Cronaca/Interno/Politica

Tav, Di Maio sfida Salvini: decide Conte o salta tutto

RESA DEI CONTI – STASERA TAVOLO A OLTRANZA A PALAZZO CHIGI COL PREMIER, I VICE E I TECNICI. IL M5S FERMO SUL NO: “SE NON DIMOSTRANO CHE L’ANALISI COSTI BENEFICI È ERRATA SI FERMA TUTTO”

 

(di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano) – Il treno che non c’è procede su una lastra di ghiaccio. Più o meno come il governo gialloverde, a cui in un martedì isterico Giuseppe Conte e Matteo Salvini pronosticano lunga vita. Ed è la migliore spia di quanto rischi l’esecutivo. Perché il Tav è un crepaccio tra Lega e Cinque Stelle, ora lontani anni luce. E Luigi Di Maio, il capo del Movimento, è pronto a giocarsi tutto al tavolo con Salvini, anche il governo. Nel nome del no, irremovibile, alla Torino-Lione. E adesso, raccontano, il vicepremier si chiede se Salvini sia disposto perfino a sfiduciare Conte. Perché è da lui che si ripartirà stasera, nella riunione a oltranza già fissata a Palazzo Chigi: dall’avvocato diventato premier, che viveva di mediazioni e arbitrati, e che ora promette un’intesa di governo “entro venerdì”. Ossia prima della riunione di lunedì prossimo del Cda di Telt, la società che gestisce l’opera. E non sarà facile. Perché nell’incontro di ieri mattina, sempre a Chigi, non si è vista neppure l’ombra di un accordo. Con Di Maio che ha ribadito il muro, totale, alla Torino-Lione. E Salvini fermo nel ripetere che il Tav va fatto, e basta.

Così si cercherà ancora un punto di caduta a partire da questa sera, col tavolo composto dal trio di governo e un po’ di tecnici, “e si partirà dall’analisi costi/benefici” sostiene Conte in una conferenza stampa improvvisata. E la certezza è che non esiste una terza via, quella in base a cui si potrebbero anche far partire i bandi dei lavori, e poi eventualmente revocarli nel giro di sei mesi. Conte ai microfoni lo dice indirettamente: “Sui bandi non può essere presa decisione oggi o domani, alla fine di questo percorso, in base alla nostra decisione, partiranno o meno”. E da Palazzo Chigi lo precisano, dritto: “I bandi partono se diremo sì, altrimenti diremo no, e li fermeremo”.

Ed è la chiave. Perché il Conte ufficialmente arbitro e il suo vice Di Maio sono allineati, sul Tav. E il filo rosso che li tiene assieme è chiaro, spiega una fonte del Movimento: “Salvini dovrà dimostrare nel merito che l’analisi costi benefici è errata e che la Torino-Lione è utile, altrimenti sarà no”. Con il premier pronto a varare un dpcm (decreto del presidente del Consiglio dei ministri) per imporre a Telt lo stop ai bandi. Anche perché, ragionano sempre dal M5S, i ministri rischiano di rispondere di danno erariale in caso di via libera a un’opera inutile, nonostante un rapporto commissionato dal governo. Ma far deporre le armi al Carroccio sarà un’impresa. E dal M5S ammettono: “Su questa vicenda il governo è in bilico”.

