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Si fa presto a dire nuovo

Forse è solo una cambiale da pagare, in vista delle Regionali, al Partito degli Affari e ai suoi numi tutelari torinesi Chiamparino e Fassino, noti trasformisti ex comunisti, ex dalemiani, ex prodiani, ex veltroniani, ex bersaniani, ex renziani e ora zingarettiani.

Ma Nicola Zingaretti che annuncia come prima mossa la visita ai cantieri-fantasma del Tav all’indomani della bella vittoria alle primarie non è un bel sentire.
 
Se davvero, come dice, il neosegretario Pd vuole “voltare pagina” rispetto al passato della Ditta e del renzismo, quello era l’ultimo posto dove farsi vedere nel primo giorno della nuova avventura. Anche perché, per parlare al mondo produttivo del Nord, ci sono mille altre occasioni un po’ più moderne e avanzate di un vecchio, costoso, inquinante, inutile buco nelle Alpi che neppure i francesi hanno più alcuna intenzione di finanziare.
 
Ma siccome domani, anzi oggi, è già un altro giorno, si spera che il nuovo segretario riesca presto a dare qualche segnale di vera novità e discontinuità. Quale Pd abbia in mente pareva chiaro l’estate scorsa, quando disse lucidamente “Meno Macron e più equità”, anticipando i gilet gialli e facendo incazzare le Brigitte di casa nostra e sua. Poi contrasse il morbo veltroniano del ma-anchismo, tentando di tenere insieme tutto e il suo contrario in vista delle primarie.
 
Ora che ha vinto molto più del previsto, con 2 voti su 3, lasciando le briciole a Martina e Giachetti – gli ultimi due travestimenti del fu Renzi – può finalmente parlare chiaro. E uscire dalle fumisterie del politichese che tanta parte hanno avuto nella dannazione del centrosinistra.
 
Il popolo delle primarie, anche se sempre più esiguo (4,3 milioni per Prodi nel 2005, 3,5 per Veltroni nel 2007, 3 per Bersani nel 2009, 2,8 per Renzi nel 2013, 1,8 per il Renzi-bis nel 2017 e 1,6 per Zingaretti l’altroieri), ha risposto ancora una volta ai gazebo. Come sempre avviene, appena la politica offre una sia pur minima occasione di cambiamento.
 
Ma, nella società liquida, il nuovo invecchia in fretta, se non fa nulla per mostrarsi tale. Infatti Renzi, visto cinque anni fa come l’ultima spiaggia contro l’arrembante “antipolitica”, è già il vecchio e chi aveva sperato in lui si affida al suo opposto politico-antropologico: Zingaretti.
 
Il quale dovrà guardarsi da una tentazione che già si sente aleggiare in certi commenti trionfalistici: quella di pensare che la voglia di novità uscita dalle urne il 4 marzo 2018 sia tramontata e che tutte le caselle dell’Ancien Régime possano tranquillamente tornare al loro posto. Zingaretti non è certo nuovissimo, ma alla sua gente sembra tale.
 
E ha vinto così bene proprio perché appare il più lontano da Renzi e il più vicino a un’idea di sinistra ancora tutta da costruire. Compatibilmente con un partito che ha i gruppi parlamentari nominati e pilotati da Renzi&C., decisi a vender cara la pelle col ricatto della scissione.
 
Zingaretti, brava persona e politico navigato, sa distinguere gli amici dai nemici interni. Ora dovrà scegliersi anche quelli esterni. E decidere se l’avversario da battere è la destra a tradizione salviniana con i suoi satelliti berlusconiani e meloniani, oppure se – come ripete il pensiero unico mainstream, sposato in pieno dai Calenda e dai renziani – è quel generico “populismo” o “sovranismo” che somma le mele e le pere, cioè i leghisti e i 5Stelle, accomunati dalla propaganda di Repubblica nella ridicola casella delle “due destre”.
 
Nel primo caso, volente o nolente, il Pd dovrà tentare di staccare i 5Stelle dalla Lega offrendo loro un secondo forno per frenare Salvini, che gioca sempre su due tavoli.
 
Nel secondo, il Pd resterà ibernato nel freezer a cui Renzi l’ha condannato, nell’attesa vana che i voti perduti tornino spontaneamente all’ovile e gli restituiscano il 40% per governare da solo o con quel che resta di B.
 
Se invece quello che solo un anno fa era il secondo partito italiano torna in partita, con o senza la famiglia Renzi, non gli mancano le occasioni per mostrare il suo tasso di cambiamento sulle scelte concrete.
 
Se la linea è ancora “meno Macron e più equità”, cosa intende fare per i 5 milioni di poveri, i 3 milioni di precari e i 7 milioni di lavoratori sotto i mille euro al mese?
 
