resto, ha fatto presente il segretario dem, gli «amici di D’ Alema» continuano a bombardarlo ad ogni occasione.

Come hanno fatto ieri su un tema ad alta sensibilità a sinistra: il senatore Miguel Gotor lo ha accusato di avere fatto retromarcia sullo Ius soli, «un chiaro segnale di come il Pd a trazione renziana sia ormai un partito di centro che ha ammainato le bandiere e i valori della sinistra per inseguire la destra sul suo terreno».

«Mi sembra – osserva il capogruppo dem Ettore Rosato – che Articolo 1 coglie ogni occasione per agitare polemiche strumentali e continuare a fare quello che già stanno facendo, cioè continuare a votare regolarmente contro il governo. Cosa che, immagino, faranno anche sulla legge di bilancio. Allora di quale coalizione di centrosinistra parliamo?».

Renzi invita anche Dario Franceschini e Andrea Orlando a mettersi il cuore in pace, a non insistere su una riforma elettorale che favorisca le coalizioni. «Sono gli altri a non volersi alleare e il probabile no alla manovra di fine anno segnerebbe definitivamente la distanza. Il premio alla coalizione sarebbe utile soltanto al Cavaliere». E in effetti Silvio Berlusconi spinge in questo senso.

Forza Italia ha chiesto e ottenuto che la legge elettorale venisse calendarizzata in commissione Affari costituzionali della Camera già a settembre, pur sapendo che gli spazi per modifiche sono molti stretti. Al massimo si riuscirà a rendere omogenei i due attuali sistemi per eleggere deputati e senatori. Paolo Romani invece è convinto che una riforma più strutturale si farà. «Prima o poi – spiega il capogruppo di Fi al Senato in un’ intervista ad Avvenire – Renzi dovrà fare i conti con la realtà. È rimasto solo ad opporsi alla coalizione. Presto dovrà capire che rischia di arrivare terzo». Romani propone o di tornare al sistema tedesco (già fallito in Aula) con le soglie del 5% o di introdurre un premio di maggioranza a chi arriva primo ma non raggiunge il 40%. E se restano i due sistemi per Camera e Senato? Allora, dice l’ esponente forzista, lista unica con Lega e Fratelli d’ Italia. Un’ ipotesi che sulla carta dei sondaggi (almeno quelli che ha in mano Berlusconi) vedrebbe il centrodestra unito superare sia il Pd sia i 5 Stelle.

Ma il listone non piace a Matteo Salvini che vuole contare i voti dei singoli partiti del centrodestra per stabilire chi dovrà guidare la coalizione e indicare il premier incaricato a formare il governo. Si ritorna sempre al punto di partenza: la nuova legge elettorale è intrecciata alle alleanze possibili. E anche alle trattative sulle elezioni regionali del 5 novembre in Sicilia. In caso di un accordo Pd-Ap sarà difficile rivedere le regole del voto. C’ è infine un altro elemento che ha messo in evidenza pochi giorni fa Rosato: una volta approvata la legge di bilancio, la legislatura è sostanzialmente finita.

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