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Se l’affaire Fazio è questione di (im)moralità

(Davide Maggio – davidemaggio.it) – Caro Fabio, credo sia arrivato il momento di piantarla. Penso sia giunta l’ora di chiudere la bocca e concentrarsi unicamente sul tuo promosso Che Tempo Che Fa, prendendo contezza del tuo status di ‘privilegiato’, cercando anche di giustificare chi, giustamente, storce un po’ il naso per i milioni di euro che percepisci per uno show che, diciamocela tutta, è, nella sua struttura, di una banalità disarmante. Ritengo, dunque, più che legittimo che qualcuno si chieda con un certo stupore per quale motivo tu debba essere uno dei conduttori più pagati della TV pubblica, se non il più pagato.

Il problema, tuttavia, l’hai creato tu. E c’è una data ben precisa: il 29 marzo. Hai lanciato, sibillino, un messaggio che, fossi stato io DG della Rai, avrei accolto con fastidio. Tramite Twitter, infatti, scrivevi che In una tv che cambia, bisogna assumersi responsabilità e nuovi rischi. D’ora in poi, ovunque sarà, vorrei essere produttore di me stesso… In un sol colpo hai paventato la possibilità di andare altrove e quasi preteso di prendere in mano la produzione, salvo poi cercare di giustificare il tutto con l’assunzione di responsabilità e nuovi rischi. Perchè, prima non ne avevi? Ma mettendo da parte questo aspetto, ci si aspettava che saresti migrato altrove per dar sfogo alla tua creatività, producendo in prima persona nuovi show. Non ci si aspettava di sicuro un gioco al rialzo -perchè così è stato percepito- per un programma come Che Tempo Che Fa, ormai collaudato, foriero di buoni ascolti per la rete e di ottimi guadagni per te.

Hai voluto tirar fuori la testa la sacco, abbandonare la tua prigione dorata, doratissima, di Rai 3 (nella quale poteva essere tollerato un ingaggio come il tuo perchè portava alla rete degli ascolti di gran lunga superiori alla media di rete) per traslocare su Rai 1, mantenendo non solo lo stesso programma e gli stessi benefits, ma rilanciando con una tua nuova casa di produzione alla quale affidare il programma che, tra le altre cose, estromette il vecchio produttore (Endemol) e ti vede schierato con Magnolia. Come se il ricorso ad una casa di produzione esterna fosse necessaria per produrre Che Tempo Che Fa!

Ma hai sbagliato i tempi. La tua mossa (poco)strategica è arrivata in un momento delicato, proprio a ridosso di una stagione in cui non s’è parlato d’altro che del tetto compensi dei lavoratori della Rai e a poche settimane dall’annunciato taglio che avrebbe riguardato i medesimi lavoratori. In un sol colpo hai preso metaforicamente a schiaffi tutti gli italiani in difficoltà e, ancor di più, tutti i colleghi della tua stessa azienda che si sono visti decurtare parte della retribuzione, senza poter beneficiare, tra l’altro, di un numero maggiore di puntate ‘a compensazione’. E, bada bene, qui non c’entra nulla il patetico discorso sui cachet degli artisti. Quelli li lasciamo a chi cerca la polemica facile. Qui c’entrano ragioni di opportunità e di delicatezza che tu non hai avuto, se non di moralità. Anzi, mi sembra che in alcune situazioni pecchi persino di scarsa sincerità. Come, ad esempio, quando dichiari il tuo compenso nell’intervista che hai rilasciato a Cazzullo sul Corriere della Sera: 2 milioni e 240 mila euro all’anno. E ci sta. Ma in questo compenso è compresa la format fee di Che Tempo Che Fa? E soprattutto, sono compresi i guadagni che percepirai come produttore grazie alla neonata OFFicina? Il punto è tutto qui: dei 450 mila euro a puntata che percepirà l’OFFicina, quanto -tuo cachet a parte- finirà nelle tue tasche?

E, attenzione, qualunque sia la cifra non c’è niente di illegittimo in ciò che hai fatto o chiesto. Al massimo qualche perplessità (sull’opportunità di una scelta del genere) la nutriamo solo sull’azienda che ha avallato le tue richieste. Ciò che, invece, è probabilmente sfuggito a te è che è altrettanto legittimo tutto il clamore mediatico che una scelta del genere porta con sè. Per cui desisti dal cercare di giustificare questa ‘assunzione di responsabilità e di rischi‘ (!) perchè tra questi ultimi c’era sicuramente quello che ti avrebbero fatto i conti in tasca, lavorando tu per la tv pubblica; tra le responsabilità, invece, c’è sicuramente quella di garantire al programma e alla rete ascolti importanti che giustifichino l’investimento fatto. E, ti prego, non dichiarare che Rai 1 nella prima serata della domenica totalizza circa il 15% perchè, dai dati in mio possesso, siamo al 18%. Se vuoi, sono più preciso: con l’esclusione di Sanremo e dell’estate, l’autunno 2016 e la primavera 2017 hanno totalizzato in prime time una media del 17.97% con 4.560.000 spettatori (repliche incluse!). Io credo che ti tocchi puntare al “2 davanti”. E ti auguro di farcela, d’altronde stai beneficiando di una promozione che nemmeno il Festival della Canzone Italiana.

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