Cronaca/Interno/Politica

Tre ricorsi urgenti sul Rosatellum. Così la legge elettorale può arrivare alla Consulta prima delle urne

(di Antonio Pitoni e Giorgio Velardi – lanotiziagiornale.it) – Tre ricorsi identici. Presentati in tre tribunali  diversi. A Firenze, dove il giudice civile si pronuncerà il prossimo 17 gennaio, a L’Aquila (l’udienza è fissata per il 31) e a Roma. Con uno scopo comune: ottenere una pronuncia della Corte Costituzionale sul discusso Rosatellum bis, la legge elettorale che porta il nome del capogruppo alla Camera del Pd, Ettore Rosato, prima delle Politiche del 4 marzo.  Aprendo, se l’obiettivo fosse centrato, scenari imprevedibili a ridosso della data del voto.

Sub judice – Ma non è tutto. I ricorsi, presentati dall’avvocato Paolo Colasante, su iniziativa dei deputati di Alternativa Libera, Massimo Artini (a Firenze), Eleonora Bechis (a Roma) e Stefano Moretti (a L’Aquila) “a tutela del proprio diritto di voto”, rappresentano un inedito. E’ la prima volta, infatti, che la materia elettorale viene impugnata attraverso la procedura d’urgenza prevista dall’articolo 700 del Codice di procedura civile. Una scelta tutt’altro che casuale. L’obiettivo è quello di “accelerare” l’iter e “ottenere che la Consulta sia investita della questione, prima della celebrazione” delle prossime elezioni, spiega Enzo Di Salvatore (leggi intervista nella pagina a fianco), associato di diritto costituzionale all’Università di Teramo e consulente dei deputati di Alternativa libera per la redazione del ricorso. Trentanove pagine in tutto nelle quali si analizza l’intero impianto del Rosatellum bis, evidenziandone le criticità e argomentando i possibili profili di incostituzionalità, per chiedere in sostanza al giudice ordinario, qualora il ricorso fosse ritenuto fondato, di rimettere la legge elettorale al giudizio di legittimità della Consulta. Attraverso “una sorta di controllo ‘preventivo’ di costituzionalità delle disposizioni” in essa contenute prima della loro applicazione pratica. Per evitare il rischio, come peraltro già accaduto nel caso del Porcellum, che un eventuale declaratoria di incostituzionalità arrivi troppo tardi. Quando, cioè, il prossimo Parlamento si sarà già insediato.

Di qui la scelta di intraprendere la strada della procedura d’urgenza. Per evitare, si legge nel ricorso, che “una decisione postuma”, cioè successiva alle elezioni del 4 marzo, finisca per lasciare “intatta la composizione di un Parlamento eletto sulla base di una (potenziale, ndr) normativa costituzionalmente illegittima”.  Ma su cosa vertono i rilievi delineati nel ricorso e portati all’attenzione del giudice civile?

Non varcare quella soglia – Secondo i deputati di Alternativa libera, la legge elettorale attualmente in vigore violerebbe, innanzitutto, il diritto di voto sancito dall’articolo 48 della Costituzione.  Ma anche il principio di uguaglianza tutelato dall’articolo 3, contravvenendo, inoltre, alle modalità di elezione del Senato che, in base all’articolo 57,  devono essere regolate su base regionale. Più nel dettaglio, a finire nel mirino sono, tanto per cominciare, le soglie di sbarramento previste dal Rosatellum bis. A cominciare da quella del 3% per le singole liste su base nazionale. Infatti, mentre “i voti ottenuti dalle liste che abbiano conseguito meno dell’1% sono dispersi”, ricordano Colasante e Di Salvatore nel ricorso, “i voti ottenuti dalle liste che abbiano conseguito fra l’1% e il 3% (che non accedono al riparto dei seggi) sono utili ai fini del calcolo della cifra elettorale della coalizione”, andando “a beneficio delle forze politiche” che in seno alla stessa coalizione “abbiano conseguito più del 3%”. In pratica l’elettore vota un partito ma il suo voto può finire ad una lista diversa: una “violazione palese del principio del voto diretto”.

Secondo i ricorrenti, quindi, entrambe le soglie, sia quella del 3% sia quella dell’1%, “sono in palese violazione del principio di ragionevolezza e del principio di eguaglianza del voto. Ma non è tutto. Un’ulteriore criticità riguarda l’applicazione delle medesime soglie di sbarramento per entrambe le Camere. “Ciò costituisce un’evidente irragionevolezza oltre che una violazione del principio dell’eguaglianza del voto… se si considera che la Camera dei deputati conta 630 membri e il Senato 315 – prosegue il ricorso -. E’ pertanto evidente che la previsione della medesima soglia comporta un sacrificio della rappresentatività doppia nel caso della Camera dei deputati, visto che ha il doppio dei membri”. Senza contare, inoltre, che “l’applicazione per il Senato di uno sbarramento determinato a livello nazionale costituisce un elemento inedito nella sua storia”, tanto da essere indicato come ulteriore motivo di ricorso, “in ragione della dubbia compatibilità con la previsione costituzionale di un Senato eletto a base regionale (articolo 57)”.