E chissà quanta voglia ha di alzare l’asticella Salvini, che in giornata rende noto di attendersi “una decisione finale per domani”, cioè oggi. E ovviamente è un modo per mettere altra pressione su Di Maio e Conte. Mentre i suoi circolano per il Parlamento sfoggiando sorrisetti. E un big del M5S geme: “Noi siamo devastati, e questi se la ridono”. Perché per il Movimento questa storia è una ferita, a prescindere. “Ma non possiamo cedere, esploderemmo in Piemonte e se ne andrebbero subito anche alcuni parlamentari, innanzitutto in Senato”. E di certo direbbe addio il senatore Alberto Airola, storico no Tav. Di Maio lo sa bene. Come sa che cedere sulla Torino-Lione potrebbe voler dire perdere tanti elettori della prima ora, quelli dello zoccolo duro. Quindi vuole reggere, e andare a guardare il possibile bluff del Carroccio. Ma Salvini sa combattere le sue battaglie. Così fa rosolare al fuoco delle indiscrezioni il ministro dei Trasporti grillino, Danilo Toninelli. Criticato dai piani alti del M5S, dove gli contestano alcuni passi falsi sul Tav. E atteso dal voto sulla mozione di sfiducia del Pd, previsto per il 21 marzo in Senato. Proprio il giorno dopo la votazione sull’autorizzazione a procedere per il ministro dell’Interno, legata al caso Diciotti. E dal centrodestra giù ululano: “Se la Torino-Lione verrà fermata, la Lega farà saltare Toninelli”. Ed è fantapolitica, magari.

Ma il Carroccio lascia che i cattivi pensieri si dilatino. Mentre il capogruppo a Palazzo Madama del Movimento, Stefano Patanuelli, al Fatto giura: “Non c’è nulla che compatti di più il gruppo parlamentare del no al Tav”.

Però alla fine la partita si giocherà lì, a Chigi. Con Conte che alla vigilia parla come un preside alle prese con studenti agitati: “Non accetto che sul tavolo pesino posizioni pregiudiziali, né della Lega né del M5S”. Ma che se la giocherà con numeri e dati per sedare Salvini. Poco disposto a farsi catturare. Quindi stasera si aprirà il tavolo, e potrebbe durare anche per tutta la giornata di giovedì. Perché in ballo non c’è mica solo un treno, c’è il governo.

4 thoughts on “Tav, Di Maio sfida Salvini: decide Conte o salta tutto

  1. Contro ogni logica e ogni buon senso, la/il TAV la faranno.
    300 milioni di euro ce li mette l’ europa, altri 300 ce mettiamo noi, gli appaltatori riscuoteranno bei soldoni, i francesi avranno il loro treno per lo stoccaggio delle scorie e noi ce ne faremo una ragione.
    Vedrete se non andrà cosi!

    • No… non andrà così… almeno fino a che al governo ci saranno i 5S.
      Salvini dovrebbe ormai aver compreso che tra l’elettorato di Dx ex-berlusconiano
      che si sta affollando sotto le sue bandiere e quello del Movimento c’è una sostanziale differenza: ai suoi può far digerire qualunque porcata senza neanche dovergliela spiegare, mentre gli elettori dei 5S sono diventati tali proprio perché
      vogliono vedere quello che gli metti nel piatto, chi l’ha cucinato e perché.
      Con la vicenda TAV il vaso della pazienza grillina s’è riempito e non andare a vedere il bluff di Salvini porterebbe alla deflagrazione del Movimento e alla fine
      del governo.
      La Lega non è ancora pronta ad assumersi questa responsabilità e Salvini, a cui
      del TAV personalmente non frega nulla, non farà troppa fatica a far digerire la
      retromarcia ai suoi, inventandosi altre supercazzole con cui galvanizzarli.
      Se invece, abbagliato dal responso delle consultazioni locali, decidesse di stracciare il contratto tra Lega e 5S, dimostrerebbe di essere, anche lui, eterodiretto
      dai poteri che finge di contrastare e che smaniano dalla fretta di liberarsi di quei
      rompicojoni dei 5S.

  2. Caro IULA, permettimi di nutrire seri dubbi che le cose vadano come il tuo convincimento prospetta, elusa anche la “condicio sine qua non” prevista nell’epilogo del tuo commento! Il caso DICIOTTI docet !!!

    • Caro Danilo, mi s’è rotta proprio oggi la sfera di cristallo che ho sempre usato per le mie analisi e previsioni, per cui la convinzione che Salvini finirà per cedere potrebbe rivelarsi del tutto infondata.
      Basterà comunque pazientare ancora un paio di giorni e scoprirò se sono capace
      di predire il futuro anche senza l’ausilio della mia preziosa sfera.😁

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