I 5Stelle, al netto dei loro pasticci congeniti, han fatto o tentato in un anno per queste categorie più di quanto il Pd in dieci: il pur timido e incompleto dl Dignità (che ha aumentato i contratti stabili e, malgrado le profezie di sventura, non ha provocato licenziamenti di massa); il reddito di cittadinanza che, con tutti i limiti e problemi applicativi che vedremo nelle prossime settimane, è il maggior investimento mai visto per redistribuire ricchezza verso i ceti più deboli; e l’imminente proposta di un salario minimo per tutti annunciata ieri da Di Maio.
 
Su questi temi l’ex LeU è aperta al dialogo (l’ha detto ieri Scotto al Fatto) e la Cgil di Landini pur dovrà dire qualcosa: che farà Zingaretti?
 
Tifare per il fallimento del reddito di cittadinanza, riproporre le ricette del precariato e ignorare i salari da fame, cioè restare il partito di Confindustria, non pare una grande idea. Il governo, almeno fino all’estate, non cadrà e, se poi cadesse, il Pd senza i renziani non avrebbe i numeri in Parlamento per governare col M5S.
 
Il discorso di nuove alleanze si porrà nella prossima legislatura. Ma chi fa politica deve individuare il nemico principale e agire di conseguenza. Finora il Pd si è associato a FI e Lega, con i rispettivi house organ, nella caccia grossa ai 5Stelle.
 
Che si sono indeboliti parecchio (anche col loro contributo). Ma a guadagnarci è stato solo Salvini.
Vedremo se Zingaretti capirà chi è il nemico del Pd e del Paese. E cosa farà per combatterlo. Cioè per essere non solo il nuovo segretario, ma anche un segretario nuovo.
“SI FA PRESTO A DIRE NUOVO” di Marco Travaglio sul Il Fatto Quotidiano del 5 marzo 2019

18 thoughts on “Si fa presto a dire nuovo

  1. Cambiare tutto, per non cambiare niente…
    Ma una cosa fondamentale il marcolino travagliato non l’ha ancora capita: i numeri per un Governo Pd/M5stalle non ci sono ne oggi ne ci saran un domani !!! Se cresce il Pd, cala il M5stalle perchè sono i voti della componente sinistronsa dei fichi/debattistiani. Il bum dei 5stalle sono stati i voti del Pd. Gli ingredienti/voti per il minestrone dello spin doctor pentaballe son quelli lì !!!
    Salvo calare, per una fuga verso la Lega che non ha vincolo di due mandati…

    • …e il Nuovo (sic.) che un po’ di politica la mastica:
      La scommessa di Zingaretti: “Il mio Pd per governare. Niente giochi con i 5S”
      Forse il dottor Travaglio ha bisogno del traduttore o che gli si faccia un disegnino!

      • Mi piacerebbe davvero vederlo il disegnino con cui Naclerio Ruffo spiega a
        Travaglio quanto vale la parola di un boss piddino.
        Non dovrebbe affaticarsi troppo: basterebbe ed avanzerebbe un foglio bianco.

    • mi duole dirtelo,ma i numeri sono ancora quelli del 4 di marzo se non vado errato.e cioè 32,7 e 18,3 se non erro,quindi in teoria è possibile.non che mi faccia piacere tutto ciò,ma se era possibile fare un contratto con la lega che aveva il 17%non vedo perchè non si possa farlo con il pd.la tua è solo fuffa oltre a denigrare chi ha votato per i 5s.magari se riuscissi a fare un discorso serio potrei prenderti in considerazione,ma ne dubito

      • mi duole dirtelo…
        Zinga non controlla i gruppi parlamentari che son quasi tutti renziani e, senza di loro che dicono che i 5S abbiano a prescindere la rogna, non vai da nessuna parte. Lo capite o continuate a menarla sul metafisico ?!?!
        …spero di non averti svegliato dal sogno per risvegliarti tutto bagnato!

    • @piero
      Aritmetica basale: con annessi e connessi variabili, 21+19 ovvero 19+21 non farà MAI e poi MAI 51 !!!

      • A parte che 19 e 21 sono numeri tirati fuori da un cappello a cilindro (mica ti riferirai ai sondaggi, vero?) in cui l’illusionista ci mette quelli che gli fanno più comodo, non
        ne facevo affatto una questione di numeri ma di attendibilità delle dichiarazioni.
        Se Zingaretti dice: #stateserenimaicoi5S vuol dire, come è inveterato costume
        dei piddins, che i contatti in tal senso sono già ampiamente attivati.

