Cronaca/Inchieste/Interno

Amatrice, anno zero: perdite d’acqua e topi nelle casette

(Flavia Amabile per la Stampa) – «Si sta bene tra virgolette. Ma qui è tutto tra virgolette», si stringe nelle spalle la signora Elisa Albertini, 67 anni, una vita di risparmi e sacrifici venuta giù con la scossa che il 24 agosto distrusse Amatrice, Accumoli e trecento vite umane.

Da metà marzo vive nel Campo Zero, una delle prime aree dove sono state consegnate le Sae, le Soluzioni Abitative di Emergenza, a chi è rimasto senza un tetto. L’ hanno visitato il principe Carlo d’ Inghilterra durante il suo Grand Tour tra le macerie e il presidente dell’ Europarlamento Antonio Tajani durante la sua ricognizione tra gli interventi in corso d’ opera.

Agli atti rimangono gli applausi, le strette di mano, le congratulazioni.

Spenti i riflettori e trascorsi cinque mesi dall’ inaugurazione, in questa spianata di mattoncini di cemento e ghiaia battuta dal sole restano soltanto rabbia, disincanto e vergogna. Sì, anche vergogna.

Secondo i conteggi più aggiornati sono state consegnate 534 casette su 3827 richieste in totale giunte dai Comuni colpiti dal terremoto. Come possono lamentarsi quelli del Campo Zero quando hanno un tetto sulla testa mentre ancora un nucleo familiare su sei vive nelle roulotte, nei camper o a centinaia di chilometri dal proprio paese? Come possono pensare di raccontare la verità della loro vita anche se sanno di appartenere a una ristretta minoranza di privilegiati?

La dignità. Lo fanno sottovoce, infatti.

Con rispetto. Ma si rendono anche conto della realtà: la ricostruzione non è mai iniziata, la tanto agognata casetta presentata come soluzione di emergenza sarà l’ unica soluzione per un numero imprecisato di anni.

«Ci hanno mandato a vivere in una casa volante, qui balla tutto», ride con amarezza un’ anziana. «Non volevamo una villa con piscina ma almeno un tetto dignitoso.

Molti di noi hanno più di sessant’ anni, hanno perso figli, mariti, nipoti, fratelli e sorelle. Non pretendevamo nulla se non la dignità», si accalora un’ altra donna. Un signore entra nella sua casa e inizia a saltare sul pavimento della sua cucina facendo tremare l’ intero alloggio, si avvicina alla camera da letto e dà un pugno sulla porta: «Senti il rumore che fa? E’ di carta, sarà costata al massimo 30 euro. E noi dovremmo restare dieci anni qui dentro?».

Sono furibondi. Ma non vogliono che si citi il loro nome.

Fra i 25 alloggi inaugurati a marzo si respirano rabbia, disincanto, vergogna ma anche molta paura di chissà quali ritorsioni contro chi denuncia.

I disagi Barbara e il marito Ernesto Terloni, invece, aprono senza timori la porta del loro alloggio. Sessanta metri quadrati: due stanze da letto, un bagno, un ingresso che è anche soggiorno/cucina/sala da pranzo.

«Se abbiamo avuto problemi in questi mesi? Entri a vedere». Il pavimento che si gonfia in una camera da letto, le pareti della doccia che cadono su chi prova a farle scorrere, le maniglie che restano nelle mani di chi le impugna con forza, le finestre che si staccano, il rubinetto rotto per giorni prima che qualcuno arrivasse a aggiustarlo.

Anche la signora Elisa apre la porta della sua casetta.

Quaranta metri quadrati, una sola stanza da letto invece di due, un bagno e lo stesso grande ambiente multifunzionale. I problemi sono molto simili a quelli di casa Terloni: una guarnizione che si è scollata e non permette più alla finestra di chiudersi, il pavimento della cucina con inquietanti avvallamenti e poi il racconto dell’ invasione dei topi. «Vedevo i loro escrementi sotto il lavello. Mio figlio ha realizzato una trappola con il silicone per prenderlo. Non è stato un bello spettacolo ma c’ era un buco, probabilmente entravano da lì. Ora sono venuti a chiudere l’ apertura, speriamo che il problema sia risolto».

I miasmi E poi ci sono le fogne. «Devono aver sbagliato qualcosa quando le hanno costruite ma io non sono un esperto», spiega Maurizio Ascani, collaboratore scolastico del liceo scientifico di Amatrice. Al campo Zero vive con la moglie, ospiti del cognato. «In alcuni giorni si leva un odore nauseabondo, insopportabile», racconta.

Gli altri, quelli che preferiscono restare anonimi, aggiungono anche che quando piove accade di peggio: «L’ acqua esce fuori, l’ ingresso del campo diventa impercorribile. E in questi giorni di gran caldo siamo costretti a tenere le finestre chiuse per non respirare quell’ odoraccio».

Lasciando da parte le fogne, ad allestire le Sae è stato il Consorzio nazionale servizi di Bologna, iscritto alla Legacoop. Venticinque giorni di lavori e un milione e quattrocentomila euro solo per montarle. Com’ è possibile che dopo nemmeno cinque mesi l’ elenco di guasti e malfunzionamenti sia già così lungo? «I lavori a Campo Zero sono stati realizzati in condizioni climatiche disagevoli, questo è il motivo per il quale potrebbero essersi verificati alcuni problemi. Laddove siano segnalate a Cns situazioni problematiche, il Consorzio è sempre intervenuto tempestivamente, così come previsto da contratto», risponde il Consorzio.

Il futuro negato «Siamo andati a protestare – ribattono quelli del Campo Zero – ma ci hanno mandati via trattandoci a pesci in faccia. Per quanti anni dovremo sopportare tutto questo? Non so nemmeno se rivedrò una vera casa con l’ età che ho», si sfoga una delle due signore anziane.

La signora Barbara sorride di nuovo. «Io non riesco proprio a immaginare un futuro a questo punto. E non immagino nemmeno il presente». E’ il presente del Campo Zero. Un presente tra virgolette.

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