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Da fascista, a sincero democratico

(pressreader.com) – Renzi telefona a Salvini e concorda le mosse per logorare i 5Stelle. Chiamparino si appella a Salvini perché “non sacrifichi la Torino-Lione”, sennò (brrr che paura) “ce la paghiamo noi, magari con l’aiuto delle altre regioni coinvolte dal tracciato Est-Ovest: Friuli, Veneto, Lombardia” (amministrate dagli amici leghisti Fontana, Zaia e Fedriga). Confindustria si affida a Salvini per salvare “le ragioni delle imprese” (cioè i soliti miliardi pubblici). Repubblica intervista Alessandro Morelli, “direttore del sito Il Populista e responsabile comunicazione della Lega”, per salvare i giornali pagati dai contribuenti a loro insaputa (dei contribuenti) e titola trionfante: “Fondi all’editoria, la Lega non li vuole abolire. Il pluralismo è nella Carta” (esatto: il pluralismo, non le marchette a spese nostre). Repubblica pubblica articoli pieni di comprensione per il povero Salvini, costretto a governare con quell’“alleato da sopportare”, cioè i 5Stelle, che incidentalmente han preso il doppio dei suoi voti, ma pretendono addirittura cambiare qualcosa. La lobby degli avvocati e degli imputati, dunque il Pd e FI, implorano Salvini di bocciare la riforma blocca-prescrizione che ha sottoscritto nel Contratto di governo e che quel pericoloso legalitario del ministro Bonafede pretende financo tradurre in legge: altrimenti poi i delinquenti in galera ci vanno per davvero.

Il Foglio e la retrostante lobbettina nazarena si appella a Salvini perché “dall’alta velocità dipende il suo futuro” e perché non si faccia metter sotto dai 5Stelle, visto che questo non è mica il governo Salvini – come ci avevano raccontato fino all’altroieri – ma il “governo Di Maio” dove “in economia Salvini non tocca palla”. I pensionati d’oro senza contributi tremano per gli annunciati tagli e fanno la ola a Salvini perché salvi i loro assegni indebiti. Plotoni di evasori fiscali ancora sperano in un emendamento notturno della Lega, last minute, magari con l’ausilio di qualche Tesoro di manina, che reinfili nella manovra il condono sui capitali all’estero e sull’autoriciclaggio cancellato dai giustizialisti pentastellati. La società Autostrade, cacciata dalla porta della ricostruzione del Ponte Morandi, spera in Salvini per rientrare dalla finestra, in base al noto principio “chi rompe non paga e i cocci sono nostri”. Le altre concessionarie di beni pubblici e comuni, puntano su Salvini per conservare i privilegi alla facciazza nostra. I poteri marci romani sperano in Salvini perché, casomai non ci pensi la magistratura, si prenda pure il Campidoglio e li liberi finalmente da quell’impiastro della Raggi.

Una che per gli appalti bandisce addirittura le gare (mai viste prima), non si decide a rubare e si permette pure di far piangere i palazzinari: ma scherziamo? Tutto l’Ancien Régime, riavutosi a fatica dal kappaò del 4 marzo, s’è rimesso in piedi e ora sfila in processione sotto il balcone del Viminale al grido di “Forza Salvini, sei tutti noi!”, “Matteo, salvaci tu!”. Tutti col numeretto in coda per un’udienza, una parola buona, una carezza del Capitano. Non fatevi ingannare dalle polemicuzze sui leghisti fascisti e razzisti: i primi a infischiarsene sono proprio quelli che agitano lo spauracchio. L’Italia dell’eterno Gattopardo, persi per strada B. & Renzi, ha scelto il suo nuovo campione, sperando che impedisca al “governo del cambiamento” di cambiare alcunché. E lui, finora, si è rivelato perfetto per la bisogna: si fa dare volentieri del fascista dai media di sinistra, così i suoi fan sono contenti come pasque, e può pure fare la vittima sui giornali di destra (spettacolare, ieri, l’esito dell’inchiesta incautamente aperta su di lui dalla Procura di Agrigento sulla nave Diciotti, che gli ha consentito prima di automartirizzarsi sventolando l’avviso di garanzia per sequestro di persona e altri quattro o cinque reati, e ora di autobeatificarsi con l’inevitabile richiesta di archiviazione della Procura di Catania). È al Cazzaro Verde, al restauratore travestito da rivoluzionario, non certo agli inutili Pd e FI, che devono rivolgersi tutte le caste e le lobby per restare aggrappate alle greppie.
E lui garantisce tutti, tirando il freno a mano ogni qual volta i suoi ingenui alleati pentastellati provano a cambiare qualcosa. Tanto sa che i suoi elettori lo seguirebbero in capo al mondo, scordandosi che la Lega è il partito più antico di tutti, guidato dal politico più longevo di tutti. La coerenza non gli è richiesta, le promesse mancate non gli verranno mai rinfacciate. Il suo sì al Tav è un tradimento del Contratto di governo, così come il no alla blocca-prescrizione. Ma nessuno glielo ricorda: senza di lui, gli affari del Partito del Cemento andrebbero in fumo e tanti editori-prenditori perderebbero il salvacondotto che li tiene ancora a piede libero. Ieri, su La Stampa, Mattia Feltri ironizzava su chi nega che “questi signori da cui abbiamo il privilegio di essere governati” siano “fascisti” (forse ce l’aveva con Paolo Mieli), poi spiegava perché lo sono e soprattutto chi lo è: i “bifolchi del diritto” come il truce Bonafede, “uno che quanto a cultura giuridica dev’essere rimasto al codice di Hammurabi” e alla “civiltà degli oranghi”. E lo sapete perché? Perché il camerata Bonafede vuole fermare la prescrizione al rinvio a giudizio, cioè un po’ dopo di quando si ferma in tutto il resto del mondo libero (i grandi paesi d’Europa e più ancora gli Usa sono tutte tirannidi popolate di oranghi e governate da bifolchi del diritto fedelissimi del codice di Hammurabi). E come farà La Stampa a spacciare gli amici colpevoli e prescritti per innocenti e perseguitati? Ecco, Salvini faccia la grazia al gruppo Agnelli-De Benedetti & F.lli e blocchi la blocca-prescrizione. Così, da fascista che era, tornerà a essere un sincero democratico.

