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Maurizio Belpietro: “Renzi s’inventa il colpetto di stato”

(Maurizio Belpietro per la Verità) – Preannunciata da Matteo Renzi durante uno dei suoi più recenti comizi, la tesi del presunto golpetto ai suoi danni rispunta per bocca dei pretoriani del Pd. Tra i primi a incaricarsi di dare corpo a «scenari inquietanti al limite del colpo di Stato» è Michele Anzaldi, deputato specializzato in dichiarazioni bomba, le più gradite dai giornalisti perché consentono di farci un titolo. L’ onorevole interpella il ministro della Difesa Roberta Pinotti per conoscere la sua opinione e le sue intenzioni in merito alle «allarmanti notizie» che vedono coinvolti esponenti di apparati dello Stato.

Non meno preoccupato si mostra il presidente dei senatori Pd, l’ inossidabile Luigi Zanda, il quale non esita a usare l’artiglieria pesante, parlando di «un vero e proprio complotto volto a rovesciare istituzioni democraticamente indicate dal Parlamento». Un’operazione, aggiunge l’ ex consigliere di amministrazione dell’ Espresso, «che in altri tempi ci avrebbe fatto parlare di eversione, se non peggio». Insomma siamo al rumor di sciabole, che proprio L’ Espresso mezzo secolo fa denunciò senza esito. Non da meno il ministro della cultura Dario Franceschini, il quale sfodera gli aggettivi delle grandi occasioni, sostenendo che «la vicenda giudiziaria Scafarto assume ogni giorno dei caratteri di gravità inaudita.

Stiamo imparando dai giornali che c’è stato un tentativo, con ogni mezzo, di coinvolgere il premier». Dove vogliano andare a parare questi signori lo si capisce in serata, quando lo stesso Renzi aggiunge la ciliegina alla torta confezionata dai suoi pasticceri: «Penso che qualcuno che voleva utilizzare Consip per gettare fango su di me vedrà il fango ritorcersigli contro. Le intercettazioni sono state falsificate per montare un presunto scandalo contro un esponente delle istituzioni». Cioè lui. Siamo insomma alla consueta macchina del fango, ma questa volta 2.0, perché in questo caso c’entrano poco i giornali e molto carabinieri e pm.

A scatenare la tempesta di dichiarazioni della maggioranza e far lievitare la crostata del golpetto sono state le parole del procuratore capo di Modena, Lucia Musti, la quale convocata il 17 luglio dal Csm avrebbe messo a verbale che nel mese di settembre dello scorso anno il capitano Gianpaolo Scafarto, responsabile delle indagini sul caso Consip, le avrebbe confidato di avere per le mani una bomba e si sarebbe lasciato sfuggire che l’inchiesta sarebbe arrivata a Renzi.

Durante l’audizione la pm non avrebbe lesinato le critiche nei confronti dell’ ufficiale, definendolo poco serio, anzi «un esaltato», giudizio ribadito anche nei confronti del superiore di Scafarto, il famoso capitano Ultimo, colui che arrestò Totò Riina. Non è tutto: Lucia Musti, che con gli uomini del Noe ha avuto a che fare per l’inchiesta Cpl Concordia, una faccenda di coop e appalti, davanti al Csm ha liquidato il loro lavoro come «fatto con i piedi», spiegando che l’informativa redatta da Scafarto e soci è un esempio di come non si debbano fare le indagini, piena com’era di chiacchiere da bar invece che di fatti accertati. In pratica, la procuratrice ha demolito Scafarto, i pm di Napoli e anche l’ inchiesta Consip che vede indagato il babbo dell’ex presidente del Consiglio, oltre che un ministro, un paio di generali dei carabinieri etc etc.

Ma bastano un carabiniere chiacchierone e alcuni errori per gridare al complotto, anzi no, al colpo di Stato con tintinnar di sciabole come vorrebbero far credere il Pd e il suo capo? No. Però sono sufficienti per porsi alcuni interrogativi. Il primo è il seguente. Lucia Musti è un pubblico ministero serio, che è stata impegnata in indagini importanti come quelle sui bambini di Satana e i killer della Uno bianca. Fu lei a condurre l’inchiesta sul rapimento del piccolo Tommy d’ Onofrio, a Parma. Dunque non si può dire che manchi d’ esperienza.

Perché allora nel settembre di un anno fa, quando Scafarto le rivelò dettagli di un’inchiesta che non la riguardava, violando il segreto istruttorio, lei, che è una donna di legge, non corse a denunciarlo ma attese di essere convocata dal Csm? Quando capì che uomini dello Stato volevano «arrivare» al presidente del consiglio, perché non fermò il golpetto?

Forse, a differenza del capitano, lei era riservata? E dire che nella sua deposizione afferma che nel marzo di quest’anno, quando Scafarto fu indagato per gli errori di trascrizione nel caso Consip, pensò: «Finalmente l’hanno preso». Come a dire: hanno beccato il falsario. E, convinta che il capitano fosse un imbroglione che giocava a incastrare il premier, che ha fatto? È stata zitta.

Altro interrogativo: la dottoressa Musti dice che le informative di Scafarto e soci erano fatte con i piedi, piene di cose inutili, e si riferisce ovviamente alle indagini Cpl Concordia. Ma visto che erano così inconsistenti, come mai appena ricevuto il fascicolo della Procura di Napoli, redatto proprio dai carabinieri «esaltati», reiterò senza pensarci un secondo le richieste di arresto già presentate dai colleghi campani?

E come mai poi lasciò che contro gli arrestati il suo ufficio richiedesse il rinvio a giudizio? Non si era ancora accorta di quanto fossero chiacchiere gli elementi raccolti dal Noe? Ps. Mentre infuria la bufera e nessuno si domanda chi abbia violato il segreto istruttorio sulle carte del procuratore di Modena preferendo occuparsi di altre fughe di notizie, l’ex dirigente Consip da cui è partita l’ inchiesta ha patteggiato un anno e otto mesi, restituendo le tangenti incassate. Che si tratti anche questo di un falso di Scafarto? E le accuse nei confronti del ministro Luca Lotti e dei generali dei carabinieri che sono? Un complotto anche quello? Davvero l’ unico chiacchierone è un capitano dei carabinieri mentre tutti gli altri sono usi obbedir tacendo, come il pm che tiene la bocca chiusa per mesi sul complotto? Chi sa rispondere ci dia un colpo. Possibilmente non di Stato.

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