Paracadutati alla carica – E non finisce qui. Il Rosatellum bis consente al candidato in un collegio uninominale di candidarsi anche in un massimo di 5 collegi plurinominali. Una previsione che, secondo i ricorrenti, “svilisce la competizione”, determinando “una mobilità delle liste di candidati del collegio plurinominale e, perciò, una loro non conoscibilità”. Insomma, una disposizione “paradossale e irragionevole”, in forza della quale “un candidato sconfitto nel collegio uninominale”, e quindi bocciato dagli elettori, “uscito dalla porta, rientra dalla finestra” del proporzionale. Ma c’è anche un altro paradosso: se il candidato è eletto in più collegi plurinominali, “è proclamato eletto nel collegio” nel quale la lista ha incassato meno voti. Un’ulteriore violazione “del principio del voto diretto”.

 

Il costituzionalista Di Salvatore: “La norma è incostituzionale e irragionevole, non si può perdere tempo”

 

di Antonio Pitoni

Di Salvatore

“Una legge elettorale che lede non solo il diritto di voto (articolo 48 della Costituzione), ma anche il principio di uguaglianza (articolo 3) oltre a contravvenire alle modalità di elezione del Senato su base regionale (articolo 57)”. Enzo Di Salvatore, professore di diritto costituzionale all’Università di Teramo, già estensore del quesito referendario contro le trivellazioni in mare, ha fatto da consulente per la preparazione dei ricorsi presentati dall’avvocato Paolo Colasante per conto dei deputati di Alternativa libera Massimo Artini, Eleonora Bechis e Stefano Moretti, presidente dell’Osservatorio Antimafia Abruzzo, contro il Rosatellum bis.

Perché avete optato per il ricorso d’urgenza?
“Per accelerare la procedura e ottenere che la Consulta sia investita della questione, prima della celebrazione delle elezioni del 4 marzo. In materia elettorale, il ricorso d’urgenza rappresenta un inedito”.

E a quel punto quali sarebbero gli scenari possibili?
“Nel caso in cui ci fossero i tempi, la Corte potrebbe adottare una decisione prima delle elezioni oppure, nel caso in cui tempi fossero stretti, decidere dopo la celebrazione delle elezioni. Sul merito, ovviamente, le determinazioni della Corte potrebbero essere le più disparate. Nel caso in cui arrivasse ad una pronuncia di illegittimità di alcune disposizioni della legge potrebbe ritenerla applicabile comunque, priva, ovviamente, di quelle disposizioni dichiarate illegittime, oppure, qualora il giudizio arrivasse dopo la celebrazione delle elezioni, ciò potrebbe indurre il Parlamento ad una ennesima modifica della legge, che sarebbe, a questo punto, utilizzabile solo per il futuro. Ma a prescindere da quella che sarà la decisione, l’obiettivo del ricorso d’urgenza resta quello di ottenere un pronunciamento della Corte prima del voto, a differenza di quanto avvenuto con la decisione sul Porcellum”.

Si riferisce alla sentenza sul Porcellum?
“Esattamente. Nonostante la bocciatura del Porcellum, essendo ormai il Parlamento già insediato, la Corte salvaguardò la continuità delle istituzioni. Nel caso dell’Italicum, invece, la dichiarazione di illegittimità fu pronunciata quando l’Italicum non era stato ancora applicato, come nel nostro caso. Tuttavia, al momento delle impugnazioni dell’Italicum, la data delle elezioni era ben lontana e ciò ha consentito di seguire la strada giudiziaria ordinaria”.

Passiamo alle obiezioni di merito. Innanzitutto, perché il Rosatellum bis lede, a suo avviso, il diritto di voto?
“Con questa legge il voto del cittadino non è mai diretto. Se l’elettore vota nell’uninominale un candidato che poi non sarà eletto i suoi voti andranno comunque ad eleggere un candidato nel proporzionale (che potrebbe addirittura essere lo stesso dell’uninominale) che magari non aveva intenzione di votare. Se vota nel proporzionale il suo voto si riversa nell’uninominale e, in ogni caso, non vota per il candidato ma per la lista. E non è tutto”.

Cos’altro?
“Per effetto delle pluricandidature, l’elettore potrebbe voler votare per il primo candidato del listino salvo poi ritrovarsi eletto il secondo qualora il primo fosse proclamato eletto altrove in un’altra circoscrizione. Senza contare che il candidato nell’uninominale è spesso anche candidato come capolista nel proporzionale”.

E in che modo è stato violato il principio di uguaglianza?
“Per l’irragionevolezza del sistema elettorale. Se voto un partito che supera l’1% ma non arriva al 3, il mio voto non andrà disperso ma sarà regalato agli altri partiti della coalizione che superano il 3%. In sostanza il voto degli elettori viene trattato in modo diverso: il voto ad un partito che non arriva all’1% va disperso; quello dato, invece, ad una lista che supera l’1 ma non il 3%, serve per eleggere il candidato di una lista diversa. La violazione del principio di uguaglianza è, a mio parere, evidente”.

Twitter: @AntonioPitoni

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