Cronaca/Interno/Politica

Salvini e Di Maio, cena di pace con Conte

Nel menù manovra e la Rai. Il leader leghista: dopo le manine una serata di relax, per fare un bilancio.

(di Marco Cremonesi e Marco Galluzzo – corriere.it) – Doveva essere la «cena del relax», è diventata la «cena della fiducia». Ieri sera, al termine di un breve summit con i ministri Giovanni Tria e Danilo Toninelli, il premier Giuseppe Conte e i suoi due vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono usciti da Palazzo Chigi. Meta, al termine di una breve passeggiata a piedi, la saletta riservata di una trattoria romana scelta dal presidente del Consiglio. «La bocciatura della manovra è pressoché certa — ha detto il leader leghista finita la cena — ma se uno è convinto di quello che fa, come noi, va avanti». Poco prima di entrare, era stato lo stesso Salvini a spiegare il senso della serata: «Ma che vi devo dire? Ho letto che questa sera ci saremmo convocati per le nomine in Rai, per i servizi segreti… La verità è che all’inizio della settimana scorsa, ben prima delle polemiche sulle “manine misteriose” e di tutto il resto, avevamo ipotizzato di trovarci per una serata in pieno relax per ragionare dei primi quattro mesi di governo».

Le tensioni (e la pace) tra i vicepremier

Poi, però, la vicenda della presunta correzione clandestina della manovra era esplosa con tutta la sua potenza destabilizzante: «È vero — ammette il leader leghista —, ero inferocito, se ne erano accorti anche i semafori. Ma per Luigi Di Maio era un momento delicato, aveva di fronte l’appuntamento del Circo Massimo, l’intervento di Beppe Grillo…». Insomma, è pace fatta? «Guardi, io sono contento del rapporto costruito con Di Maio, sono contento della squadra di governo. Conto davvero su un orizzonte di cinque anni». Certo, Grillo stesso si era lanciato in una battuta di dubbio gusto «ma le battute di Grillo sono battute. Quel che conta è che sia stata ribadita la fiducia e confermata la mia assoluta lealtà». Del resto, per Salvini quella di ieri è stata una giornata «eclatante per i risultati in Trentino e Alto Adige». Tanto che dopo aver richiamato i suoi a mantenere il basso profilo sulla vittoria, poi non si è tenuto e ha consigliato «yogurt al miele e melissa per Renzi, Boschi e gli amici del Pd, per digerire meglio le storiche sconfitte di Trento e Bolzano».

Manovra e nomine

In relazione alla «cena della fiducia» secondo i vicini a Luigi Di Maio, il vicepremier avrebbe parlato della necessità, per i tre vertici del governo di stare qualche momento da soli: «Perché quando loro sono da soli, c’è una stima e un clima di fiducia saldissimo tra loro tre. I problemi sorgono quando intervengono altri». Resta il fatto che, se non alla cena, alcuni argomenti ieri sono stati probabilmente affrontati. A preoccupare i leghisti come gli stellati più che le variazioni dello spread sarebbe la salute del sistema bancario italiano. In particolare, c’è chi teme che alcuni istituti italiani possano diventare bocconi appetibili dai grandi gruppi internazionali. E poi, ci sono le nomine, a partire dalla presidenza della Consob dopo le dimissioni di Mario Nava. A ieri, la questione era ancora in alto mare ed è tuttora in corso una ricognizione in campo universitario: il futuro presidente, sia pur italiano, potrebbe al momento essere ancora al lavoro in un’università non italiana.

Le scelte per la Rai

Mentre per la Rai, il fixing dei ruoli per i Tg prima della cena vedeva il seguente schema: al Tg1, la ex corrispondente da Bruxelles Giuseppina Paterniti in quota al Movimento 5 Stelle. Al Tg2, stabile il nome del vicedirettore del Tg1 Gennaro Sangiuliano mentre al Tg3 sarebbe confermato Luca Mazzà. Resta aperta la questione del ricambio alla testa dei servizi. La conferenza internazionale sulla Libia, in programma per il 12 e 13 novembre a Palermo, è ormai alle porte. E la delicatezza della situazione sconsiglierebbe avvicendamenti alla direzione del Dis. E infatti, il premier Conte punta a confermare nell’incarico Alessandro Panza, almeno fino al termine della proroga stabilita da Paolo Gentiloni.

2 thoughts on “Salvini e Di Maio, cena di pace con Conte

  1. Allora è stato tutto un brutto sogno?
    Quel giorno Di Maio aveva avuto un incubo ad occhi aperti che l’aveva indotto a
    correre nel primo studio televisivo accessibile per raccontare alla nazione intera
    che qualcuno aveva tentato, nel sogno, di strangolare lui e il suo movimento.
    I tecnici del Quirinale, anche loro, avevano sognato che nel decreto fossero magicamente comparse norme che, se firmate dal PdR e pubblicate sulla G.U., avrebbero causato una rivolta nel M5S e latine del Governo Conte.
    Non era vero niente!
    Solo sogni, incubi, incomprensioni, voci dal sen fuggite… ma in realtà Nessuno voleva
    fregare Qualcuno.
    Nessuno ha inserito quei commi non concordati in uno dei Decreti fondamentali per la politica economica e fiscale del Governo; Nessuno ha commesso un reato gravissimo
    che avrebbe potuto avere conseguenze catastrofiche sulla tenuta democratica del Paese che si sarebbe trovato allo sbando nel bel mezzo di un confronto durissimo con
    la UE.
    Tiriamo tutti un sospiro di sollievo!
    Facciamo finta di essere davvero tutti una manica di fessi e credere, come Polifemo,
    che Nessuno lo aveva accecato.

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