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“Ong o Ogm?”: di Marco Travaglio

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – “Ai tromboni che si accapigliano nel derby fra “buonisti” e “cattivisti”, fra partito pro-Ong&migranti e partito anti-Ong&migranti, prosecuzione con altri mezzi della guerra parolaia destra-sinistra, suggeriamo il Fatto di ieri, col pezzo di Antonio Massari e l’intervista di Giuseppe Lo Bianco al procuratore Nicola Gratteri. Che spiegano con semplicità ed efficacia di cosa si occupano i pm di Trapani che hanno sequestrato la nave Iuventa e indagato vari operatori di Jugend Rettet, Medici senza frontiere, Save the children e altre Ong ancora ignote – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 8 agosto 2017, dal titolo “Ong o Ogm?”. Il reato è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: cioè una serie di condotte che aiutano gli scafisti nei loro lucrosissimi e criminali traffici di carne umana, senz’alcun tornaconto diretto per le Ong (per questo si escludono i fini di lucro, anche se poi le Ong incassano copiose donazioni da migliaia di persone solidali con la loro attività, o almeno con quello che esse comunicano della propria attività). Nessuno è indagato per aver salvato vite, quindi le tesi giustificazioniste sul “reato umanitario” sono scemenze, frutto di pregiudizi ideologici e/o crassa ignoranza. Il discrimine è molto chiaro: chi salva vite in mare non solo non commette alcun reato, ma svolge un’attività benemerita che nessuna polizia o procura criminalizza né ostacola.
Purtroppo le prassi di Ong divenute Ogm, o di alcuni loro operatori (che, se agiscono all’insaputa dei vertici, vanno isolati e denunciati), includono condotte che non si possono definire “salvataggi”: tipo i trasbordi di migranti che non corrono alcun pericolo di vita (infatti i pm parlano di “consegne concordate” con gli scafisti). O veri salvataggi, ma preceduti o seguiti da condotte che col salvataggio non hanno nulla a che fare, mentre hanno come unico risultato di agevolare il traffico di migranti: tipo la linea diretta con gli scafisti per sapere quando e dove porteranno i loro carichi e darsi appuntamento; e la restituzione dei gommoni e dei barchini ai trafficanti. Qualcuno può seriamente sostenere che, per salvare le vite dei migranti, bisogna offrirsi come taxi ai loro aguzzini e poi riconsegnare loro i natanti? Che c’è di umanitario nell’aiutare questi animali a conservare le proprie barche, a risparmiare sui mezzi di trasporto e sul carburante (per tragitti ormai brevissimi dalla costa alla nave dell’Ong di turno), a tenersi la gran parte del bottino (rapinato ai disperati) e a garantirsi l’impunità in acque libiche (lontano da intercettazioni e indagini), negando alla magistratura foto e altre informazioni utili per individuarli e rifiutando di ospitare agenti a bordo?
Chi accusa i pm o Minniti di criminalizzare l’azione umanitaria che salva vite non si rende conto (almeno si spera) di difendere non i migranti, che possono essere salvati senza accordarsi con gli scafisti né favorirli (per esempio affondando le loro barche), ma i trafficanti di carne umana. Alcune Ong&difensori d’ufficio non ne fanno mistero, quando incolpano gli Stati europei – compreso il nostro, che sopporta il 100% degli sbarchi in base ai demenziali accordi di Dublino e di Frontex siglati dai governi di destra e sinistra – di negare ai migranti vie di fuga “legali” e giustificano i reati di alcuni operatori Ong come benemerite operazioni di “corridoio umanitario”. Se è uno scherzo, è di pessimo gusto.
1) Il corridoio umanitario non lo può decidere aumma aumma un’organizzazione privata, scaricandone le conseguenze umane, sociali e finanziarie su Stati che non ne sanno nulla.
2) Il corridoio umanitario non può nascere dalla joint-venture fra bravi ragazzi animati dalle migliori intenzioni e volgari criminali che ingrassano sulla pelle dei migranti. 3) Il corridoio umanitario è una scelta politica che spetta alle autorità europee, non a Ong che non rispondono ad alcun elettore. E presuppone l’esistenza, nei Paesi nordafricani, dei famosi “hotspot” sotto controllo europeo (onde evitare nuovi lager alla Gheddafi), per distinguere a monte chi ha diritto di asilo nei Paesi europei (tutti, non uno solo) perché fugge per ragioni di sopravvivenza, e chi si illude in una vita migliore che non avrà, condannandosi a un’esistenza da “irregolare”.
Purtroppo i vergognosi ritardi dell’Ue nell’affrontare il problema con soluzioni serie e praticabili ha convinto tante anime belle che anche gli scafisti svolgano un servizio in qualche modo “umanitario”. E che, in fondo, colludere con loro non sia poi così grave: infatti tutto lo sdegno si riversa sul Codice Viminale-Ue che impone sulle navi la polizia giudiziaria (addirittura armata!), cioè costringe le Ong a “fare la spia” agl’inquirenti che indagano sui trafficanti. Come se fosse più grave collaborare con uno Stato democratico che con gli scafisti (armati fino ai denti pure quelli, ma chi se ne importa). Basta leggere i verbali di tanti migranti giunti in Sicilia per sapere che gli scafisti non si limitano a trasportarli: prima gli portano via tutto quel che hanno per viaggi disumani e ad alto rischio (tanto più rischiosi in quanto, a poche miglia di distanza, c’è la nave “umanitaria” pronta a prendere in consegna il carico), poi spesso li pestano a sangue e talvolta a morte per garantire l’“ordine” e tacitare lamentele, e ogni tanto violentano pure le donne. Anche per questo, oltreché per verificare la correttezza dei “salvataggi”, individuare scafisti, complici e favoreggiatori, è indispensabile la polizia giudiziaria a bordo. Non per ostacolare i salvataggi, ma per colpire il traffico. Chi ci sta potrà continuare la sua opera meritoria. Chi non ci sta dovrà girare alla larga dai porti italiani per espresso divieto del governo. Vedi mai che qualche Ong dia finalmente un’occhiata alla carta geografica e scopra l’esistenza degli altri Paesi affacciati sul Mediterraneo.[…]

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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