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Il governo italiano: l’esercito di Franceschiello

(di Cristofaro Sola – opinione.it) – Sarà la calura estiva che annebbia la mente, sarà la voglia di catapultarsi al mare, ma in queste ore gli italiani sono distratti. Una fortuna per Palazzo Chigi che così può mettere la sordina alle debolezze e alle disarmonie interne. Già, perché il Consiglio dei ministri non è il coro del Teatro alla Scala, ma una banda di suonatori nella quale ognuno segue un proprio spartito. E il comportamento adottato dal Governo nei rapporti con le Organizzazione non governative che si sono rifiutate di firmare il codice di condotta proposto dal Viminale? Una rapsodia garibaldina.

Per il ministro dell’Interno, Marco Minniti, non vi sono dubbi: linea dura contro le organizzazioni renitenti. A qualcuno potrà non piacere ma se, finalmente, il governo italiano si dota di uno strumento per fronteggiare il flusso incontrollato di sbarchi di migranti sarà bene che ci si adegui. E non vi può essere Antigone o ragione umanitaria che tenga a giustificare la violazione di una norma emanata da un organismo statuale legittimo. Accade, però, lo scorso sabato, che si avvicina alle acque territoriali italiane la nave di Medici senza Frontiere “Vos Prudence”. Ha a bordo 127 migranti recuperati dalle acque libiche. Vorrebbe approdare in un porto siciliano, ma c’è un intoppo. La nave appartiene a una delle Ong che non hanno firmato il codice di condotta ragion per cui, stando alle nuove regole, non può sbarcare in Italia il suo carico umano. Alla chiamata della “Vos Prudence” dal Viminale nessuno risponde. Ma i medici/marinai non si perdono di coraggio. Ricordano che la Guardia Costiera italiana, sotto l’aspetto funzionale, dipende dal ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture. Una buona ragione per contattare la sede ministeriale di “Porta Pia”. All’altro capo del telefono, simbolicamente, c’è Graziano Delrio, il ministro “ciclo-dotato”. Il personaggio è di tutt’altra pasta rispetto all’arcigno Minniti. Origini emiliane, formazione cattolica, medico e renziano in modica quantità: insomma, l’icona vivente del buonismo versione tortellini e lambrusco. Delrio, da uomo di fede, è sensibile alle ragioni dell’obbedienza al magistero petrino, anche per gli affari correnti, così decide di mandare due motovedette della Guardia Costiera a prelevare dalla “Vos Prudence”, fuori delle nostre acque territoriali, i 127 migranti per trasbordarli a Lampedusa.

Diradate le nebbie dell’umanitarismo a buon mercato, la realtà è che se non fosse da piangere ci sarebbe da crepare dal ridere. Ma come? Una volta che un governo di centrosinistra prende una posizione precisa su una questione significativa per gli interessi nazionali, non passano 72 ore di fila che non ci sia già un suo membro pronto a remare controvento rispetto alle direttive impartite da un collega di governo? E poi ci si meraviglia che all’estero nessuno ci prenda più sul serio. Graziano Delrio sarà pure una persona perbene, ma impartendo il suo ordine ha compiuto un gesto avventato. Non è ammissibile delegittimare l’operato del ministro dell’Interno in modo così plateale, per di più in un momento particolarmente complesso nei rapporti con le autorità libiche.

È notizia di queste ore che il parlamento insediato a Tobruk, il quale si oppone alla leadership di Fayez al-Sarraj, ha bocciato l’intesa tra Roma e Tripoli sulla missione navale congiunta italo-libica per il contrasto del traffico illegale di migranti nel Mediterraneo meridionale. Il generale Khalifa Haftar, ras della Cirenaica ribelle, si è spinto oltre con le minacce: ha ordinato alle forze a lui fedeli di aprire il fuoco contro le navi della Marina militare italiana nel caso queste siano intercettate all’interno delle acque territoriali libiche. Probabilmente si tratta di un bluff che non dovrebbe impensierire i nostri comandi. Tuttavia, il gesto sconsiderato di un satrapo in cerca di visibilità internazionale non lo si può escludere in assoluto. Nella deprecata ipotesi di un attacco, le forze italiane impegnate nell’area dovrebbero rispondere con tempestività ed efficacia all’offesa. Ma se l’andazzo a Roma è che ognuno dei ministri fa come gli pare, cosa ci dovremo aspettare dalla titolare del Dicastero della Difesa? La gentile signora Roberta Pinotti la pensa come Minniti sulla linea dura nei confronti di tutti gli interlocutori di scenario o ha le sensibilità buoniste del “volemose bene, calamose le brache”, che sono nelle corde del collega Delrio? Ci piacerebbe saperlo prima di doverlo scoprire vivendo.

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