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Hai capito babbo Tiziano! Si fa pagare 200mila euro per due pagine e quattro piantine

(Antonella Mollica e Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera)Lo studio di fattibilità consegnato da Tiziano Renzi e sua moglie Laura Bovoli per la costruzione di un punto ristoro (mai realizzato) nel «The Mall» di Reggello è costato oltre 65 mila euro a pagina. La relazione allegata alla fattura che la loro società «Eventi6» ha spedito alla «Tramor» è infatti composta da appena due pagine e mezzo, oltre a quattro piantine dell’ edificio.

È quanto emerge dai documenti depositati dai magistrati della Procura di Firenze che accusano i genitori dell’ ex premier Matteo e l’ imprenditore pugliese Luigi Dagostino di aver emesso due fatture per operazioni inesistenti – per un totale di quasi 200 mila euro – e la scorsa settimana hanno notificato ai tre l’ avviso di conclusione indagine. Mail, telefonate, atti contabili dimostrano, secondo i pm, «il sistema utilizzato per il passaggio dei soldi senza evidente giustificazione».

Sono due le fatture contestate ai coniugi Renzi. La prima viene emessa il 15 giugno del 2015 dalla Party per un importo di 24.400 euro. La seconda il 30 giugno 2015 dalla «Eventi6» per 170.800 euro. In totale fanno 195.200 euro. La relazione «Taste Mall» viene allegata da Bovoli alla seconda fattura. Due pagine e mezzo nelle quali si spiega che «la formula proposta che vuole dare una risposta alle esigenze dei tre milioni di visitatori di trovare una satisfaction, prevede un sistema di offerta integrato che stimoli il visitatore a cercare un’ esperienza di qualità in un ambiente che rispetti il trend “psicologico” del The Mall».

Ci sono anche una serie di considerazioni sui mezzi con i quali si può raggiungere il centro commerciale – autobus o pullman, autovettura privata, percorso pedonale – e cinque piantine allegate. A smentire l’ attività svolta e ben remunerata è il nuovo amministratore della «Tramor» Remi Leonforte, arrivato alla guida della società a partire dal 18 giugno 2015, quando Luigi Dagostino cede la società alla multinazionale del lusso Kering.

Lo scorso novembre il manager francese ha chiesto di essere interrogato in Procura a Firenze e alla pm Christine Von Borries ha spiegato: «Nella documentazione contabile dell’ azienda non ho trovato né il contratto di affidamento dell’ incarico alla Party e alla Eventi6, né lo studio di fattibilità menzionato nella fattura. Così i costi delle fatture non supportate da adeguata documentazione sono state eliminate dai bilanci». La Tramor ha poi presentato richiesta di ravvedimento operoso all’ Agenzia delle Entrate per le fatture ritenute non veritiere. La posizione di Leonforte è stata così archiviata.

Quando, lo scorso ottobre, la Guardia di Finanza si presenta nella sede della «Eventi 6» a Rignano sull’ Arno per acquisire dei documenti su ordine della Procura, Tiziano Renzi chiede di rendere spontanee dichiarazioni: «Il prezzo pagato da Dagostino per questo studio deriva dal lavoro svolto dall’ Eventi6 e dalla tipologia del cliente e della sua capacità di relazione con brand significativi che si rivolgono a un target alto, caratteristica che ci ha consentito di praticare un prezzo nettamente superiore alla media di analoghi studi rivolti ad altri clienti. In relazione all’ accettazione della quotazione proposta sono grato al signor Dagostino. Ritengo il Dagostino una persona affidabile e corretta».

Convocato dai pm in Procura il 28 marzo scorso Tiziano Renzi e la moglie non si presentano. Alla convocazione rispondono con un comunicato stampa con il quale annunciano che da questo momento in poi si avvarranno sempre della facoltà di non rispondere.

La documentazione sequestrata nella sede della «Eventi6» dimostra come Tiziano Renzi fosse in realtà alle dipendenze della moglie come direttore commerciale, tanto che in alcune mail si parla dei suoi compensi e soprattutto della possibilità di assegnargli alcuni benefit come l’ automobile. Da alcune mail emergono anche alcuni problemi con il commercialista che contesta le richieste fatte dallo stesso Renzi fino a minacciare di rifiutare di firmare il bilancio.

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