“Casta del Capitano”, di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 2 novembre 2018

13 thoughts on “Da fascista, a sincero democratico

  1. Ottimo articolo di Travaglio, con cui concordo in pieno. L’ho detto e lo ripeto, non mi fido di salvini e leghisti vari. So già che cercherà di mettere i bastoni tra le ruote in ogni caso, bisogna vedere fin dove sarà disposto a spingersi prima di far cadere il governo.
    PErchè è tra l’incudine e il martello: da un lato certe riforme non le vuole, dall’altro se non le fa passare e cade il governo, farà la figura del forzapiddiota con conseguenze elettorali devastanti.

    • Per pura ipotesi, se Salvini vuole far cadere il governo, lo può fare in attesa del momento giusto, cioè solo nel momento in cui aver piena certezza di far ricadere l’intera colpa su M5S. Del resto i media sono già dalla sua, basti pensare al taglio delle accise, che è una promessa mancata, ma nessuno brucerà bandiere o urlerà al tradimento per questo e già che c’è lui dice “non governo da solo”. Ovviamente per M5S non vale lo stesso principio e le colpe ricadono su di esso a prescindere, poco importa se c’è differenza tra governare da soli e governari con una forza politica diversa attraverso un contratto. Salvini si vede premier da quando fa il ministro, detto questo non è certo stupido e come dico sempre, la grande popolarità di cui gode il governo gli impedisce di fare un salto del genere.
      Comunque tutti questi assist del vecchio sistema non è detto che siano una buona pubblicità, e lui che è un politico navigato lo sa. Vedremo come andranno le cose, ovviamente c’è anche una considerevole parte di questi apprezzamenti che non sono sinceri, ma hanno più lo scopo di incrinare questo governo così eterogeneo.

      • concordo con lei. Se i vari scalfaro, ferrara, etc si schierano con lui, ha un piede nella fossa. Deve stare molto attento.

  2. Il Partito Disonesti ed il Fine Imminente sono scatenati, possibile che Salvini sia in corso di beatificazione qualsiasi cosa faccia o dica purchè salvi le prebende dirette o indirette della Casta? Possibile che nessuno dei suoi elettori, abbacinati dalla (giusta) lotta alla immigrazione incontrollata appartengano tutti alla folta schiera dei parassiti delincuenti che rifiutano la possibile (e forse, purtroppo, improbabile) trasformazione del nostro in un paese di diritto e di giustizia? Io ancora spero che Salvini abbandoni le sirene del potere corrotto e come Ulisse cerchi la sua Itaca (Italia) più onesta e migliore. Sbaglio?

    • Sbagli. Il grosso del corpo elettorale leghista non vede più in là dei proclami. L’esempio l’hai appena fatto: Salvini passa per quello che finalmente ha fatto qualcosa contro l’immigrazione incontrollata, ma, in realtà, a parte trattenere per una settimana su una banchina quattro sfigati, cosa ha davvero fatto? Finora, provvedimenti concreti zero, solo balle. Quando (e se) il decreto sicurezza verrà approvato, ci sarà, finalmente, qualcosa di cui parlare e su cui confrontarsi, anche se, a giudicare dalle anticipazioni, si tratta di inezie, ma si vedrà.