  2. (Tommaso Merlo) – I nemici del cambiamento gialloverde già delirano di pastrocchi giallorossi e di un riavvicinamento tra Movimento e Pd. Una iattura funesta. Mille volte meglio governare con la Lega salviniana che con tutti i difetti che ha perlomeno appartiene al nuovo paradigma populista che si sta faticosamente aprendo in tutta Europa. Il Pd è un partito del passato, lo è politicamente, lo è culturalmente e Zingaretti è un degno rappresentante di quella fallimentare politica burocratica e partitica dei parrucconi che ha devastato il nostro paese ed ha tradito i poveri cristi a favore del lobbismo più sfrenato. Una pagina storica da superare una volta per tutte. Altro che deliri “giallorossi”, l’obiettivo del Movimento deve essere proprio l’emarginazione totale del Pd e il superamento definitivo della partitocrazia neoliberale che incarna. Deve mangiarselo in nome del cambiamento, non farsi mangiare. I deliri “giallorossi” non sono altro che l’ennesimo mega trappolone sponsorizzato dagli zombie del vecchio regime che vogliono far litigare i gialloverdi e distruggere il Movimento in modo da tornare comandare ed abbuffarsi. La conferma arriva dalle nuvole d’incenso con cui i giornaloni hanno benedetto l’elezione di Zingaretti alle buffonarie del Pd dove il numero di elettori non è mai stato così basso e dove come sempre hanno votato cani e porci e pure decine di volte…

    Vi siete mai chiesto perchè lo spin doctor travagliato pentaballe frequenti assiduamente, pagato, il salottino ultrarosso della Lilli Bindergruber, infestato dai soliti noti sinistronsi?!?!
    …ah, saperlo! meditate gente, meditate !

    • Eh sì, un invito a meditare da parte tua suona comico come un invito alla castità da parte di Rocco Siffredi.
      Quanto al “Merlo” che dire, ha una visione della politica manichea (chissà se in buona o cattiva fede) in cui tutti i 5S sono sempre bravi, buoni e belli e ballano pure bene, tutti gli altri invece invariabilmente brutti, sporchi e cattivi.
      Parla male della modalità con cui si svolgono le elezioni del PD e mai un accenno alle modalità, tutt’altro che trasparenti, con cui si svolgono le votazioni 5S su Rousseau.
      Merlo sta al M5S come Fede stava Forza Italia, contenti voi, contenti tutti.

      • …come un invito alla castità da parte di Rocco Siffredi.
        Rocco lo fa di lavoro, mettici Andrea che suona meglio, che si smanetta da mane a sera o meglio da sera a mane, visto che di giorno è occupato a postare le sue profonde ana.lisi cul.turali. Poi occupato a rispondersi e dirsi bravo col OSPITE o con Jerame Kafta…
        …ripeto, ma secondo ELLA, perchè il travagliato va, pagato, dalla Lilli, dove sono sempre uno contro quattro e il malcapitato di turno manco lo lasciano parlare inebetendolo abbastanza da cancellare quel di buono riesce a dire?!?!
        …e il vostro spin doctor pentaballe, pagato, ci sta al gioco. Ma che gioco fa secondo ELLA ?!?!

  3. Purtroppo Zingaretti, anche se brava persona, rimane pur sempre un arnese della vecchia politica. È contrario al RDC perché è una misura universale, indipendente da raccomandazioni di sorta, è non perché ritiene che quei soldi possano essere spesi meglio per la collettività. A quelli come lui, spero di sbagliarmi, piace gestire il denaro pubblico spendendolo in una infinità di elargizioni qua e là del tutto discrezionali. Vivono di clientelismo e devono poter gestire il denaro pubblico per garantirsi il voto delle loro clientele.

  4. Nuovo? Bene, ma prima bisogna “allontanare” i falsi consigliori: Barbiere di Gallipoli, Il Verme, il Bischero di Rignano, per il resto direi che sono delle figure limite per essere presi in considerazione. Giunto al fin della licenza, determinante è l’avvento nel PD di personaggi perbene, come si suol dire, specchiati. (Ripristino dell’articolo 18)

  5. Zingaretti. Personaggio umanamente più gradevole di Renzi ma assai scialbo, incapace di dare una svolta popolare al PD, che resta il partito della nomenklatura, cioè della classe dirigente che ha mandato a sbattere il Paese assecondando i tedeschi in politiche affamatrici: la deflazione com sistema di governo.
    Pronostico: non cambierà nulla. La nomenklatura piddina non ha altro ruolo nella società liquida che parassiteggiare a spese della cosa pubblica: è l’iceberg che galleggia minacciosamente sulla democrazia italiana.
    I piddini promuovono i cambiamenti climatici piuttosto che quello del loro stile di vita.
    A costo di mandarci tutti sott’acqua.

  6. «Vedremo se Zingaretti capirà chi è il nemico del Pd e del Paese»

    E’ il pd il nemico del paese! Insieme al trio salvini-berlusca-meloni.

    «Tifare per il fallimento del reddito di cittadinanza, riproporre le ricette del precariato e ignorare i salari da fame, cioè restare il partito di Confindustria, non pare una grande idea»

    E infatti è proprio quello che faranno! 😀

    «Che si sono indeboliti parecchio (anche col loro contributo)»

    Già, ma anche con il contributo (decisivo) di TUTTE le reti tv nazionali e quasi tutti i giornali. Nella precedente legislatura abbiamo assistito, caso unico al mondo, all’incredibile fenomeno di tg, talk-shaw e giornali che massacrano H24 un partito di opposizione. Uno solo, non tutti. Adesso invece il pestaggio riguarda un partito di governo.
    Quando finirà questa storia?

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