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Il treno di spade

Quando c’era da decidere sul gasdotto Tap, i 5Stelle erano contro e la Lega era pro: Conte fece il presidente del Consiglio e, in base all’analisi giuridica sui costi-benefici, decise che ormai i rischi di pagare i risarcimenti previsti dal trattato internazionale erano troppo alti. E decise il sì, per la gioia di Salvini e la figuraccia di Di Maio, Di Battista&C. che avevano promesso l’opposto. I 5Stelle, per disciplina di governo, ingoiarono il rospo e tutti i pesci in faccia made in Salento. Ora la scena si ripete sul Tav: M5S contro e Lega pro. E Conte rifà il presidente del Consiglio, analisi costi-benefici economica e giuridica alla mano: convoca i due litiganti con i rispettivi tecnici (Di Maio e Toninelli si portano il prof. Ramella, che ha steso l’analisi con Ponti e altri tre colleghi; Salvini si porta Siri, 1 anno e 8 mesi per bancarotta fraudolenta) e ascolta le eventuali obiezioni, finora sempre millantate ma mai messe nero su bianco dalla Lega, alle 80 pagine dei tecnici governativi. Poi decide: se questi verranno smentiti con dati attendibili, il Tav si farà; se no, non si farà e i bandi del costruttore italo-francese Telt andranno bloccati. Anche perché l’analisi del governo quantifica il mega-spreco di denaro pubblico (2,5 miliardi italiani, più 4,5-5,5 francesi ed europei) e chi non lo scongiura ne risponde patrimonialmente alla Corte dei conti per danno erariale.

A quel punto la Lega ha due sole opzioni: o si uniforma alle decisioni del suo premier per disciplina di governo, come i 5Stelle sul Tap, e accetta l’idea che un governo di coalizione non può restare paralizzato su ogni cosa dai veti incrociati, dunque ora cede un partner e ora cede l’altro; oppure sfiducia il suo premier e apre la crisi di governo. Così si capisce se Salvini è sincero, quando dice di voler governare per cinque anni e rifiuta le avance di B., oppure mente anche su quello. Quando firmò con Di Maio il Contratto, in cui il M5S aveva preteso di inserire l’impegno a “ridiscutere integralmente” il Tav, sapeva benissimo che quello per i suoi partner era un punto dirimente al pari dell’Anticorruzione e del Reddito di cittadinanza, come per lui il Dl Sicurezza e il Dl Legittima difesa. Quindi il redde rationem di oggi non è una sorpresa dell’ultima ora: è uno snodo prevedibile, anzi scontato, che tutti dovevano mettere in conto, specie dopo il voto pilotato degli iscritti M5S sul processo Diciotti. Con l’aggiunta della devastante analisi costi-benefici del governo e della mozione parlamentare approvata da 5Stelle e Lega il 19 febbraio che impegna l’esecutivo a “ridiscutere integralmente” il Tav.

Se sul Tav cadrà il governo, sarà perché l’ha voluto Salvini: e non per difendere l’opera, che non serve a nessuno, men che meno a lui, ma per scopi ben più inconfessabili, che è bene far emergere quanto prima. Così com’è stato un bene che emergesse il tradimento degli intellettuali e dei media, che sul buco del Tav hanno dato il peggio di sé, a rimorchio dei loro mandanti politico-affaristici, a colpi di fake news, ipocrisie, imposture e doppiopesismi. Le collezioni dell’Espresso pullulano di inchieste ferocissime sull’inutilità dell’opera, da quella di Tommaso Cerno nel 2013 (“I No Tav sono un intero popolo”, “Tre generazioni appese al destino di un treno da 300 km l’ora. Nonni, figli e nipoti in guerra contro un mostro d’acciaio… La Val Susa ha tutta l’aria di un’italica striscia di Gaza…”) a quella di Giovanni Tizian nel 2016 (“Tav, e intanto si spreca. Le talpe continuano stancamente a scavare. Ma nessuno crede più a un modello di ‘grande opera’ superato dai fatti. E dal buon senso”). Poi più nulla. Report di Milena Gabanelli, nel 2011, mandò un inviato in Val Susa a dimostrare l’inutilità del Tav per mancanza di merci: “Lo pagheranno – concluse Milena – i nostri figli disoccupati”. Poi, silenzio anche alla Rai.

