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Luca Telese: “Lega, tutto sui 49 milioni (che non sono stati rubati)”

Con il sequestro la Lega potrà continuare a far politica? La Lega ha rubato veramente 49 milioni? Perchè la Lega non si è costituita parte civile? Luca Telese risponde a queste ed altre domande
(nicolaporro.it) – Non sono assolutamente un simpatizzante di Matteo Salvini, anzi. Tuttavia considero preoccupante quello che sta accadendo sui famigerati “49 milioni” del Carroccio, che da giorni vengono spesso definiti “rubati”.
Prima domanda: sono davvero “49 milioni” i soldi che dopo essere stati sottratti devono essere restituiti dopo le sentenze? Risposta: no. Sono davvero stati ottenuti, come pensano molti “con false fatture”? Risposta: no. Ma soprattutto: è giusto che il partito di Salvini subisca un pignoramento di tutte le sue entrate passate, presenti e future? La mia opinione è che anche in questo caso la risposta sia no.
Sono convinto che questo sequestro non sia giusto, e che questo provvedimento possa produrre delle conseguenze enormi non solo per la Lega ma per tutto il sistema democratico. Vorrei spiegare perché intorno a questa inchiesta aleggiano molti misteri e stanno prendendo corpo tante balle mediatiche. Sono convinto che si possa essere molto distanti dalle idee della Lega, ma che non per questo si debba gioire per la sentenza della Cassazione che potrebbe portare alla chiusura di un partito. Anzi: tifare per il sequestro perché non si è d’accordo con la Lega è una pessima idea che può produrre gravi danni alla dialettica democratica, un ennesimo grave esempio di “doppiopesismo” all’italiana.
Le questioni importanti, per capire questa vicenda dei soldi del Carroccio sono semplici e sono due:

Con il sequestro la Lega potrà continuare a far politica?

1. Può il partito di Salvini continuare la sua attività politica se dovrà consegnare qualsiasi contributo economico dovesse entrare (anche in futuro) nelle sue casse? Risposta: ovviamente no, visto che non esiste più nemmeno il finanziamento pubblico. O i magistrati evitano di sequestrare le risorse del nuovo partito “Lega per Salvini”, creato dagli uomini della nuova Lega (proprio per avere un’altra ragione sociale, diversa da quella del vecchio partito) oppure l’attività del Carroccio viene paralizzata:
chiedere alla Lega la restituzione di 49 milioni (che non ha in cassa e non potrà pagare) significa di fatto bloccare la sua attività politica. Senza escamotage, infatti, il partito non avrebbe soldi nemmeno per stampare un manifesto. Ecco perché questo sequestro implica un problema di agibilità democratica che bisogna porsi, e che anche il presidente della Repubblica si deve porre.
Un dubbio: cosa sarebbe accaduto se tale intimazione fosse stata rivolta al Pd? Risposta: questo caso si è già verificato e i dispositivi previsti dalle sentenze sono state totalmente diverse. Quando infatti qualcosa di simile è accaduto alla Margherita il criterio adottato dai magistrati è stato opposto. Se avessero revocato tutti i finanziamenti al partito di Rutelli e Gentiloni avremmo avuto manifestazioni di protesta in strada, e probabilmente a ragione. Invece adesso Matteo Renzi e i suoi cloni ripetono: “La Lega  restituisca i soldi che ha rubato”. Curioso.
Vediamo i fatti paragonando i casi: anche la Margherita aveva i binari non in regola; anche la Margherita (come la Lega) è stata truffata da un suo tesoriere – Luigi Lusi, senatore del Pd – che secondo i pm quando era tesoriere della Margherita aveva sottratto 27 milioni di euro dai conti del suo partito. Solo che in quel caso la sentenza ha considerato il partito “parte lesa”, mentre in questo caso lo considera di fatto “complice”. C’è una bella differenza, e infatti il sequestro diventa punitivo, mentre nel caso Lusi i magistrati imposero la restituzione dei beni sequestrati al partito.
Ed ecco la seconda questione:

La Lega ha rubato veramente 49 milioni?

