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Guerra di toghe

(Giacomo Amadori per la Verità)In Procura a Perugia lo definiscono un «procedimento delicato», anche se gli inquirenti non rilasciano dichiarazioni ufficiali. Il fascicolo, in mano alla pm Gemma Miliani con la supervisione del procuratore Luigi De Ficchy, è stato aperto a gennaio dopo la presentazione di un esposto da parte del presidente onorario dell’ Adusbef (Associazione difesa utenti servizi bancari, finanziari, postali, assicurativi), Elio Lannutti, sulla vicenda del presunto insider trading che ha coinvolto l’ imprenditore Carlo De Benedetti e l’ ex premier Matteo Renzi.

I magistrati umbri, come ha anticipato ieri Il Fatto Quotidiano, dovranno «valutare e/o indagare circa la sussistenza degli estremi per avviare un procedimento per responsabilità penale o civile nei confronti dei magistrati» di Roma che non avrebbero indagato a fondo sulla presunta spifferata dell’ ex premier a favore dell’ editore onorario di Repubblica, Stampa, Espresso e Secolo XIX.

Lannutti a metà gennaio ha depositato a Perugia un documento di 9 pagine con una ricostruzione dettagliata dei fatti incriminati, partendo dalla telefonata del 16 gennaio 2015 in cui De Benedetti chiede al proprio broker di fiducia, Gianluca Bolengo, se «salgono le (azioni delle banche, ndr) Popolari». Il professionista risponde «se passa un decreto fatto bene salgono». «Passa, ho parlato ieri con Renzi, passa» lo rassicura De Benedetti. Cosa che succede dopo quattro giorni.

Lannutti nell’ esposto specifica che la notizia in possesso di De Benedetti è in quel momento segreta, al contrario di quanto affermato da Renzi: «Il 15 gennaio 2015, quando De Benedetti e Renzi si incontrano, del decreto nessuno sa nulla a parte ovviamente chi ha appena deciso di vararlo (Renzi) e chi ha appena parlato con lui (De Bendetti). L’ indomani mattina l’ ingegnere gira la soffiata al suo broker ordinandogli di investire 5 milioni in azioni di banche popolari: appena in tempo perché alle 17.58 di quella sera, a Borse chiuse, l’ Ansa annuncia che il prossimo Consiglio dei ministri (che si terrà il giorno 20) riformerà le Popolari».

Con la telefonata a Bolengo, De Benedetti in poche ore guadagna 600.000 euro. Nel 2016 la Consob, la commissione nazionale che vigila sulle società e la Borsa, intorno a questa operazione intravede specifici reati che segnala alla Procura e alla Guardia di finanza.

Lannutti, candidato con il M5s alle prossime elezioni e già eletto in Senato con l’ Italia dei valori, nel suo esposto ricorda che al premier Renzi, cioè al titolare delle informazioni privilegiate, l’ ufficio abusi di mercato della Consob non ha contestato nulla, mentre a De Benedetti aveva addebitato il reato di insider trading primario «per aver comunicato a Bolengo un’ informazione privilegiata» proveniente dall’ altro insider primario (Renzi) e l’ illecito amministrativo di insider trading secondario per aver «disposto che fossero acquistate azioni di banche popolari basandosi su detta informazione privilegiata».

Su queste segnalazioni la Procura di Roma ha aperto un fascicolo modello 45, ossia quello degli atti che non costituiscono notizia di reato, ed è questo che ha fatto indispettire Lannutti. Il presidente di Adusbef sospetta che iscrivere il procedimento nato dalle informative Consob a modello 45 sia stato un modo per insabbiare un’ inchiesta scomoda.

Il metodo usato, nota Lannutti, oltre a essere vietato dal codice di procedura penale è regolato anche da una circolare esplicativa emanata nel 2011 dal ministero della Giustizia e recepita da tutti i procuratori generali. «La circolare», spiega il presidente della Adusbef, «vuole stroncare l’ uso scorretto che fanno molti pm del modello 45 (infilandoci notizie di reato scomode per lasciarle dormire fino alla prescrizione o per archiviarle in via amministrativa, senza passare dal gip».

Su quel modello del registro della Procura è possibile iscrivere quindi solo le notizie che non meritano alcun approfondimento investigativo, perché non riconducibili in astratto ad alcun illecito penale. Ma nel caso delle informative Consob, secondo Lannutti, la notizia era circostanziata. Con tanto di nomi e cognomi. «Insomma», valuta Lannutti, «è evidente che non si possa iscrivere nel registro degli atti non costituenti reato un’ informativa con la quale viene riferito un fatto che integra inequivocabilmente un reato. E figurarsi se si può farlo quando a segnalare sei reati è la Consob; e quando si compiono atti d’ indagine, come ha fatto la Procura di Roma sul caso Renzi-De Benedetti».

Per questo Lannutti ha domandato ai magistrati perugini «di valutare e/o indagare circa la legittimità, ai sensi di legge, dell’ atto di aver iscritto le informative Consob nel modello 45». Sulla questione la Procura di Roma circa un anno e mezzo fa ha chiesto l’ archiviazione per l’ unico indagato, Bolengo, specificando che in questa storia sarebbero «due gli elementi price sensitive che avrebbero dovuto rimanere riservati: l’ adozione dello strumento del decreto legge e la data di emanazione».

Per il pm Stefano Pesci, De Benedetti non conosceva la tempistica («nei prossimi mesi, una o due settimane» vaticina al telefono) né sapeva del decreto (Bolengo secondo Pesci usa il termine «palesemente senza connotazione tecnica»). Il gip romano Gaspare Sturzo, forse con meno certezze del collega, non si è ancora espresso sulla richiesta di Pesci. Nel frattempo la palla è passata alla Procura di Perugia.

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