  3. é tempo.
    é tempo (5% di consensi in meno dalla formazione del governo ad oggi) per il M5S di portare le “riforme” in parlamento (anticorruzione, trasparenza, giustizia, detenzione certa anche per i colletti bianchi e “manine infami” che delinquono, ecc.), per farle discurere dai rappresentanti eletti. così che gli italiani (sopratutto la parte onesta) possa rendersi conto, con trasparenza, di chi sta dalla parte del popolo onesto e chi, invece, sta coi disonesti…!

  4. Lo vado dicendo da quando la vicenda della nave Diciotti mi ha aperto gli occhi che è
    in atto una strategia volta portare Salvini ad un consenso elettorale tale da permettergli
    di far saltare il tavolo del governo ed incassare tutta la posta.
    Troppo spudoratamente idiota era la pretesa di mettere sotto processo il Ministro dell’Interno con la risibile accusa del sequestro di persona; troppo corale fu la mobilitazione di “popolo” (c’era perfino Miccichè… e non aggiungo altro!) in pellegrinaggio su quella nave, sapendo benissimo che la reazione dell’opinione
    pubblica sarebbe stata, come infatti è stata, tutta a favore del perseguitato Salvini.
    In quei giorni si perfezionò il primo obbiettivo che chi aveva studiato quella sottile strategia si prefiggeva: rendere la Lega il partito più votato in Italia.
    Da quel momento Salvini e i suoi (ovviamente ben consapevoli e complici di quella manovra) hanno cominciato a comportarsi come se, coi sondaggi, avessero conquistato loro la maggioranza parlamentare e non hanno più perso un’occasione per lavorare
    ai fianchi l’alleato, attuando una tattica di logoramento che dovrebbe costringere i 5S
    a dire BASTA! ed assumersi loro la responsabilità della deflagrazione del governo.
    In ciò sono aiutati dalle “anime belle” elette nelle file del M5S che ancora si illudono,
    dopo essere entrate in politica, di riuscire a conservare l’imene intatto.
    E’ una tattica sempre più scoperta, agevolata dal fatto che a votare Salvini è il vecchio
    elettorato forzista e bossiano che continuerebbe a votarlo anche se assistesse in diretta
    TV alla scena del Capitano che strangola con le sue mani il povero DiMaio sui banchi
    del governo.
    Forse… ma non ne sono del tutto sicuro… non si arriverà a tali livelli di truculenza, ma non c’è ormai alcun dubbio che la direzione in cui si sta muovendo la Lega sia quella
    e, purtroppo, pur rendendosi conto del trappolone preparato per loro, i 5S non possono
    far altro che subire la slealtà di quegli sciagurati compagni di viaggio.

    • Pur apprezzando la Sua analisi, spero che non si arrivi a tanto e che gli elettori del M5S afferrino il grande inganno perpetrato da Salvini, il cui discredito, a parte i media, è destinato a crescere facendo continua sponda con la nomenklatura di destra e di sinistra.
      Sono dell’opinione che se Salvini non rispetterà il contratto di governo, sarà il caso di staccare la spina a questo esecutivo. Stare al governo per subire il ritorno di fiamma della partitocrazia per il tramite di Salvini sarebbe suicida per il M5S. Che può benissimo tornare a fare la sua opposizione a testa alta.
      La gente ne riconoscerà la grande lealtà e gli indiscutibili meriti.
      A pensarci un attimoa, chi ha più da perdere a far cadere il governo è proprio Salvini che in un futuro ricollocamento a destra o in un’alleanza di tutti contro il M5S ne uscirebbe con le ali spezzate. Per sempre.

  5. Dimenticavo: ottimo l’intervento di Travaglio che, tuttavia, risulta incompatibile con le accuse rivolte a Di Maio solo qualche giorno fa, quando criticò duramente Draghi. Ed aveva pure perfettamente ragione il vicepresidente del consiglio! Eppure Travaglio, non potendo non sapere che aveva ragione in pieno, gliene disse veramente di tutti i colori, animato dal bisogno di rimarcare un’equidistanza, che nessuno può obiettivamente rinfacciargli.
    Perché sottolineare l’equidistanza del suo giornale da tutte le forze politiche, significa contraddire la sua stessa linea editoriale, da sempre di forte critica alla partitocrazia. Da cui è partita anche l’avventura ai limiti del miracolo del M5S.
    Dare un colpo al cerchio e un colpo alla botte non è essere indipendenti, ma opportunisti.

    • La differenza non è essere indipendenti, opportunisti o perfino smaccatamente faziosi. La differenza è essere ciò che si è per conto proprio, e non per conto terzi.
      Saranno poi i lettori a premiare o punire.

  6. L’ho già detto in un altro intervento ma lo ripeto. Se Salvini tradusse i 5 stelle, penso che verrà affossato in modo brutale dai cittadini italiani.Siamo ingenuo ma non fessi!

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