2. La Lega deve restituire 49 milioni che ha “sottratto” all’erario. Ma ha davvero “rubato” quella cifra? Molti leggendo sommariamente i resoconti dei giornali (ed anche molti giornalisti che scrivono articoli, purtroppo) si sono convinti che per i giudici di Genova secondo la Cassazione e il Tribunale del riesame (che ha dato loro ragione sul provvedimento di sequestro) deve farlo perché sono stati “rubati” effettivamente 49 milioni di euro producendo false pezze d’appoggio. Risposta: non è così e non lo dice nessuno, nemmeno le sentenze. I fondi, da quando il finanziamento ai partiti è stato abolito, venivano assegnati in base ai voti ricevuti alle elezioni. Dopo le elezioni, questa cifra fissata in base ai voti presi nelle elezioni politiche veniva rateizzata per cinque anni.
Altro punto importante: Bossi e Belsito sono condannati per aver sottratto dei soldi che la procura (pare incredibile ma è così) non è riuscita a quantificare con esattezza (nelle sentenze si stima una cifra tra uno e tre milioni di euro, ma è solo una ipotesi perché non tutti i movimenti sono stati ricostruiti). Quindi 49 milioni di euro non è il totale dei soldi “sottratti” ma piuttosto il totale dei rimborsi percepiti negli anni per le elezioni politiche e regionali. I magistrati comprendono in questo totale tutti i fondi: sia quelli lecitamente percepiti che gli altri, sottratti dalla truffa. C’è una bella differenza. Dire: siccome hai sottratto tre milioni di euro me ne devi ridare 49 è un salto logico molto ardito, che si fonda su questa interpretazione della legge sui rimborsi elettorali: i magistrati sostengono, cioè, che i fondi debbano essere interamente revocati in caso di irregolarità di bilancio. Se fosse così, come mai nel caso di Lusi i fondi sottratti sono stati dieci volte di più (27 milioni invece di un massimo di 3), ma il finanziamento non è stato revocato? Anzi: come abbiamo visto i magistrati hanno restituito alla Margherita i soldi sequestrati a Lusi.

Perché la Lega non si è costituita parte civile?

Infine eccoci al nodo decisivo della mancata costituzione parte civile, che viene usata come una sorta di “giustificazione” per questo trattamento così diverso. Intanto va ricordato che durante il primo processo, la Lega si era costituita come parte lesa contro Bossi e Belsito. Poi, quando i due tronconi del procedimento penale si sono divisi, ha smesso di farlo. Può bastare questa mancata scelta per spiegare un giudizio più severo? Assolutamente no: o si accusano Salvini e i nuovi tesorieri di complicità, e li si persegue per quello, cioè un reato associativo definito (cosa che i magistrati non hanno fatto) oppure bisogna dire che non ci può essere nessuna relazione tra il giudizio e la mancata costituzione parte civile.
Seconda questione: ma questa scelta può essere l’indizio di una collusione tra la nuova Lega di Salvini e la vecchia di Bossi? In primo luogo bisogna dire che questo gesto non impedisce alla Lega di chiedere un risarcimento del danno. Ma poi bisogna aggiungere che questo passaggio è un punto decisivo, in cui la storia politica reale di quello che è accaduto nella Lega offre una spiegazione totalmente diversa da quella immaginata dai passaveline o dai cultori delle carte bollate. Salvini non si è costituito contro Bossi, non perché in quel momento fosse suo “amico”, ma proprio perché in realtà il Senatùr era in quel momento il suo principale nemico politico nel partito. Siccome i due si stavano dando battaglia nella Lega nel congresso (come è noto Salvini ha stravinto) se il nuovo leader avesse combattuto Bossi anche con gli strumenti giudiziari, lo avrebbe trasformato in una vittima, esattamente come Bossi aveva denunciato in alcune interviste. Salvini ha scelto invece (e con successo) un doppio binario: ti rispetto come fondatore del movimento, e non uso l’arma giudiziaria, ma ti combatto sul piano politico per mandarti a casa. E così è accaduto.
Ecco perché questo giudizio oggi diventa un precedente importante non solo per la Lega. Un caso che ancora una volta – e in questo mi rendo conto di essere controcorrente – getta luce sulla ricchezza passata e sulla povertà presente in tutti i bilanci dei partiti. Forza Italia in profondo rosso, il Pd quasi in bancarotta (i dipendenti sono in cassa integrazione dopo la bancarotta della gestione Renzi), la Lega senza un euro (quello che c’era sui conti è stato sequestrato) e inseguita dai pignoramenti, la Sinistra costretta a licenziare i suoi dipendenti. Domanda. Davvero pensiamo che la democrazia italiana possa funzionare così?
Luca Telese, 12 settembre 2018

7 thoughts on “Luca Telese: “Lega, tutto sui 49 milioni (che non sono stati rubati)”