Repubblica pubblicava le inchieste di Luca Rastello sulla grande bufala del Corridoio 5 Lisbona-Kiev (poi raccolte nel saggio Binario morto) e i commenti di Adriano Sofri sul “Partito Preso, cioè quello che dice ‘ormai non si può più tornare indietro’ e non spiega mai perché. Il Partito dell’Ormai. Il Tav è una nuova religione rivelata, fondata su un mistero sacro, calato dall’alto, quindi indimostrabile ma indiscutibile: il dogma dell’Immacolata Costruzione”. Ora Repubblica tifa Tav senza se e senza ma. Sempre nel 2012 ben 360 professori universitari e professionisti firmarono sul Sole 24 Ore l’appello di Marco Ponti e Sergio Ulgiati al governo Monti perché, dopo il no alle Olimpiadi di Roma 2020, fosse altrettanto coraggioso cancellando lo spreco ben più cospicuo del Tav, citando studi del Politecnico di Milano e di Oxford (“La peggiore infrastruttura è sempre quella che viene costruita”: studio delle previsioni sballate su 260 mega-infrastrutture trasportistiche in ben 20 nazioni). Poi, salvo rare eccezioni, tutti zitti. Nel 2013 persino Renzi, nel libro Oltre la rottamazione, definiva il Tav “investimento fuori scala e fuori tempo… iniziativa inutile… soldi impiegati male” e invitava lo Stato a “uscire dalla logica ciclopica delle grandi infrastrutture e concentrarsi sulla manutenzione delle scuole e delle strade”, anche per “creare posti di lavoro più stabili”. Ora è Sì Tav. Nel 2017, su lavoce.info, Carlo Cottarelli firmò un altro appello di Ponti con 41 professori del Politecnico di Milano contro il Tav perché “analisi indipendenti… mostrano flussi di traffico, attuali e prospettici, così modesti da poter escludere che sia opportuno realizzarla nella forma prevista”. Ora firma addirittura pseudo-analisi pro Tav. Nel 1927 Julien Benda scrisse un pamphlet sul Tradimento dei chierici, cioè degli intellettuali. Non aveva ancora visto all’opera i nostri chierichetti e i nostri sacrestani.

“Il treno di spade” di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 7 Marzo 2019

13 thoughts on “Il treno di spade

  1. Se avessi gli indirizzi abitativi mi farei carico di inviare questo editoriale, per R/R, ai citati “intellettuali”.

  2. Far cadere il governo sulla tav sarebba la più grande idiozia, siano i cittadini a decidere con un referendum.
    La priorità assoluta è restare uniti e combattere la cricca di bruxelles in vista delle elezioni europee !!!

  3. anch’io la pensavo così ma ieri sera Marco lo ha spiegato a ottoemezzo..il referendum lo posso fare solo le opposizioni (o proporlo i cittadini), non il governo, il governo fà le leggi….e comunque sarebbe solo un referendum consultivo che non può decidere niente

  4. Travaglio sa benissimo che la posta in gioco non è l’utilità/opportunità dell’opera, bensì una prova di forza tra contraenti, dove gli unici a perdere saranno i 5*. Se si farà, i grilletti da cortile perderanno la faccia davanti ai loro elettori. Se non si farà, l’escremento gigante, nonché razzista, padano, avrà gioco facile nell’attribuire al blocco dell’opera il calo dell’economia.

  5. allora sarete contenti voi piddo-berlusconiani…ma tranquillo tra poco arriverà un altro arresto ad ok per quelli della vostra razza e così tutto passerà in secondo piano…ahahahah

      • Il problema dei grillo/padano è che hanno imparato a leggere, ma non capiscono quello che leggono. Si chiama analfabetismo funzionale. Per sopperire a tale deficit si dilettanti a dare patenti a desta ed a manca. Peccato che parecchi di tali soggetti siano miei conterronei. A questo punto mi viene da considerare che l’esperimento gigante padano possa aver ragione. Solo il Vesuvio ci può dare una mano a ripulire il sud dai tanti merdilli che vanno dietro a chi li pisciati, e continua a pisciarli addosso. Malcom X li chiamerebbe terronia da cortile. Ma poi bisognerebbe spiegargli cos’è il cortile. Lasciamo stare, è già troppo aver risposto ad un tifoso di salvini/di maio

  6. Ditelo al marciolino travagliato che, con i suoi amichetti sinistronsi, voleva processare il Salvini !!!

    AJA, CHE CASINO – IN OLANDA È BUFERA POLITICA SULLA ‘SEA WATCH’: “PROCESSIAMO I COMANDANTI PER TRAFFICO DI ESSERI UMANI”

  7. @pietro l’ebete
    analfabetismo funzionale:
    …si dilettanti
    …a desta
    …miei conterronei
    … chi li pisciati
    … a pisciarli addosso
    … spiegargli (a loro)

    • uau, fenomenabile analisi grammaticale. Neanche il sessantenne professore sannita, filippo citrulo (Thorne di beautiful), avrebbe stato capace di fare più meglio. E’ proprio vero che il popolo grillo/padano (con ramificazioni purulente nell’ex Regno delle due Sicilie) è un gregge compatto e solidale. inoltre è un gregge anche molto allerta. Loro sono capaci di trovare i peli (anali o pubici) in ogni dove. Poi, trionfanti, li sventolano sotto il naso dei malnati non credenti. Quanto agli epiteti, meglio non alzarsi al loro livello. Ebete, idiota, imbecille… è prerogativa del loro vocabolario. si può dire solo una cosa, non hanno alcuna colpa. Quindi, per loro si prospetta una vita lunga, felice e spensierata.
      il grande escremento padano li sa addomesticare bene.

  8. la colpa è sempre del popolo bue. Mi riferisco ai tanti webeti ke vanno delirando di “progresso”, “sviluppo”, “connessione con l’europa” e le solite puttanate. E le nuove (e subdole) balle sui benefici ambientali e le penali da pagare, difficili da smontare e quindi fanno molta presa sui gonzi, anche quelli in buonafede.
    Io penso che, purtroppo, questa assurdità andrà avanti. Non possono permettere il precedente di un governo che blocca un’opera inutile e costosa.
    Hanno già dovuto ingoiare il rospo del governo che fa qualcosa per i poveri!

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