  1. Un articolo un pò fantasioso, vada per ridimensionare le cose, sicuramente PD è company farebbero bene a tacere, ma poi anche se la cifra fosse diversa il problema rimane l’uso che si è fatto di quei soldi. Cioè anche fosse un solo milione, se sono rimborsi elettorali, bene si dimostri che li sì è usati per attività elettorale, sono per l’attività politica, si dimostri che li sì è usati per attività politica. Se veramente non si riesce a quantizzare la cifra alla virgola magari è proprio perché la contabilità è parecchio creativa, quindi anche difficile ricostruire aldilà di ogni dubbio l’attività politica di quegli anni. Inoltre che Salvini non si sia dichiarato parte civile per non far apparire di combattere il suo avversario sul piano giudiziario, ammesso sia vero non è mica un merito. Significa che eticamente parlando davanti alla scelta di quel che è giusto e quel che conviene, si è scelto il secondo. Bossi è il fondatore e fargli la guerra per la gestione allegra dei fondi pubblici avrebbe potuto far perdere voti a Salvini, da parte di quegli elettori che ancora erano legati alla figura di Bossi. Ma mettendo da parte tutto il resto, rimane il fatto che Bossi è stato candidato da Salvini, quando Salvini aveva già vinto, quindi il problema di combattere un avversario di partito sul piano giudiziario o meno non si poneva più.
    Salvini potrà ancora fare politica? Certo che sì, un modo lo troverà, se ad esempio passasse la gradualità del risarcimento, allora potrà tranquillamente andare avanti. Comunque siamo in Italia, il paese che più di ogni altro è tristemente noto per l’infinità di modi per aggirare la legge.

  2. Eccellente articolo soprattutto per la pregevole e coraggiosa onestà intellettuale di chi l’ha scritto. Gli avversari si combattono sul piano politico e non con l’aiuto di una magistratura subordinata al doppiopesismo.
    Ma per combatterla sul piano politico bisogna avere la coscienza pulita…ed è questo il punto.

  3. Quando “fondò”, per così dire, “Pubblico”, Telese coniò un motto che faceva così:”Dalla parte degli ultimi e dei primi”, che nell’idioma tutto suo significava: assecondare le istanze dei primi, e poi solo un buffetto agli ultimi. In questo suo motto messo scrupolosamente in pratica senza soluzione di continuità, c’è tutto Telese, abilissimo, quando non può tenere il piede in due scarpe, a ossequiare il potente di turno: sedicente giornalista di sinistra nelle tv e nei giornali di Berlusconi; di sinistra ma sostenitore della Polverini; di sinistra ma fan di Marchionne; di sinistra ma nella radio di confindustria… Poi ex di tutte queste cose…
    Su questa stessa falsariga, oggi, la difesa d’ufficio della Lega, senza essere “assolutamente un simpatizzante della Lega”. Sugli argomenti portati a sostegno meglio stendere un velo pietoso: sono i soliti, triti e ritriti, già distrutti dalla recente sentenza, e culminano ovviamente con la vicenda Lusi, che non c’entra nulla. C’è poco da cavillare: in cassa c’erano 40 milioni: che fine hanno fatto?

  4. telese non si rende conto di accusare la magistratura di due o tre reati senza però mostrare dove il dispositivo della sentenza gli fornisce le prove, e senza elencare i dati di fatto concreti che smentiscano la versione corrente sui 49 milioni. Riducendo la decisione dei giudici a un eversivo prodotto di simpatie politiche, pressioni di passaveline e cultori delle carte bollate, incapacità professionale di quantificare il flusso di denaro e, poteva risparmiarcelo, un precedente di inimmaginabili conseguenze sull’agibilità politica di tutti i partiti. Bastava dire “E il pd, allora?”- Telese, telese… e il giornalismo allora?

  5. Lusi fu espulso dal partito quando scoppiò il caso; condannato a 7 anni per aver sottratto 25 milioni di euro dalle casse del partito, e calunnia nei confronti di Francesco Rutelli.
    La Margherita donò tutti i beni rivenienti dalla liquidazione allo Stato (circa 6,5 milioni di euro) al Ministero delle Economia e delle Finanze, ai quali si dovevano aggiunge tutte le somme che in sede civile verranno recuperate a seguito della condanna definitiva dell’ex tesoriere.

  6. sono tutti ladri arricchiti, bisogna chiedere trasparenza , quando entri e quando esci dal parlamento..dovrebbe essere legge ordinaria

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